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Canto del Ramingo

Cammino e spiritualità sui sentieri di Giandil

Canto del Ramingo

Lingalad a Genova, Teatro Altrove

Giovani in cammino seguendo i passi dei migranti (Città Nuova)

di Silvano Gianti, su Città Nuova

Sedici amici liguri e piemontesi hanno trascorso le festività pasquali percorrendo l’Alta Via dei Monti della Liguria, meditando e distribuendo pasti agli stranieri, affrontando le intemperie e ascoltando le storie di chi ha lasciato tutto per trovare difficoltà e rifiuti, ma anche mani capaci di dare solidarietà e di accogliere il dolore.

A percorrere l’Alta Via dei Monti liguri, il lunghissimo itinerario di crinale che attraversa tutto l’arco montuoso della Liguria e collega la riviera ligure da Ventimiglia a La Spezia, sono in tantissimi. Spina dorsale di una vasta rete di sentieri che abbracciano l’intera regione, collegando i centri costieri con i paesi dell’entroterra e con le cime dei monti, l’alta via è, infatti, percorsa annualmente da migliaia di appassionati. Tra questi, durante il triduo pasquale, vi erano 16 giovani liguri e piemontesi, tra i venti e i trent’anni. Sono partiti da Pigna, in provincia di Imperia, il giovedì santoe hanno raggiunto Ventimiglia la sera del sabato per la veglia pasquale.

L’idea è nata tre anni fa a Giacomo e Gigi, due amici che hanno cercato di unire la passione per i cammini al bisogno di un ritiro spirituale nel tempo di Pasqua. «Si cammina di giorno, la sera dopo aver montato le tende e cenato si meditano i testi biblici della Passione – racconta Giacomo –. Nella sosta per il pranzo ci ha accompagnato la lettura de “L’uomo che cammina” di Christian Bobin. Un’esperienza molto bella di condivisione e di approfondimento interiore, per cercare di capire cosa dicono a me quelle parole oggi: come posso cambiare, come posso convertire il mio modo di vivere per essere più aderente al modo che è stato di Gesù e di tanti nel suo nome. Non tutti erano abituati alle fatiche e all’essenzialità del camminare. È stata una grande lezione di vita tra noi, compresa la notte di venerdì quando un temporale ha scaricato sulle tende trenta centimetri di grandine. Con calma abbiamo rimosso freddo e paura, disagio e imprevisti, grazie alla forza della convivialità».

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(foto di Luca D’Alessandro)

Pasqua in Alta Via, un cammino di confine

E’ con un sorriso emozionato che voglio dire il mio grazie ai viandanti di questo quarto Cammino di Pasqua, che ci ha portati sull’Alta Via dei Monti Liguri da Pigna a Ventimiglia. Al nostro capoGigi che sta già preparando la 5a edizione. A Luca che li ha raccontati tutti con i suoi scatti. A chi oggi ci sostiene a distanza come Alessia e Ulderico. A chi si è cimentato per la prima volta in questa esperienza strana che si pone fuori dalle strutture. A chi ci ha raggiunto da Torino e da Chiavari. A Mattia che ha preparato le meditazioni. A Davide che ha curato i reading da Bobin. A don Rito che ci ha ospitati all’arrivo. Al Bar Hobbit che ci ha rifocillati. A chi si è camallato le tende, il cibo e l’acqua di riserva. A chi ha saputo mescolarsi con i migranti accampati sul fiume per portare una presenza amichevole, un sorriso, due tiri a pallone. Uno sguardo umano in tempi disumani.
Abbiamo incontrato il vento, la grandine, il temporale, la neve, il sole, la pioggia, il buio, la luce. Come accade al profeta Elia, il divino si incontra dove non lo si aspetta: nel mormorio di una brezza leggera, più che nella potenza degli eventi traumatici.
Possiate trovare sempre in quella brezza il coraggio di schierarvi, di muovere un passo in direzione ostinata e contraria, di continuare a cercare, cercare e cercare. Imperniando la vita su una parola radicale, folle, una Speranza che passa attraverso ogni Passione, ogni fallimento, ogni morte. D’altronde, dice Bobin, “forse non abbiamo mai avuto altra scelta che tra una parola folle e una parola vana”.


