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Canto del Ramingo

Cammino e spiritualità sui sentieri di Giandil

Camminata sociale a Rocchetta Ligure

Sabato 29 luglio ci sarà il Mercato Contadino “Terra e gente del Giarolo” nel borgo di Rocchetta Ligure, appennino piemontese. Nell’occasione si svolgerà una camminata sociale aperta a tutti, da Rocchetta a Celio, guidata da Giandil/Giacomo D’Alessandro e Irene Zembo. Per conoscere una valle dimenticata, antico ritrovo delle tribù nomadi di Liguri, le sue bellezze naturalistiche e le sue storie ancora viventi. Appuntamento ore 8.30 piazza centrale di Rocchetta (provincia di Novi Ligure).

Maggiori informazioni sulla giornata

 

Nel presente di ora

Il cammino è lento

forte come la vita

silenzioso come l’aria

trascinante gravità.

E’ ascolto del corpo

di piedi, gambe, spalle

è accogliere il sole

che arrossa la pelle.

Ma il cammino è lento

non ha pericoli

non ha sviste

non ha contrattempi

il cammino è imprevisto

è tutto imprevisti

va pensato al minuto.

Partenza e arrivo lo devono scandire

ma a cosa giova una serata vuota

dove non mastichi ciò che hai mangiato?

Il cammino è rileggere

luce e oscurità

è uscire da sè

staccare la spina

è ritrovare se stessi

svuotarsi di superfluo.

Non angoscia il cammino

ma fa faticare

incide il corpo

prova lo spirito

semplicemente crede

lucidamente sopporta

eternamente spera

nel presente di ora.

(Piazzo, Val Borbera, 15 aprile 2017)

(foto di Luca D’Alessandro)

Per non diventare consumatori

Foto della pagina facebook Maurizio Pallante

 

Comprare qualcosa di nuovo dovrebbe essere sempre l’ultima spiaggia.

Prima aggiustare, riusare, prendere in prestito, scambiare, regalare, comprare usato. E comprare comunque il meno possibile.

Togliere dalla propria mente la sensazione di bisogno e di realizzazione legata al comprare qualcosa di più.

Esigere leggi contro l’obsolescenza programmata dei prodotti.

Esigere la scorporazione del costo dell’imballaggio (più ne compri, più ti accorgi di pagarlo).

Esigere la vendita di prodotti sfusi. Esigere il divieto di imballaggi non facilmente riciclabili. Esigere il vetro a rendere.

Esigere il ritorno a una umanità sensata.

Camminare accanto. Racconti dal sociale

 

TUTTI. Racconti dal sociale, a cura di Mario Flamigni, Pacini Editore

 

In questo libro fresco di stampa promosso dalla Biennale della Prossimità c’è un racconto di Roberto D’Alessandro. La storia di “Rino l’Egiziano” è la seconda ad essere pubblicata, dopo l’uscita di “Magia” sulla rivista Lo Straniero.

Il sociale raccontato dal di dentro, da chi accompagna ogni giorno silenziosamente “gli ultimi” invisibili delle nostre città, rivela un fascino e una poetica che arriva lenta, diretta, lasciando un nodo in gola a chi legge e capisce per la prima volta, come successe a me, in cosa consiste davvero il lavoro di assistente sociale. E in cosa si misura il progresso di una civiltà.

In tempo di eccesso di informazione e di comunicazione, col rischio di diventare abitudinari insensibili che nulla più ci smuove, dei buoni narratori con esperienze vive da trasmettere restano e si confermano una irrinunciabile grazia.

Cammino di Pasqua in Val Borbera

“L’uomo che cammina è quel pazzo che pensa si possa assaporare una vita talmente abbondante da inghiottire perfino la morte.” (C. Bobin)

Quest’anno per vivere i giorni di Pasqua abbiamo scelto un cammino che ancora non esiste, ma che molti segnali indicano in incubazione per venire alla luce. Il cammino della Val Borbera, nel basso alessandrino. Una valle che non c’è più, una valle che sotto la coltre dell’abbandono c’è eccome, e ritrova piccoli semi di rinascita e attrattive straordinarie.

