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  • TOLKIEN, L’UOMO E IL BARDO

    9 aprile 2013

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    Posted in: Tolkien

    TOLKIEN, L’UOMO E IL BARDO

    dal capitolo 2

    L’unicità di Tolkien sta prima di tutto dalla sua formazione di studioso, linguista, filologo e saggista del mondo nordico, anglosassone, germanico e celtico. Al conoscere questo suo lato, cambia già il livello di considerazione riservato allo “scrittorucolo di fantasy”: Tolkien fu uno dei massimi esperti dell’Età Medioevale nordica mai esistiti, e conta tra le sue pubblicazioni e collaborazioni saggi di rilievo, edizioni critiche di opere ancora manoscritte o inedite, vocabolari e grammatiche dei vari stadi antichi del linguaggio anglosassone e inglese, nonché lavori riguardanti l’epica e la poesia. Proprio da questo Tolkien si dirama la volontà di inventare, anzi, di costruire con i frammenti già esistenti, una mitologia e un’epica che all’Inghilterra mancava quasi completamente.

    E in questa prospettiva possiamo valutare la creazione di Tolkien: precisa e dettagliata, enorme e rielaborata continuamente, con un inizio e una fine certi ma con tanti buchi rimasti nel mezzo; non solo narrativa ma annalistica, geografica, linguistica, etnografica, naturalistica, genealogica, a livelli tali come nessuna opera di genere fantasy aveva potuto o poté da quel momento vantare. La Storia della Terra di Mezzo, a partire dalle cronache annalistiche più vaghe fino ai racconti più elaborati e ai romanzi come Il Signore degli Anelli, è una mitologia intera, una cosmogonia completamente costruita e strutturata, un ciclo che da un passato più che remoto (attraverso catastrofi naturali ed evoluzioni  provvidenziali) fa in modo di arrivare fino alle nostre Ere umane, all’Inghilterra conosciuta dagli uomini del XX secolo.

    Tolkien non fu scrittore di professione, scrisse qualcosa che non è solo uno o più romanzi, e nemmeno inventò per gloria, fama o denaro, ma per puro piacere di inventare e raccontare come qualcosa di vero e segreto, che egli riuscì a scoprire. Come suoi antecedenti, si possono individuare scrittori di lingua inglese ma  legati a un fondo culturale di origine celtica. In quell’origine è l’antica vocazione a rappresentare orrori soprannaturali e visioni magiche, o, in alternativa, la coltivazione di miti archetipici. Più che inglesi, quegli scrittori sono in maggioranza di radice gallese o irlandese, ma del resto Tolkien stesso era di origini germaniche e nato in Sudafrica. Il Beowulf e Il Ciclo dei Nibelunghi, ma anche Il Ciclo Carolingio e quello bretone di Re Artù offrirono sicuramente a Tolkien moltissimi degli elementi che lui “rimescola” e “riedita” nella forma della sua nuova fantasy. Nel caso di Tolkien si può parlare forse più di “seguenti” che di “antecedenti”: sebbene non lo si possa definire il vero e proprio inventore del genere fantasy, certo è stato pioniere e modellatore della fantasy moderna, al quale si sono ispirati fenomeni anche per nulla letterari come George Lucas.

     

    (tratto da La Via prosegue senza fine di Giacomo D’Alessandro, Genova 2009)

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