(foto Luca D’Alessandro)

La Pasqua sulla strada dei migranti (laRepubblica Genova)

di Rosangela Urso, la Repubblica Genova del 30 marzo 2018

Sulla strada dei migranti verso la frontiera di Ventimiglia. Un gruppo di ragazzi tra i 20 e i 30 anni hanno deciso di trascorrere così, in cammino, i tre giorni che precedono la Pasqua. Sono partiti da Genova giovedì 29 marzo e arrivano a Ventimiglia sabato 31, proprio lì dove i migranti sognano e sperano la propria resurrezione.
L’idea è nata tre anni fa a Giacomo D’Alessandro, 27 anni, e Gigi Magnozzi, 32 anni, due amici, genovesi entrambi, che hanno cercato di unire la passione per i cammini al bisogno di un ritiro spirituale nel periodo di Pasqua. Quest’anno per la prima volta, questa iniziativa informale, prima ristretta solo a un piccolo gruppo di amici, si è aperta a persone nuove e giovedì erano 17 i giovani partiti alla volta di Ventimiglia. Un cammino che ha ottenuto anche il plauso dei Gesuiti che l’hanno divulgato tra le proprie proposte.
La scelta di Ventimiglia non è stata casuale: «Abbiamo pensato di andare verso la frontiera per percorrere la stessa strada dei migranti ed essere vicini a loro anche fisicamente, vedere gli accampamenti e permettere, a chi non c’è mai stato, di toccare con mano la situazione che c’è la giù», racconta Giacomo D’Alessandro spiegando le ragioni di questa scelta…

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Val Borbera, il Cammino Sociale agli Stati Generali del Turismo

Come nasce un Cammino Sociale #8 – La rete che nasce dal basso

Il 21 marzo sono stato invitato a presentare il nascente Cammino Sociale della Val Borbera agli Stati Generali del Turismo, nella sua tappa a Novi Ligure. L’iniziativa seminariale dedicata ad amministratori locali, enti, associazioni e professionisti del territorio è stata promossa dalla Regione Piemonte.

Illustrando brevemente questa singolare avventura – iniziata con una tesi di laurea e che continua prendendo vita tra i luoghi e le persone della Val Borbera – mi sono soffermato su un concetto: i cammini sociali sono uno strumento per indurre dal basso la creazione di una rete su un ampio territorio. Suona forse banale, ma in fondo oggi si sente molto parlare dell’esigenza di “fare rete“, lamentando la scarsità risorse (dall’alto) e di cultura/mentalità (nei soggetti locali). Si dà spesso per scontato che una rete si costruisca dall’alto, a tavolino, e che in quanto proposta conveniente per tutti debba in qualche modo aspettarsi la partecipazione e la reattività dei soggetti coinvolti. Per poi lamentarsi pubblicamente del fatto che questo non funzioni, o non dia continuità.

La scommessa di un Cammino Sociale è innanzitutto aprire una via; quindi offrire una narrazione che la renda appetibile ai camminatori di ogni provenienza (nazionale ed europea in primis); e poi facilitare che la via sia percorsa da tutti coloro che esprimono la curiosità di farne esperienza. Nel tempo dovrebbero essere i camminatori stessi a suscitare la nascita di una o più reti sul territorio: di fronte alla realtà che lo stesso cammino passa fuori dalla porta di realtà diverse, lontane anche geograficamente; di fronte alla realtà che gli stessi camminatori con la stessa domanda di esperienza transitano per il proprio luogo di vita o di lavoro; di fronte ai bisogni comuni di coordinamento, domanda ed offerta, che l’esperienza di un cammino sociale comincerà ad esprimere sempre più incalzante, con la promessa concreta di costituire un sostegno anche economico al tessuto territoriale. In queste condizioni, sarà il territorio ad essere risvegliato da chi cammina, laddove non abbia la capacità, la visione o l’interesse a risvegliarsi da sé.

Non si tratta quindi di “calare” dall’alto un progetto di rete, con il consueto risultato che le singole realtà non riescono ad accollarsi un impegno in più. Si tratta di creare (e coltivare) le condizioni perché la rete si generi come risposta ad un richiamo dal basso, concreto ed evidente. E che si possa costituire nel tempo con la cura degli spazi dedicati al confronto collettivo, alla condivisione delle opportunità, delle esperienze, dei bisogni, dei desideri e delle difficoltà.