Abbiamo percorso un piccolo anello, che non esaurisce il cammino integrale, dormendo in tenda e ricevendo ospitalità. Le tappe sono state:

Persi-Rivarossa-Albera Ligure ;

Albera Ligure-Cremonte-Sisola-Borassi-Piazzo ;

Piazzo-Roccaforte Ligure-Lemmi-Monteggio-Persi ;

Grazie a Maurizio e Martina di Cascina Barbàn per averci accolti la prima sera, in un luogo magico che testimonia una scelta di vita e uno scorcio di rinascita possibile, diversa, antica e nuova.

Grazie a Paola e Daniele di casa La Grattaia per averci accolti la seconda sera, in un luogo sperduto tra boschi crinali e cime rocciose, rifocillandoci oltre ogni aspettativa.

Grazie ad Anna e Roberto di Casa dei Cedri per averci accolti la terza sera, nel momento sfinito dell’arrivo, offrendoci alloggio e il necessario per condurre la veglia di Pasqua.

Grazie a Gigi, Daria, Luca, Elena, Lorenzo, Alessia, Erica per aver camminato con me su sentieri e strade spesso inesplorate, tra cinghiali, daini, ramarri, per boschi, monti, crinali, ruscelli, attraverso borghi disabitati, chiesette sospese, antichi villaggi abbandonati e luoghi della memoria partigiana.

A scoprire ciò che siamo e ciò che vogliamo.

A meditare i temi della Pasqua: la liberazione da ogni schiavitù d’Egitto, la lavanda dei piedi come più alta forma di libertà amorevole, la risurrezione come speranza vivifica che offre una marcia in più per agire la vita, sapendo di fallire, ma che il fallimento non è l’ultima parola per chi confida.

A riveder le stelle di una valle che ha ancora molto da dire, e da rinascere.

[foto di Luca D’Alessandro]

 

Tutte le foto di Luca D’Alessandro

Tre canzoni di Giandil (video)

Dall’album Andata e Ritorno (acquistabile qui), con illustrazioni di Erika Takagi.

Sotto la Collina


L’Arida Brughiera – feat. Giuseppe Festa


Montagne di Luna Inondate – feat. Bacci Del Buono [Lingalad cover]

L’ucraino visionario

In questi giorni abbiamo accolto in comunità Eugy, un artista ucraino in viaggio senza soldi per l’Europa, capace di vivere la strada e fare amicizia, di fare arte con ciò che trova, di non soccombere alle ansie e al comfort, di godere dell’attimo fuggente e dei doni del destino. Un vero libero cercatore, un vero visionario, un druido urbano e un animo curioso di vita. Gli auguriamo buon proseguimento di strada. Per cambiare questo mondo abbiamo bisogno di persone libere e sognanti ad occhi aperti come lui. Al prossimo incontro!

 

Un disegno hobbit

C’è una pace avventurosa nel ripercorrere i propri piccoli, silenziosi passi, dove un tempo molto si è osato, e oggi molto si porta a casa. Si sarà sentito così il nostro Bilbo di ritorno dal grande viaggio alla Montagna Solitaria, ritrovando i vecchi troll pietrificati?
Grazie a Zen Zero per l’omaggio artistico e le belle parole che ha dedicato ad Andata e Ritorno.

Visioni

“Formare cittadini liberi e consapevoli”
e ripartire dalle periferie dell’esistenza
costituendosi in piccole comunità di famiglie
anti-sistema, anti-povertà, pro-creatività.
#felicitàcondivisa #cambiamonoi #incammino

Luca Gianotti e la Liguria dei cammini (LiguriTutti)

