Capodanno. Un momento, come abbiamo scoperto di ritenere, non per la festa e gli auguri gratuiti standard. O almeno, non solo per questo.

Un momento di verifica, attraverso l’oasi, il deserto.

Un momento di cammino, attraverso un’esperienza.

Un momento di comunità, attraverso la quotidianità e la mondanità vissute vicini.

 

Insomma, cammino individuale e comunitario più che mai allo stesso tempo; sosta dal tutto ma cammino intenso in se stessi. Qualcosa di importante da condividere con le persone più care che si hanno, o con la maggior parte possibile di esse.

Quest’anno ci è capitato di scegliere Assisi, un luogo di grande fascino ed attrazione, intriso di spiritualità, patria e luogo d’azione di uno dei più famosi santi della storia del mondo. Quel santo, Francesco, seguito da Chiara, che seppe ridare povertà, semplicità, dedizione ad una Chiesa di inizio secondo millennio, molto confusa ed ambigua.

Abbiamo camminato per le vie di semplice pietra tra piccole chiesette, grandi palazzi, basiliche imponenti, fortezze e casette decorate da verdi piante. Abbiamo scambiato parole e silenzi, abbiamo riso e scherzato a più non posso, e meditato e riflettuto come troppo poco ci capita. Abbiamo osservato le persone ed i luoghi, abbiamo parlato di persone e luoghi che compongono la nostra vita, ciascuno non ha avuto timore di parlare delle proprie angosce, nè di essere se stesso nel divertimento più sfrenato.

 

Se non vi è mai capitato di pensare ad un capodanno in questi termini, non sottovalutate la possibilità di accogliere una nuova cifra davvero come un tempo in cui cambiare, migliorare, vivere. Un tempo diverso, nuovo, di speranza. Tale rincorsa e spinta è in grado di dare un momento di oasi in cui, semplicemente, al mondano si sottende un cammino che non lascia forse impronte visibili…ma quelle nemmeno Francesco le lasciava, scalzo com’era!

 

A presto amici,

Giandil (ed Hawk, che ha contribuito a queste riflessioni proprio ad Assisi)