Questa è la nostra sfida, una sfida inclusiva che non ha bisogno di portare o chiedere ad un territorio qualcosa di più, ma che intende valorizzare in una narrazione nuova e positiva ciò che già è presente, valido, potenziale. Il Cammino Sociale è una pratica più promettente di altre, in funzione di ciò, perché si basa sulla lentezza, sullo spostamento lento di corpi, menti e cuori con la fame di scoperta profonda dell’essenza di un itinerario, di un habitat, di un caleidoscopio di memorie e futuri.

Il valore della letteratura

Eh signori, un romanzo è uno specchio che viene portato su una strada maestra. Ora riflette ai vostri occhi l’azzurro del cielo, ora il fango dei pantani. E voi accuserete d’immoralità l’uomo che porta lo specchio nella sua gerla? Il suo specchio mostra il fango e voi accusate lo specchio! Accusate piuttosto la strada dov’è il pantano, e più ancora l’ispettore stradale che lascia imputridire l’acqua e formarsi i pantani.

Stendhal – Il Rosso e il Nero

Val Borbera, come nasce un cammino sociale #7

Alberi infranti e alberi bianchi – gennaio 2018

Due sopralluoghi in solitaria mi hanno portato il primo giorno sui sentieri tra Vignole, Stazzano e Borghetto, in bassa valle, e il secondo giorno sui sentieri tra Daglio, Cartasegna e il monte Carmo, in alta valle. E’ una stagione particolare per camminare da soli. I boschi e le cime sono pervasi di una calma irreale, la natura stessa è viva ma sopita, come imbalsamata in attesa di un’altra primavera. Si ha l’impressione di aggirarsi in un mondo senza tempo e senza intrusi, invisibile ai grandi dilemmi del mondo, così sperduto da poter accogliere, forse, nuovi inattesi germogli di creatività e di umanità, segni di futuri diversamente possibili. Ma si affronta anche il crinale interiore della propria desolazione.

Il primo giorno, in bassa valle, ho dovuto rinunciare ad effettuare la tappa Vignole-Borassi. I sentieri, compreso l’Anello Borbera Spinti n.200, sono devastati dagli alberi caduti a causa del cosiddetto gelicidio. Questo fenomeno meteorologico ha colpito a dicembre tutta una determinata fascia altimetrica, causando il violento spezzarsi a metà di tantissimi alberi. In certi boschi sembra non ce ne sia uno salvo. Anche i sentieri più battuti e puliti, li ho trovati impraticabili. Servirà un enorme lavoro di taglio e rimozione per consentire il passaggio. Ho rinunciato, allibito, dopo una lunga salita da Vignole Borbera a Bocca del Lupo, dove si incrocia il sentiero 200, che ho percorso per un tratto in compagnia di due veterani, Silvio del CAI di Novi e Giovanni della Provincia di Alessandria. Ho faticato persino a tornare indietro per la mia stessa strada, dovendo strisciare decine di volte sotto i tronchi accatastati per metri e metri sulla traccia, facendo attenzione a non perdermi, dovendo aggirare spesso fuori sentiero i passaggi più impenetrabili. Il bosco era una ragnatela di artigli spezzati, di giganti frantumati a metà, contro ogni estetica naturale e ogni speranza di redenzione. Un vero devasto…

Il secondo giorno sono partito dal paese di Daglio, sopra il Ponte delle Bocche dove nasce il Borbera, con l’obiettivo di ritrovare un’antica strada che portasse a Cartasegna e poi su al crinale 200, in zona Poggio Rondino, pendici del monte Carmo. Due anziani taglialegna, uniche anime vive che ho incrociato arrivando al paese arroccato di Cartasegna, hanno saputo darmi quelle poche fondamentali indicazioni di massima perché potessi orientarmi nella lunga salita verso i crinali, unica zona rimasta innevata perché sopra i 1200 metri. L’estrema solitudine e il senso ancestrale di questi luoghi mi ha avvolto facendomi sentire a mio agio, in una natura dominante, capace di regalare ad ogni passo scorci e dettagli fascinosi. Alberi dalle forme viventi, sassi muschiati da tempo immemore, ruscelli vocianti e fragorosi, orizzonti alti di chiome imbiancate. Ho sostato pochi minuti presso un’antica stalla abbandonata, un vero balcone sulle vallate, dove ancora si potevano indovinare qualche fascia coltivata e i canali di raccolta dell’acqua.