pubblicato su LiguriTutti

Sul monte di Portofino si è svolta a novembre 2016 la quinta edizione di Compagni di Cammino, camminata-evento promossa ogni anno in una regione diversa dalla Compagnia dei Cammini, di cui Luca Gianotti è coordinatore e cofondatore. Un appuntamento dalla tripla valenza: consente alle guide sparse in tutta Italia di ritrovarsi per condividere punti di forza e di debolezza dei viaggi a piedi che la Compagnia organizza durante tutto l’anno, in Italia e all’estero; consente di riflettere sui temi sociali e valoriali legati al camminare nella società odierna; è un’occasione (aperta anche ai camminatori che hanno partecipato a viaggi della Compagnia) per riscoprire un territorio nelle sue realtà virtuose, bellezze storiche e naturali, problematiche sociali e ambientali.
Come funziona? Si cammina incontrando ogni giorno una persona, una associazione, un’impresa virtuosa che consentono di ascoltare il cuore pulsante, l’essenza di quel territorio. Muovendosi lentamente è possibile accorgersi di tante piccole meraviglie, necessità, speranze, che il nostro frenetico viaggiare consueto rende invisibili. Ma è proprio lì che stanno le energie migliori di un mondo che sta già cambiando, sta già fiorendo.
La Liguria ha tre ingredienti su cui puntare: il recupero della micro-agricoltura sostenibile, il lavoro delle associazioni affezionate al territorio, agli antichi mestieri, al recupero ambientale, e attrarre camminatori che vivano lentamente le bellezze di questa terra, alimentando relazioni positive e una micro-economia vitale di solida sussistenza.

Caro Babbo Natale…

renne
Caro Babbo Natale,
lo so che è tardi per una lettera, ma non ti devi preoccupare: non sono qui a chiederti “cose”. Per quanto spero che i tuoi amici folletti abbiano avuto il loro bel daffare nel confezionare regali per i bambini di tutto il mondo. Sai, dalle nostre parti si sta perdendo la bellezza della manualità, di ciò che è semplice e che lascia spazio alla creatività del gioco… Scusa anche se continuo a scriverti ben oltre la maggiore età, ma proprio non capisco quelli tanto ansiosi di lasciar tramontare la tua leggenda reale, la magia del mistero, la speranza della meraviglia. Come se non fosse vero che il mondo conserva ancora un po’ di magica meraviglia grazie a tutti i Babbo Natale come te che si prendono la briga di omaggiarlo, sorprendendo e dedicando un’attenzione a tutte le creature più tristi e bisognose.
Tu che rappresenti una storia di culture lontane che si incontrano, che fondi in te l’impacciata aura sacrale delle divinità nordiche e la bonaria solerzia di un pastore orientale, sai bene cosa intendo. Sai che qui da noi, anche per questioni climatiche, il Natale si rappresenta con le finzioni: finti abeti, luci plasticose, neve di polistirolo, canzoni importate per fare atmosfera. Sai anche che il protagonista della “natività” celebrata passa sempre più inosservato, quasi inutile ai fini di una generica festicciola annuale in cui farsi auguri e regali. E allora la fiaba, così vera umanamente, si fa sempre più finto sfondo, dal momento che non abbiamo alcuna intenzione di realizzarla: con le fiabe è così, ci dicono tanto di vero sulla nostra esistenza, e così preferiamo lasciarle fiabe, ché prendersi l’impegno a realizzarle sarebbe decisamente scomodo per ciascuno di noi. Non sarebbe invece bellissimo vivere circondati da alberi veri da addobbare, in villaggi veri da decorare insieme, con Babbo Natale veri a muoversi di soppiatto nella notte santa per portare dolci e regali ai più piccoli e dimenticati? Pare di no. O forse sì, ma inconciliabile con i nostri obiettivi di “gente in carriera” e “civiltà di progresso”.
Caro Babbo Natale, aiutami innanzitutto a saper vedere e apprezzare le cose buone che questo tempo natalizio sa suscitare nelle persone di cuore aperto. Aiutami a sentire gratitudine per queste persone, che hanno tanto da insegnarmi. Portami quel tuo spirito capace di viaggiare per incontrare. Portami quella tua umiltà capace di donare senza farsi vedere. Portami quella tua sensibilità capace di interpretare e ascoltare i desideri più profondi di ciascuna persona che incontro. Rendi più visibili gli alberi fatti con cuore puro, i presepi che raccontano essenzialità e attesa vigile, i canti che ricreano comunità, le veglie silenziose di perdono e presenza viva, i regali suscitati da sincera dedizione per l’altro.
E ora il regalo che vorrei chiederti quest’anno: non solo per me, perché non è un regalo che stia in piedi con una persona sola. Donaci un po’ di pazzia: il desiderio, la volontà di fare sempre qualcosa di insolito, di nuovo, di intentato, di creativo. Di uscita da noi stessi e dalle nostre cosucce personali. Provo tristezza nell’assistere alla facilità con cui tante persone che amo e stimo si lasciano catturare dalle ansie e dai vincoli della quotidianità, diventando insensibili a qualsiasi slancio nuovo, a qualsiasi deviazione dall’ordinario. Vorrei essere sempre in crescita, in apertura, in maturazione, e non da solo. Donami un po’ di pazzia, e sarebbe proprio bello se mi donassi di volta in volta dei compagni di viaggio con cui metterla in atto, questa piccola pazzia per assaporare un po’ più a fondo gli orizzonti del vivere.
Donaci la pazzia di saper sempre ritagliare un tempo “altro”, rispetto a tutto il daffare con cui ci riempiamo l’esistenza. La pazzia di saper liberare tempo, spazio, interiore e pratico, per poter cogliere qualche esperienza diversa. Di viaggiare, di sostare, di “perdere tempo” per i propri amici, di esplorare il mondo, di mettersi a servizio di un pezzettino di bene… Portami una parolina “folle” che in fondo alla coscienza mi sappia smuovere, mi faccia cercare la bellezza inattesa, lo sguardo mai sperimentato, l’accoglienza dell’occasione imprevista. Senza l’ansia e l’esigenza di controllare tutto, di irreggimentare tutto.
Qualche sera fa, grazie ad amici artisti mi sono immerso in quel racconto, “L’uomo che cammina” di Christian Bobin, che in poche parole restituisce l’esistenza umana di Gesù di Nazareth. La poesia e la profondità possono ancora accendere la sete interiore di diventare più veri… “L’uomo che cammina è quel folle che pensa che si possa assaporare una vita così abbondante da inghiottire perfino la morte”. Allora, Babbo Natale, portami altri sentieri da intraprendere, alcuni verso mondi sconfinati, altri verso le cose di ogni giorno, da riscoprire continuamente, altri ancora verso le mie sorgenti esistenziali, cui tornare ogni volta ad attingere fiducia e speranza. Un amico mi ha augurato di vivere Natale con un tempo per l’interiorità e un tempo per i poveri. Chi sono oggi i poveri? Quanto sono io oggi di umanità povero? Portami la follia quotidiana di vivere all’interno di queste domande aperte. Domande che siano “sale” della mia vita. Del resto, come dice Bobin, “forse non abbiamo mai avuto altra scelta che tra una parola folle e una parola vana”.
Buoni sentieri di neve e stellate
Giandil
Genova, 24 dicembre 2016

