con le fotografie di Luca D’Alessandro e Maria Grazia Lacitignola

Immagini e parole come scorci del cammino. (clic per aprire grande ogni foto)

Dalla Commenda di Prè, antico ospitalizio fuori dalle porte della Superba Genova, partono gli oltre 40 camminanti.

I giovinotti alla partenza da Genova.

Attraverso il Porto Antico.

L'abbraccio del golfo.

Antonio Moresco, dalle parole di uno scrittore ai passi di un sognatore.

Dove partirono in mille per unire l'Italia, partiamo in 40 per tentare di ricucirne qualche pezzo. A partire da noi stessi.

I nomi dei Mille che da qui partirono.

Liberi di essere bambini, liberi di giocare, liberi di andare. Liberi di riprendere in mano noi stessi.

La passeggiata di Nervi.

In riga, all'entrata a Recco.

Mandria e salite, tra antichi borghi e il mare.

A cena insieme, dopo la prima tappa.

"Azzurri, come il cielo e come il mare..."

Sul monte di Portofino si muovono passi. Non sport, non turismo, non un partito. Solo il sottile filo di un paese che tenta di ricurcirsi per guardare oltre il crinale.

Come carezze di foglie e brezza, ti dipingono il mondo di colori e profumi.

Sul monte di Portofino i personaggi più strani ed arcigni si stagliano contro il cielo del vasto orizzonte. Sono vivi o sono morti?

La sporca dozzina. Entriamo in Portofino, sentendoci tra i più ricchi. Di senso, di passione, di libertà.

Sentinelle, ora silenti ora schiamazzanti, tra la ruvida pietra e il riflusso dell'onda.

Il mare è un brusio dolce nel primo mattino, la risacca il giusto ritmo per prendere il passo, specchiandosi fugaci.

La Via della Costa si fa scoprire tortuosa. In silenzio, studiamo il percorso scritto.

Sulla cima ti senti tutto, e nulla. Non ci sono barriere con te stesso. Non c'è spazio per astrazioni, non c'è chiacchiera o distrazione. Tu e la tua fatica. E la vittoria.

Gatti, signori della calma, esperti delle coccole, naturali padroni di casa. E imbonitori di camminanti.

Signore, non capisco questa confidenza. E' la mia mela, è la mia focaccia. Questo è tradimento!

In auto non li vedi. Le stazioni sono basse. Le autostrade sotto terra. Gli aerei oltre le nubi. I giardini e i silenzi di una nuova primavera sono qui, immoti, ad attendere la lentezza e la pazienza di un viandante.

Se il buongiorno si vede dal mattino...credevi in un sentiero, e invece era un giardino!

Non si resiste a piccole soste furtive per cogliere il fiore di questa primavera e dei suoi frutti arrossati dal sole.

Un colpo d'occhio immenso, fitto e perfetto. Ogni piccola pietra conta nulla. Insieme, aprono la via sfidando i secoli.

Ad ogni sosta, qualche appunto, un pensiero, riprendo fiato. E faccio amicizia.

In cima a Santa Giulia, sopra Lavagna. "Sono gocce di memoria", piccoli tesori che sfioriamo, intuiamo, proviamo a portare con noi, ad arricchire il senso di tutto ciò per cui camminiamo.

E per un attimo mi sento Alice precipitata nella tana del Bianconiglio. Cosa avrà mai da dirmi questo fiore dalla smorfia stregata?

Verso Sestri Levante. Svolte.

"...ristare, non guardare oltre, sognare."

Rovine di San Rocco, verso Sestri Levante. Il tempo ha preso queste goffaggini umane spalacandone finestre da cui si vede il mondo.

In arrivo a Sestri Levante. E' sentiero...ed è città. Dal monte al mare, dal ciottolato alla ferrovia, dal silenzio alle macchine, dalle piante ai palazzi. Liguria, terra scesa al mare...

Sguardi eloquenti.

Da Rivatrigoso saliamo verso il Monte Moneglia, suscitando la curiosità di nuovi camminatori.

Nella torre d'ombra, con indugio, scruto la luce del grande fuori, come piccola vedetta.

 

Vedetta. Unica traccia umana, oltre al sentiero, è una torrette in punta, alle pendici del monte Moneglia.

C'è voglia di raccontare. E' sufficiente una facile domanda per liberare il racconto, la trasmissione di una saggezza antica e di una memoria preziosa, che nessuno oggi sembra essere interessato a scoprire.

E' la natura stessa a giocare con noi, spesso accogliendoci con regali che non meritiamo.

Ma quello...è uno struzzo?!

Un breve torpore, nel silenzio del primo pomeriggio, tra i colli boscosi di Framura, dopo un pasto frugale. Un attimo di nulla, sospesi e accompagnati dai grilli. Poi, si riparte.

Nel borgo in salita di Framura, vecchi casolari conservano storie nella muta pietra erosa dal vento salmastro.

Molti i momenti bui del cammino. Si ha la sensazione di rischiare il tunnel senza fine, la perdita di motivazione, il cedere allo sfinimento, l'accumulare fastidio dei compagni. La strada passa anche da qui. E da qui, insieme, si raggiunge l'uscita dall'altra parte.

Un vecchio albergo abbandonato accoglie i camminanti a Levanto. Qualcuno scherza: "è il nostro destino, occupiamolo!" Non date un'idea simile a Moresco...

Levanto. Sono proprio nomi di alberghi, o le esatte parole chiave di Stella d'Italia?

La stella, regalo dei compagni di viaggio. La croce, segno così spesso incontrato per queste vie di Liguria, simbolo delle fatiche e delle sofferenze di questo mondo che è dovere di ciascuno ricordare, e mettersi a servizio per cambiare.

Beverino. Tracce di paura e impotenza, dove la stessa strada si sbriciola sotto i tuoi piedi.

Camminare è dimostrare a se stessi di sapere sempre scoprire il mondo con gli occhi di un bambino.

Immagina la piena.

Il duro asfalto prova le gambe. Ricuciamo distanze che nessuno percorre più coi piedi.

E ogni passo conferma quanto sia unico e prezioso questo cammino per l'Italia che non si vede mai.