Raggiungere il crinale è stato come addentrarsi in una dimensione superiore, più vicina al cielo che al mondo terrestre. Innumerevoli alberi spogliati dall’inverno, interamente rivestiti di galaverna e nevischio ghiacciato, come bianchi capelli protesi al cielo azzurro e luccicanti di sole riflesso. La brezza silenziosa sollevava piccoli turbini di polvere visibili solo contro luce. Non una creatura. Non un essere umano. Nessuna impronta sul manto indurito che gracchiava al mio passare vagabondo. Nell’atmosfera unica e irripetibile di quella solitudine ho avvertito ancora una volta come una presenza più vasta, il cui respiro si manifesta come vuoto di ogni altra cosa disturbante. Ho superato un bosco oscuro, un ruscello rosso sangue che feriva il manto albino, e raggiunto un grande abbeveratoio per le greggi estive. Lì, alle pendici del monte Carmo, mi sono fermato a mangiare qualcosa prima di cominciare la lunga discesa, su strade non segnate, verso il paese di Carrega. Non ho concluso granché ai fini della tappa che sto tracciando. Ma non è importante, a volte è necessario esporsi, vulnerabili, all’essenza più remota e inesplorata di un luogo, per ascoltarne lo spirito. Viverlo sulla pelle, e con tutti gli altri sensi, senza filtri, senza fini, senza regole. Questo incontro è stato tutto tranne che vano.

 

Val Borbera, come nasce un cammino sociale #6

Un eremo sull’Antola – gennaio 2018

Per proseguire i sopralluoghi sull’itinerario che andrà a costituire il futuro Cammino Sociale della Val Borbera, nelle feste natalizie abbiamo organizzato due giorni di cammino e convivialità con alcuni amici e collaboratori, tra cui Irene, Maurizio, Martina, Giacomo, Stefano, Chiara e Federico. Abbiamo raggiunto in auto il colle di San Fermo da cui siamo partiti per il monte Antola, in una giornata soleggiata ma ventosissima. Senza ciaspole, su tratti di neve indurita o di prato, siamo saliti su una delle strade meno battute (sentiero CAI 200) per arrivare sul monte simbolo dei genovesi, da cui si vede il sole risplendere sul mar ligure. Una salita di circa 3 ore e mezza coronata da un bel pranzo in compagnia, tra abitanti della valle e cittadini amanti della sua natura.

Alcuni di noi si sono fermati a dormire al Rifugio, gestito da una giovane coppia, Federico e Silvia, molto accogliente e cordiale, con cui abbiamo trascorso la serata (il rifugio era tutto per noi) tra chitarra, giochi da tavola, dolci e racconti. Avevamo trascorso le ore del tramonto sulla vetta ad ammirare i giochi di luce sulle nuvole e il mare, leggendo brani di romanzi e sentendo il rumore dei passi sulla neve, nel grande silenzio sospeso della cima. La mattina siamo ripartiti dalla Sella Est dell’Antola scendendo sul crinale di un incantevole bosco innevato di nuovo verso il cuore della Val Borbera. Sella Banchiera, villaggio di Croso, e giù fino al gelido mulino sul ruscello gorgogliante. Senza incontrare anima viva abbiamo smarrito parte della salita ai borghi abbandonati di Reneuzzi e Ferrazza, inerpicandoci nel bosco fino a riemergere a Casoni di Vegni con le sue architetture suggestive. Un rapido pranzo al belvedere di Vegni e abbiamo raggiunto il paese. Da qui l’esplorazione non si è fermata: siamo scesi sul ripido sentiero che raggiunge il mulino di Agneto, perfettamente conservato, e con la difficoltà di qualche guado del fiume gelido, a causa di parti di sentiero crollato con le piene, ci siamo immessi sulla strada per il paese Agneto. Di qui una lunga strada in salita attraversa una parte di ripido bosco isolata dal mondo e ci ha permesso di tornare al colle di San Fermo, alla macchina.