Migrare al contrario…

Migrazione mentale, serve questo, invertire le migrazioni.

Molti vengono verso un mondo troppo benestante che li ha dominati, sfruttati, abbandonati e illusi.

Altri, pian piano, cresciuti qui, vogliono andare verso un mondo piú povero, libero, dove ancora forse c’é spazio per piccole comunità che vivano secondo altre regole, altri tempi, altre prospettive e aspirazioni.

Dopo la grande illusione del consumo e del denaro, invertire la migrazione, e cercare invece più umanità, più socialità, più solidarietà. Cercare una vita con meno strutture e più autenticità, più libertà, più terra. Senza tralasciare la grande sfida dei diritti umani, dell’eguaglianza, dell’autodeterminazione dei popoli, del disarmo e della pace perpetua.

Visione? E dove crediamo di andare senza visioni ideali su cui spenderci?

Giandil

Sotto la prima neve in Val Maira

neve-pratorotondo

Impresa raminga d’autunno: nei giorni da meteo più brutti di ottobre, io e Derek Bacci abbiamo pensato bene di salire in Val Maira, e ci siamo ritrovati sotto la prima abbondante neve. Che fosse una nevicata fuori stagione lo dimostrano le immagini di mucche ancora ai pascoli aperti, in lenta transumanza verso valle. Strade bloccate, tanto che da Gheit ci siamo caricati gli zaini in spalla e abbiamo raggiunto a piedi, affondando nella neve fresca per un’ora e mezza, un silenzioso, bianco e disabitato paese di Pratorotondo, a 1600 metri, dove abbiamo passato la notte nella casa diocesana, al calore della stufa. Ma il paesaggio bellissimo e inaspettato, il silenzio, l’assenza di vento e bufera, ci hanno spinti a salire in gita fino alle così chiamate Capanne di Heidi, verso il colle Soleglio Bue. Un bosco magico, fatato, sotto una coltre sempre più spessa e farinosa. Due giorni in un mondo solitario, unici esseri viventi oltre ad uno sventurato gatto. La mattina dopo abbiamo desistito sul sentiero per Prato Ciorliero, trovandoci in una situazione pericolosa: tuoni e lampi durante la nevicata. “Mai visto in 70 anni da queste parti”, parola di pastori.

