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  • TOLKIEN E LA MIA VIA, TRA HOBBIT E ANELLI

    4 aprile 2013

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    Posted in: Tolkien

     CONCEDERSI UN VIAGGIO IN QUESTA FIABA

    capitolo 1, prima parte

    Fu l’esperienza del mondo e della propria terra, ma soprattutto l’esperienza dell’uomo, a spingere John Ronald Tolkien nella creazione del mondo fantastico della Terra di Mezzo. Forse. Non lo si può sapere con certezza, vuoi perché, come Tolkien stesso sosteneva, non è necessario, o almeno non basta spulciare il vissuto di un autore per comprendere la sua opera, vuoi perché un’opera può assumere significati e interpretazioni nemmeno pensati e/o voluti dal suo autore; vuoi perché, in questo elaborato, la percezione dell’opera di Tolkien è la mia, passa attraverso di me, il MIO vissuto, la mia sensibilità letteraria ma soprattutto spirituale.

    Di esperienza del mondo, come si avrà modo di approfondire, Tolkien ne ebbe molta e particolare: una tra tante, quella della Prima Guerra Mondiale; di esperienza della propria terra, egli stesso ne assimilò parecchia, nato dall’altra parte del mondo, riportato dalla madre a “casa” e riempito di amore e passione per l’esplorazione delle storie, delle origini, delle epoche, delle molte e varie lingue e dei testi scritti con esse nella storia, storia in cui quella stessa Inghilterra era stata covo di spiriti e guerrieri, intrico di luoghi misteriosi e di significativi avvicendamenti di personaggi e razze; di esperienza dell’uomo, infine, ebbe quella su cui basò la sua esistenza: l’insegnamento, lo studio e la ricerca del cuore degli uomini del passato, nella filologia; la scrittura, come canale di comunicazione con i bambini, gli adulti, gli anziani; la collaborazione a pubblicazioni “per la gente” come possono essere una Bibbia o un Dizionario. E, più di tutto, l’esperienza di marito e padre.

    Un uomo che passò la vita anche come creatore di una dimensione più affascinante e misteriosa, sebbene dettagliata tanto da renderla reale alla percezione. Una dimensione totalmente fantastica, ma per lui ben più importante e reale di questo dettaglio.

    E’ questo, della Terra di Mezzo, un mondo di viaggio e incontro, nel quale ciascuno può perdere o trovare se stesso, restare indifferente al richiamo del cuore ramingo, o scoprire che mettersi in cammino tra le semplicità della natura selvaggia può regalare una altrimenti perduta armonia tra l’uomo e la terra, tra il figlio e la madre, ma anche tra se stessi e il proprio spirito.

    L’opera di Tolkien, ed egli stesso, meritano ben più della comune etichetta di “fantasy per ragazzi” o “allegoria ideologica”: paradossalmente, sono più complicati e più semplici. Nella nostra società moderna dove l’alienazione da una vita semplice ed essenziale è massima, dove il rapporto tra l’uomo e la natura non è più sottofondo della vita quotidiana, dove parole come viaggio e incontro non si comprendono più nella reale concreta accezione, Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien può davvero infiammare il cuore. Ci ricorda come si fa a guardare una foresta ed a commuoversi, ad incontrare un amico e piangere di gioia, a camminare con nelle orecchie tutta la sinfonia del ruscello e del prato, assaporandola. Ci ricorda la bellezza di entrare in contatto con chi è diverso, di fare la strada accanto a chi ci è sempre stato antipatico, di correre in aiuto di chi ha bisogno.

    Ecco perché forse vale la pena, pur trattandosi effettivamente di una fiaba, di un romanzo, e per di più fantastico, pur essendo noi ormai persone colte, concrete, che abbiamo attraversato come tutti ma poi superato certe cose, ecco perché forse vale la pena concedersi questa re-immersione, questo viaggio in una fiaba, se la fiaba è Il Signore degli Anelli.

     

    (tratto da La Via prosegue senza fine di Giacomo D’Alessandro, Genova 2009)

     

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