Una due giorni sui sentieri che collegano la Val Borbera al Monte Antola, pochissimo battuti, con una splendida tappa al rifugio, soli, come in una sorta di eremo invernale dorato dal sole sulla neve e sui boschi ocra…

Val Borbera, come nasce un cammino sociale (abstract)

STIAMO LAVORANDO PER DARE VITA AD UN CAMMINO SOCIALE DELLA VAL BORBERA.

Un Cammino Sociale è un itinerario di trekking di difficoltà accessibile, per conoscere a passo lento le bellezze e le storie di un territorio. Natura, storia e arte, cultura e tradizioni, e soprattutto le realtà virtuose che in questo territorio (r)esistono, come le cascine, le associazioni, le singole persone impegnate per la sua riscoperta o per la preservazione della memoria… tutte quelle realtà che ne valorizzano l’essenza in modo antico e nuovo.

Il Cammino Sociale della Val Borbera sarà un itinerario da percorrere in 7 giorni, che sfrutta sentieri già esistenti (come i percorsi CAI) e vecchie mulattiere ancora percorribili. Parte dalla stazione di Arquata Scrivia e disegna un anello irregolare, lungo circa 120 km, che attraversa oltre 30 borghi e coinvolge almeno 25 strutture ricettive esistenti. Sarà contrassegnato da un unico nome e potrà essere percorso seguendo una apposita guida edita in edizione cartacea e mobile. La guida conterrà non solamente le indicazioni di cammino e di pernottamento/ristorazione, ma anche le storie che il cammino può raccontare, favorendo la conoscenza e l’incontro reale tra camminatori e realtà virtuose della Val Borbera.

L’obiettivo di un Cammino Sociale è portare un turismo lento, sensibile e sostenibile alla scoperta di un territorio sconosciuto, ignorato, in via di spopolamento, ma che contiene bellezze e storie uniche in grado di stupire. Un secondo obiettivo è ricucire le frammentate realtà che abitano la valle attorno ad un nuovo senso di appartenenza e di identità: lo stesso cammino passa davanti alle nostre diverse case, le persone vengono per incontrarci tutti, perché danno valore a ciò che facciamo e al luogo che abitiamo, perché riescono a vedere il senso e la bellezza anche dove siamo rimasti in pochi, ispirandoci a guardare questa valle con altri occhi.

Un terzo obiettivo è incoraggiare le realtà virtuose della val Borbera a proseguire, crescere e sentirsi sostenute (anche economicamente) nelle loro attività; e al contempo incoraggiare i camminatori (spesso provenienti dalle città) a sentire che un altro modo di vivere è possibile, e che forse contribuire al ripopolamento di questi luoghi può essere la strada di qualcuno di loro.

Il vantaggio di sviluppare un Cammino Sociale è molteplice:

– si inserisce in un trend inequivocabile di crescita dei cammini in tutta Italia e in tutta Europa, producendo una nuova offerta ad una domanda crescente;

– attrae un tipo di turista sensibile, non invasivo, che si prende tempo per scoprire e che in molti casi ha piacere e possibilità di contribuire anche economicamente alle attività locali;

– realizzare il cammino così come è stato pensato presenta costi ridottissimi e alta fattibilità pratica nell’attrezzarlo;

– aiuta a destagionalizzare la presenza turistica in valle: i cammini sono frequentati solitamente da marzo a ottobre, non solamente nella stagione estiva;

– questo progetto si presta a connettersi facilmente con le altre iniziative sportive, gastronomiche e culturali già esistenti in valle durante l’anno, ma anche a realizzarne di nuove, per esempio aggiungere le indicazioni di percorso per chi volesse svolgerlo in mountain bike, rendere possibile l’affitto di un asino che accompagni l’esperienza del cammino, evidenziare i raccordi con altri cammini, anelli e giri lenti.