Don Renzo, 9 anni dopo (LiguriTutti.it)

Oggi, 9 anni fa, cadeva dal sentiero don Renzo Ghiglione.
Per non dimenticare il valore e la lucidità del suo modo di stare al mondo, che tanti ha incoraggiato, formato e reso protagonisti, ho recuperato la lettera che don Renzo scrisse nel 2000 alla comunità di Certosa, appena arrivato. Proponeva 4 priorità di lavoro collettivo, “nuovi orizzonti” che richiedevano “risposte adeguate”:
– l’integrazione tra persone di diversa provenienza e cultura;
– le nuove povertà, economiche, di solitudine e di emarginazione;
– la scarsa partecipazione dei giovani alla messa, insieme alla poca disponibilità di molti adulti a intraprendere una seria formazione;
– trovare modi e strumenti per lavorare insieme, confrontarsi, capire come collaborare all’applicazione del Vangelo.
Don Renzo sapeva in molti casi suscitare la generazione dal basso di azioni sociali, senza farsi leader, valorizzando i talenti altrui.
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Dove siete Hobbit? Il video di Giandil con la voce di Campanati

Scritto e interpretato da Giandil, ripreso e montato da Guglielmo Cassinelli, il trailer “Dove siete Hobbit?”, girato a Genova in luoghi urbani abbandonati, vanta l’amichevole collaborazione di uno dei migliori attori e registi genovesi di teatro, Enrico Campanati.

Dove sono oggi hobbit, elfi, nani, stregoni, orchi e…uomini? E’ un’illusoria contraddizione cercarli in un mondo deturpato dal progresso selvaggio e così incapace di ritrovare un’armonia con i popoli e con il mondo naturale? Ha ancora senso rifarsi ad una fiaba, ad una Terra di Mezzo dove i piccoli hanno il coraggio di fare la storia? Cosa troviamo per noi stessi e per la vita reale, addentrandoci nelle pieghe del “fantastico”, dimensione tutt’altro che morta? Cosa cerchiamo davvero sui passi di Bilbo, di Gandalf, di Thorin, di Elrond, che parla alla nostra emotività e alla nostra esistenzialità?

Abbiamo scelto di affidare questi versi, queste domande aperte, queste visioni tra realtà e fantasia, alla voce esperta e autentica di Enrico Campanati, e siamo andati a riprendere alcuni dei luoghi urbaniabbandonati più suggestivi di Genova, città di mare, di cantautori, antica repubblica marinara, vecchio triangolo industriale, nella stretta Liguria dove la civiltà è presto respinta sulle scogliere da una natura sorprendente, suggestiva, inesorabile.

Il trailer prelude alle canzoni dell’album Andata e Ritorno di Giandil, ispirato a Lo Hobbit di J.R.R.Tolkien, ne racchiude il senso e l’attualità dei temi, richiama la poesia e la concretezza del cammino, del viaggio reale con occhi capaci di cogliere il fantastico. [Per ascoltare estratti delle canzoni e ordinare l’album in CD o mp3 clicca qui]

Sul Cammino dei Briganti/4 – C’è vita oltre…

21 agosto 2016 – Tagliacozzo

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Come usciamo da questo cammino? Con ammirazione per chi lo ha creato – intenti di fondo, sensibilità, logistica e strumenti – e compartecipazione con chi lo sta provando a sostenere, aprendo spazi di accoglienza ad ogni livello. Un cammino mette in gioco una comunità nel suo insieme, stimolandola a riconcepirsi come tale.

L’anziano racconta, riprende ricordi e documenti di famiglia.

