Crea sito
  • KUNGSLEDEN, IL DIARIO DI LORENGOLFIN (prima parte)

    26 gennaio 2012

    Tags: , , , , , , , ,
    Posted in: Senza categoria

    Il diario è nato come didascalie alle foto postate da Lorenzo su Facebook, ma è leggibile anche nel solo testo. 

     

    25 giugno – Abisko, Lapponia… Circolo Polare Artico 

    Con il mio compagno Giandil non siamo mai stati così a nord.
    Il nostro viaggio era all’inizio: il 21 sera abbiamo dormito a Pavia, un riposo agitato e caldissimo nella notte lombarda, in una tenebra per noi ancora scossa da una giornata carica di impegni.

    Poi ha inizio la “spirale” degli eventi: 22 mattino Bergamo, aeroporto di Orio al Serio e quindi sopra le nuvole fino a Stoccolma a dormire in una camerata d’ostello.

    Da subito il primo intoppo: il treno che volevamo prendere il giorno dopo, il cavallo di ferro che ci avrebbe portato alle nevi del nord, era pieno! Nessuno spazio per noi ed i nostri zainoni, silenti e talvolta ingombranti compagni di viaggio.

    Si parte così il 24 pomeriggio, dopo un’altro giorno e mezzo nella capitale dei Wasa. Trentasei ore perse che ci avrebbero assillato per tutto il viaggio. Ma non ci pensavamo quel pomeriggio di giugno: quel giorno la bandiera Svedese garriva ai venti del nord anche un pò per noi.

    La stazione di Abisko è una moderna e fornitissima base per tutti i turisti e viaggiatori della zona: con negozio zeppo di cibo e forniture tecniche (la Butik), albergo e ristorante, è il simbolo della civiltà in una regione che sembra ancora sonnecchiare beata nella sua condizione primigenia.

     ***

    Ecce homo!

    Giandil alla partenza ufficiale della Kungsleden ( il “re dei sentieri”).
    Ripensandoci ora, mentre scrivo spaparanzato edonisticamente davanti al computer, quella semplice porta ha un gusto tutto suo, un significato tutto particolare. Non capita sempre di avere un inizio così netto: quando comincia un viaggio? Quale punto segna l’origine della strada?
    Quella piccola capannina segnava inesorabilmente l’inizio del nostro più immediato futuro. Oltrepassare quel limite era qualcosa di tangibile, di solido e di concreto.

       ***

    Abisko National Park. Le sue foreste, i suoi fiumi imponenti e le morbide montagne spruzzate di neve sono il nostro primo contatto con la natura lappone. Ho amato quella valle, ma in maniera diversa e forse con meno intensità dei luoghi che vidi in seguito: ero andato lì per illudermi di vivere la natura selvaggia, per gettarmi nella Lapponia primitiva e vitale e quel parco era così platealmente bello che quasi non mi commuoveva. Quasi…

    ***

    Fiumi, boschi monti cielo… e Giandil in posa profetica. La schiena non ancora curvata dalla zaino, i pantaloni del loro colore originario (alla fina sarebbero diventati quasi irriconoscibili per il fango), il volto fresco e riposato… questo è un viaggiatore con i muscoli forti e tesi verso un sogno che si sta avverando!

    ***

    Indossando i coltelli. Nella nostra prima brevissima pausa armiamo le cinture e lasciamo pendere i lunghi coltelli d’acciaio. Perchè le armi? Sono in primis uno strumento: tagliano rami, a volte cibo, lacci… possono ferire qualsiasi oggetto che si frappone sulla nostra strada. Acciaio per i corpi e per le menti perchè in cuor nostro ci sentiamo un pò più sicuri ad averli al fianco, sperando di non doverli mai sguainare. E sono un simbolo. A Stoccolma discutemmo lungamente sulla natura dei simboli, su come l’uomo li porta e li espone a volte in maniera inconsapevole. Noi invece lasciamo che le fodere in cuoio si scaldino al sole perchè sono il simbolo dei nostri viaggi, sono l’ultimo tenue filo che lega i sogni d’infanzia (quando eravamo eroi bellicosissimi nei boschi dietro casa!) a quelli della nostra prima maturità, a queste visione di terre nascoste e lontane, di sfide alla natura. I nostri coltelli dicono chi siamo.

    ***

    Un sentiero di mille fuochi. La foto non rende la bellezza dell’angolo che scovai giusto qualche metro sotto il sentiero. Un incrocio di fiumiciattoli nel bosco fatato. M’aspettavo di veder le acque incresparsi al passaggio di un esilisissimo naviglio bianco del popolo delle leggende nordiche. Evidentemente non ero il primo a gioire della vista meravigliosa, qualcuno si era forse accampato o fermato brevemente a goderne.

    Spesso abbiamo camminato soli, a volte i nostri stessi passi ci dividevano lasciando un vuoto incolmato tra l’uno e l’altro. Ci sono stati giorni in cui abbiamo camminato senza vedere nessuno. Ci tenevano compagnia le tracce antiche dei precedenti stivali, le impronte nella polvere non ancora smossa dalla pioggia e dal vento e nel fango cotto al sole. Ma più di ogni altra cosa ci accompagnavano gli scheletri dei bivacchi degli altri viaggiatori.

    Come fiammelle mai spente ci dicevano che non eravamo persi nel nulla..il che a volte può essere un pensiero consolante. Di tanto in tanto poi davamo nuova vita a questi circoletti di pietre, sacrificavamo altri rametti alla fiamma e lasciavamo anche noi la nostra firma sulla pista.

      ***

    Il primo rifugio: Abiskojaurestugorna.

    Lungo la pista si trovano questi avamposti di civiltà, sparsi a distanze irregolari (alcuni ad una ventina di chilometri l’uno dall’altro, altri a molto meno). Come in un romanzo fantasy queste fortezze partecipano della natura circostante: a volte i tetti spioventi ed il legno rosso si mostrano tra gli alberi, altre sono arroccate tra la nave e le rocce, altre ancora fanno la guardia a ponti su fiumi impetuosi.Quasi tutti i rifugi si presentano come un piccolo villaggio dove ogni costruzione svolge un ruolo preciso: i dormitori, le cucine i bagni sono tutti attorno ad uno spiazzo comune. C’è anche una piccola “butik”, una stanzetta straripante di cibo (biscotti, scatolette, lattine di vario genere) che è la tappa essenziale quando le scorte si assottigliano.

    (testi di Lorenzo Boragno) 

     

  • Comments are closed.