Per realizzare il Cammino come esperienza condivisa dal basso da più persone possibile, stiamo raccontando questo progetto e proponendo a chiunque sia interessato di darci una mano. Le cose da fare sono molte, e possiamo già contare su un gruppo di coordinamento costituito da diverse realtà, persone e professionisti amanti della Val Borbera, primo vero passo per un esito positivo. Non abbiamo tutte le risposte e le soluzioni definitive, abbiamo una bella idea, con un taglio preciso da preservare, e la determinazione di andare avanti a sperimentarla con tutti quelli che ci staranno. Ogni apporto di esperienza, conoscenza, risorse, confronto e creatività è il benvenuto. (Una volta al mese invio una newsletter per raccontare a che punto siamo e di cosa c’è  bisogno. Se vuoi riceverla iscriviti qui.)

Giacomo D’Alessandro

Referente per il Cammino Sociale del Borbera

+39 3492603547   giacomodale90 [at] gmail.com   Facebook WhatsApp


[foto di copertina di Luca D’Alessandro – Val Borbera in cammino, aprile 2017]

Nasce a Genova Cittadini Sostenibili

Ci stiamo provando: avviare un gruppo di attivismo e pressione per cambiare gli stili di vita e facilitare pratiche sostenibili. Solo azioni concrete, niente retorica. Battaglie realizzabili e ad alto impatto sul nostro territorio. Siamo partiti con il vuoto a rendere dei commercianti, con i contenitori per gli oli esausti, e andremo avanti con i segnavia dei percorsi a piedi in città. Intanto sulla pagina Fb e sul sito segnaliamo le iniziative utili e le pratiche che ciascuno può mettere in atto nella sua vita quotidiana.

Se vi può interessare darci una mano, mercoledì prossimo 24 gennaio ci incontriamo alle 21.00 al Centro Banchi per aggiornamenti e per decidere insieme le prossime mosse.
Fatevi vivi!

Val Borbera, fotografie

di Luca D’Alessandro

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Val Borbera, come nasce un cammino sociale #4

Stiamo continuando i sopralluoghi sul tracciato del futuro Cammino Sociale che attraverserà la Val Borbera in 7 tappe. In questi giorni abbiamo camminato dal paese di Teo, poco sopra Cabella, luogo natale della nonna di papa Francesco, fino a Cosola in alta valle, passando per Piuzzo ed i suoi campi dorati dal sole.
Si ritrovano boschi silenziosi, versanti immacolati, argentati dall’inverno, dove si aprono splendidi scorci del crinale innevato sullo sfondo. I daini restano sorpresi dall’incedere di insoliti viandanti fuori stagione. Sulla via del ritorno, all’imbrunire, l’orizzonte velato di rosso regala inconfondibile l’icona del Monviso.
Il giorno seguente mi sono rimesso in marcia, questa volta dal Ponte di Pertuso dove combatterono i partigiani, cercando un passaggio leggero nel greto del torrente Borbera grazie al quale costeggiare Cantalupo e tirare su fino a Rocchetta Ligure. Il mattino era una coltre di gelo che immortalava il paesaggio. Le pozze sopravvissute alla siccità erano specchi di vetro soffiato.
E noi, un pezzo per volta, ricuciamo tra loro vecchie mulattiere, sentieri e paesi, accorgendoci con meraviglia di come questo cammino possa davvero nascere, per raccontare le sue storie di ieri e di oggi.

Alba verso lo Chaberton

Alba verso lo Chaberton.Agosto 2017

Posted by Giacomo D'Alessandro on Dienstag, 28. November 2017

In ascesa verso lo Chaberton, tra Italia e Francia (Monti della Luna). Con Giovanni Lambardi. Agosto 2017.

Val Borbera, come nasce un cammino sociale #3

Ieri sopralluogo sulla sesta tappa del futuro Cammino Sociale della Val Borbera, tra Dova e Borassi passando per Gordena, Canarie, monte Bossola, Vergagni, Montemanno. Quasi 20 km di dolce saliscendi con i colori che il sole di questa stagione sa regalare.
Grazie a Irene e Roberto compagni di cammino.
A piccoli passi tracciamo un semplice e ambizioso progetto collettivo per ricucire e riproporre una valle sorprendente.