Il giovane riflette e talvolta pensa ciò che mai avrebbe immaginato: di far qualcosa sulla sua terra, di non andare via, di costruire qui con un respiro però ampio, di mondo.

Il bambino scopre strani soggetti che passano carichi di zaini, tende, a volte un asino, e si fa l’idea che dev’essere bello, appena potrà, farlo anche lui.

Le famiglie ancora resistenti offrono accoglienza, un letto, un terreno per la tenda, un caffè o una cena.

Le istituzioni, forse, cominciano a capire che ha senso sostenere, favorire tutto questo.

Sul Cammino dei Briganti/3 – Molti incontri

19 agosto 2016 – San Donato

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E’ un Cammino pieno di incontri spontanei e di tappe “guidate”.

La signora Tina che a 87 anni ci ha portati nella chiesetta gioiello di Santa Maria in Valle Porclaneta, ci ha fatto pregare, ci ha trasmesso saggezza di vita e passione…

I ragazzi incontrati lungo il cammino, Matteo e Toffì l’asina con cui abbiamo condiviso due tappe.

Anna e Marco giovani resistenti con l’avventura del loro agriturismo, e la schitarrata fatta insieme “sopra” Raoul Bova [che cenava al piano di sotto]…

Il pastore rumeno Relo, al Lago della Duchessa, che ho ringraziato nella sua lingua natia.

Ogni signore che ci ferma nei paesi per raccontare il suo pezzetto di storia dei briganti…

Molti incontri. Oggi con Luca e Fabiana, camminatori e guide di professione, fautori di questa bellezza “mirata”. A loro si deve la guida così ben fatta del Cammino e la sua invenzione.

Ringrazio per questo tesoro che continuo a ricevere dalle mani del mondo. Provo pochi slanci di malinconia, poche ansie da “altrove”, poca necessità di fare e progettare; non ne sono invaso come spesso nella quotidianità, ma il giusto, forse perché la dimensione del cammino è già “piena” e completa di per sé, senza bisogni che si aggiungono dall’esterno. E il mio cuore percepisce ciò.

Sul Cammino dei Briganti/2 – Come degli eroi

16 agosto 2016 – Poggiovalle

giorno3b

Stiamo percorrendo il Cammino dei Briganti in un clima completamente inaspettato. La gente ci accoglie come degli eroi, stiamo ripopolando paesi e sentieri ma soprattutto ridando la speranza (speriamo non l’illusione) che una nuova vita sia possibile per questi villaggi sperduti e spopolati, dove le famiglie inurbate tornano giusto a Ferragosto. Paradossalmente è stato giusto essere qui nel periodo “pieno” di villeggianti: tanti ragazzi che vivono a Roma ci guardano con ammirazione e curiosità, qualcuno è talmente entusiasta del boom del Cammino che pensa già a tornare qui per aprire un ristoro, almeno d’estate. Brillano gli occhi a molti di loro.

A molti anziani viene voglia di parlare, raccontare, dare indicazioni. Molti ci offrono cibo, giardini per mettere la tenda, acqua, e tanto incoraggiamento. Non credono ai loro occhi nel vedere 30-40-50 giovani passare tutti i giorni sul Cammino, visitare i paesi, riscoprire le tracce e le storie. Si apre un nuovo varco, una nuova prospettiva per luoghi dati per morti, senza attrattive e senza vita. E noi stiamo contribuendo a questo proprio nel momento giusto, nel momento chiave. Che si venga fin qui dal Nord Italia per fare un cammino stupisce. La fatica, il caldo, gli zaini pesanti, l’attrezzatura, la gentilezza e la cortesia, stupiscono molti che delle nostre generazioni hanno un’immagine spompata, derelitta, senza speranza.

Accanto a noi da ieri camminano due ragazzi di Latina, uno fa il barista, l’altro il metalmeccanico, non si dicono assidui del trekking, ma si sono lasciati ispirati dall’avventura dietro casa. Sono le loro ferie. Cercano un vivere primordiale nella natura, uno stare liberante. Sono segni di speranza, di consapevolezze indefinite ma comuni a una nuova generazione dalle più svariate provenienze. Così si riparte per cambiare se stessi e quindi aprire varchi sociali alternativi. “Il vento fa il suo giro, e ogni cosa prima o poi ritorna”, diceva un bel film. Io sento che, di questo passo, noi ritorniamo al futuro.

Scorci dal Cammino dei Briganti/1

logobriganti

Itinerario ad anello di 8 giorni, tra Sante Marie e il Monte Velino

Diario di viaggio (social) | 14-21 agosto 2016


Prima del Cammino.

Tra poche settimane ci aspetta un nuovo cammino, riscoperto da poco, sull’appennino d’Abruzzo. Un nuovo pretesto per fare vita semplice in natura, per vivere a un ritmo piú umano, per godersi le bellezze italiche, per aprirsi a convivenza coi compagni e ad incontri imprevisti. Per ascoltarsi a fondo.
La via prosegue senza fine, lungi dall’uscio dal quale parte,

ora la via é fuggita avanti, devo inseguirla contro ogni sorte…


Cammino dei Briganti, Abruzzo, giorno 2.

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Cammino dei Briganti, Abruzzo, giorno 2.
Mai visto tanta ospitalità da parte dei paesani lungo un cammino… Un’umanità che si riscopre in un altro modo di stare al mondo. Per chi cammina e per chi accoglie.
Ritorniamo al futuro.

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Cammino dei Briganti, giorno 3.
Una signora del paese viene verso la tua tenda alle 7.30 del mattino: “Tieni, vi ho fatto il caffè”.
Un signore ti raggiunge che hai giá lo zaino in spalla: “Io sono uno dei Briganti!” e racconta le storie di suo nonno, uno dei piú famosi capi banda della zona durante l’unità d’Italia.
Un altro modo di abitare e camminare.
Ritorniamo al futuro.

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Cammino dei Briganti, giorno 5.
Tra pastori transumanti, faggete, storie e incontri. Tanta condivisione imprevista con chi si conosce sui sentieri…un popolo camminante per un nuovo modo di vivere.

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Cammino dei Briganti, Abruzzo, giorno 6.
A spasso con Toffì, alle pendici del Velino.

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Cammino dei Briganti, giorno 6.
Scopriamo un gioiello della spiritualità benedettina, Santa Maria in Valle Porclaneta. E la signora Costanza, 87 anni, angelo custode di questo luogo dal 1948. Con lei conosciamo l’arte e la storia, sostiamo, preghiamo, scherziamo. Una di quelle rare persone che sono il nome che portano, e che senza titoli, accademie o latinorum. in poche umili parole insegnano il senso della vita, la passione, l’allegria.

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Alla fine del Cammino.

Cammino dei Briganti, 7 giorni, 100 km, decine di incontri e di ospitalitá, tanti borghi medievali, boschi valli monti e fonti, pastori, asini, indigeni, villeggianti, tende sotto le stelle, letture sotto la luna, 17 kg di zaini, passi e sorpassi, soste ad ammirare la vita, in un mondo antico che é nuovo e puó cambiarci in meglio.

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Foto da smartphone Giacomo D’Alessandro.

Info su https://camminobriganti.wordpress.com/

Lo Hobbit: un viaggio in 15 canzoni (leganerd.com)

È stato l’amore per la Terra di Mezzo di Tolkien – “il papà di tutti i nerd”, cit. – ad ispirarmi, tre anni fa, l’urgenza di un’avventura ambiziosa: scrivere un album di canzoni sulla fiaba de Lo Hobbit.

La condizione ideale si è rivelata una casa di campagna, in un piovoso giorno primaverile, quando chitarra alla mano e libro aperto accanto alla stufa, le canzoni hanno cominciato a fluire, seguendo il piccolo Bilbo nei passaggi più soffici e più impervi della sua impresa. Il titolo me lo aveva ispirato un amico di vecchia data, Giuseppe Festa, già autore del bellissimo Voci dalla Terra di Mezzo, e oggi romanziere naturalista per Salani. E non poteva che essere “Andata e Ritorno”, come Bilbo stesso intitola il suo manoscritto di memorie.

Nel giro di tre giorni, su un quadernetto ramingo rilegato in pelle mi ritrovavo testi e accordi di 15 canzoni che seguivano lo svolgimento del libro di Tolkien…

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