Il progetto è quello di sviluppare e promuovere un cammino sociale in Val Borbera, ovvero un itinerario da percorrere a piedi in 7 giorni, studiato per fare incontrare al camminatore non solo le bellezze paesaggistiche e storiche, ma anche le realtà virtuose che abitano (ancora o di nuovo) la valle: cascine, associazioni, realtà culturali, singole persone che valorizzano un rapporto sostenibile con l’ambiente ed un amore per le storie che la valle sa raccontare. Quelle realtà che resistono e rilanciano aprendo prospettive di un futuro possibile, e migliore.
Il cammino sfrutterà sentieri esistenti e vecchi sentieri recuperati, incontrerà paesi e borghi, si appoggerà alle strutture ricettive ma consentirà anche la sosta in tenda. Sarà accessibile e non solo per esperti del trekking, percorribile in tutte le stagioni dell’anno. Racconterà storie del mondo contadino, delle battaglie partigiane, dei castelli feudali, delle ere geologiche. Sarà un incontro con la purezza sacra del torrente Borbera. E infine, sarà presentato e promosso attraverso una narrazione precisa, unitaria, tematica, per intrigare e attrarre non solo chi cammina per camminare, ma tutti coloro (e in Europa sono sempre di più) che riscoprono i cammini come strumento di conoscenza profonda, vitale, esistenziale dei territori a passo lento, immersione in un altro modo di vivere, esperienza di piacere e di impegno che segna e arricchisce la propria vita.

Le parole di Irene Zembo: “Da uno studio di Giacomo D’Alessandro è nato un nuovo progetto: un “Cammino Sociale” in Val Borbera. Oggi, con Giacomo e Roberto, genovesi con “base a Persi”, abbiamo esplorato una delle zone meno battute dagli escursionisti delle nostre valli: i crinali tra le valli Gordenella e Sisola, al fine di valutare e mappare una delle possibili tappe del Cammino Sociale. Giacomo cammina, scrive, comunica, suona e […] questo splendido progetto si inserisce perfettamente nel fermento sociale, culturale, sportivo, agricolo e spirituale che sta vivendo il nostro territorio.

Lettere da mio nonno – su LiguriTutti

Su LiguriTutti sto ripubblicando in versione aggiornata e riveduta i racconti di mio nonno Egidio D’Alessandro, navigatore genovese vissuto tra il 1928 e il 2006. Per ricordare da dove veniamo, come stiamo cambiando, e riflettere su dove vogliamo andare.

1. Così affondò l’Andrea Doria

Caro Giacomo, riprendiamo i miei ricordi di vita sul mare. Questa volta devo con molta amarezza rievocare il naufragio dell’Andrea Doria, la nave regina (così chiamata per la sua bellezza) dove mi trovavo imbarcato il 25-26 luglio 1956, esattamente cinquant’anni fa. L’Andrea Doria era l’ammiraglia della flotta passeggeri, e partì da Genova il 17 luglio…  Leggi tutto

2. Quando venne la guerra

Prima della guerra era usanza che i ragazzi nelle vacanze estive venissero mandati in bottega a imparare alcuni mestieri, così da facilitare la ricerca di un lavoro una volta finiti gli studi. Per le famiglie era importante che i figli imparassero a contribuire alle spese domestiche. Così iniziarono i miei primi impieghi… Leggi tutto

3. C’era una volta il pallone

Prima della guerra quando ero bambino ho vissuto giorni indimenticabili. Mio papà era imbarcato sul Rex, la più grande nave passeggeri degli anni ’30-’40, e quando arrivava dall’America portava sempre la cioccolata. Una volta portò un fonografo con i dischi, il cui motore funzionava a manovella, e noi passavamo ore a suonarlo… Leggi tutto

4. La mia vita sull’oceano

Il mare, il mio mare, la mia vita sul mare. Sono tre cose ben distinte, che uniscono la gran parte della mia vita. E’ bello oggi, a ventisei anni dal mio ultimo imbarco, alzarmi la mattina e vedere dalla finestra il porto, e più lontano il mare. In un attimo mi riappaiono come in un sogno tutte le partenze e gli arrivi che hanno caratterizzato la mia vita e anche quella della mia famiglia… Leggi tutto

5. Ti racconto i miei caruggi

Oggi si parla tanto di Centro Storico, e quasi sempre se ne parla male. E’ difficile gestire un quartiere fatto di vicoli stretti e scuri dove si affacciano birrerie e cantine aperte tutte le notti. Io ti voglio parlare del mio Centro Storico, dove sono nato con le mie sorelle e i miei fratelli. Allora si chiamava solo “i caruggi de Zena” ed era un quartiere vivo, bello, pieno di gente e di negozi, con i bambini che si rincorrevano giocando nelle piazzette tra i vicoli… Leggi tutto

6. Caro nonno, oggi saresti contento | di Giacomo D’Alessandro

Dieci anni dopo la tua dipartita da questa vita, devo ancora ringraziarti per tutti i racconti coni quali mi hai cresciuto. Oggi che da quattro anni vivo in questi caruggi a te così cari, a poche decine di metri dai luoghi della tua infanzia, voglio dirti che saresti contento di passeggiare con me in una realtà nuova, dove non scompaiono le difficoltà, ma risorgono le speranze. Saresti contento di vedere le belle cose realizzate dalle reti di associazioni in quartieri prima considerati off limitsLeggi tutto

***

Un ringraziamento a Ferruccio Sansa e Marco Preve per aver voluto valorizzare questa serie di testimonianze, che sono un pezzo della mia vita e offrono uno sguardo autentico sulla nostra Genova. G.D.

Tra queste cime. A teatro il 15 ottobre

Nella grotta di Byron a Portovenere

Vi è un piacere nei luoghi inesplorati
e un’estasi nelle spiagge deserte,
vi è una compagnia che nessuno può turbare
presso il mare profondo,
e una musica nel suo ruggito…
G. Byron
 

Val Borbera, come nasce un cammino sociale #2

Da Cosola a Carrega passando per Daglio e il Mulino del Pio. Sopralluogo su parte della quarta tappa del Cammino Sociale del Borbera. Queste case furono sede del commando partigiano dell’alta valle. Una signora mi riporta i racconti di suo padre, quando di giorno si era costretti agli ordini dei nazisti e di notte si aiutavano i partigiani. Un’altra mi spiega come raggiungere un borgo abbandonato nel folto della foresta, dove nacque sua nonna. A Daglio una coppia mi invita a pranzo, mentre mi racconta che il vecchio mulino negli anni cinquanta produceva energia elettrica per tutti. Tre uomini su un carro ripongono la legna per un nuovo inverno. Una signora rumena aggiusta la recinzione dell’orto, mi saluta con un sorriso. Dice che è bello qui, è contenta di aver trovato casa. Cadono poche gocce da un cielo che abbaia ma non morde. E come sempre il vento fa il suo giro.

venerdì 15 settembre 2017

Val Borbera, come nasce un cammino sociale #1

Oggi sopralluogo sulla terza tappa del Cammino Sociale del Borbera. Sei ore di trekking da Albera Ligure a Cosola. Nel paesino di Teo in Val Borbera è nata la nonna materna di Jorge Mario Bergoglio. Qui un’anziana coppia mi invita in casa a prendere il caffè e mi racconta come si viveva quando non c’erano strade, macchine e neanche denaro. Mi spiegano dove imboccare le vecchie mulattiere oggi in disuso. Loro una volta le facevano anche di notte, per andare nei paesi dove si ballava. Oggi qualche giovane torna alla terra, ma la via del ritorno alla natura è ancora lunga e audace. Forse un cammino sociale può riportare a scoprire questa vita, questa pace, e incoraggiare chi è rimasto o ritornato, ad andare avanti, ad aprire prospettive condivisibili. Questa è la speranza di ogni mio passo.

giovedì 14 settembre 2017

Un diario mosaico dal Sud America

Sul blog di Asiel&Giandil http://diarionomade.it stanno uscendo i racconti fotografici del nostro recente viaggio in Sud America. 60 giorni tra Colombia, Ecuador e Perù, visitando progetti sociali e ambientali.

Un’immersione nomade straordinaria in un mondo lontano ma vicino, dove forte è la tentazione di fermarsi a trascorrere un pezzo della propria vita. Scorrete i racconti usciti fino ad ora, le foto di copertina, le gallery dell’Amazzonia e quelle delle periferie urbane… Trovate tutto qui

 

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