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  • TOLKIEN, LA VITALITA’ DEL VIAGGIO-INCONTRO

    6 maggio 2013

    Posted in: Ramingo, Tolkien

    TOLKIEN, IL VIAGGIO-INCONTRO 

    dal capitolo 4

    La mia vita è stata permeata in modo determinante dall’elemento del viaggio-incontro. Questo termine che ne unisce due di grande significato, di molteplici adattamenti e interpretazioni, di apparente diversità, rende la mia più profonda adesione a Il Signore degli Anelli. L’opera è infatti interamente costruita sul viaggio e sull’incontro, elementi padroni della letteratura di ogni tempo e di ogni popolo, ma anche delle religioni e delle forme artistiche più disparate; e soprattutto esperienze vere della vita di ogni persona. Queste due parole nell’accezione appunto di chiavi della vita si intersecano e si legano solidamente, interdipendenti e interstimolanti, in un rapporto meccanicistico circolare.

    Il VIAGGIO è il primo passo verso l’INCONTRO. Il viaggio è fautore degli incontri; ma nello stesso tempo il viaggio ci fa incontrare noi stessi, ci fa conoscere, ci mette a tu per tu con la nostra essenza fisica e con quella più significativa e difficile, quella spirituale. L’INCONTRO è la causa del viaggio, ed è un viaggio in sé. Dall’incontro apprendiamo, confrontiamo, mettiamo in discussione, operando passi di un VIAGGIO interiore personale. L’INCONTRO è ciò che ci spinge a continuare il VIAGGIO, che sia per tornare e condividere l’incontro, o semplicemente per proseguire e averne altri, nuovi. L’INCONTRO è poi ciò che ci cambia la vita: dall’incontrare un amico, alla propria amata, all’incontrare Dio. Ognuno di questi incontri ci cambia la vita, e ci origina un VIAGGIO nuovo.

    Il viaggio-incontro è struttura del Signore degli Anelli, ma ne è anche la parte più nascosta e vaga, perché più sottesa: quello degli Hobbit è ad esempio un graduale incontro col mondo, con le parti buone e con le parti cattive, e con le parti ambigue (Gollum-Smeagol, il Sovrintendente di Gondor Denethor) che mettono di fronte a scelte cruciali. Quello di Aragorn è invece un incontro della sua vocazione vera, quella di guidare la nuova Era degli Uomini come Re: quella di accettare e realizzare la sua essenza di leader. Un viaggio in se stesso, da parte di un Ramingo che nel mondo esterno ha viaggiato più di chiunque altro. Quello di Legolas e Gimli è un viaggio alla messa in discussione delle rispettive certezze per confluire in un’amicizia accomunante, che è lo svilupparsi del loro incontro, ed anche un viaggio di messa alla prova delle capacità caratteristiche delle loro stirpi. Quello di Gandalf è un viaggio-missione, messo in difficoltà ma anche sostenuto dai moltissimi incontri cui egli è chiamato per realizzare il suo compito. Gandalf ha l’esatto compito di essere guida nei viaggi, di condurre e stimolare viaggi (cosa che gli riesce assai bene, direbbe Bilbo con ironia), e questo lo può fare solo nel cercare gli incontri. Altro fondamentale viaggio è quello di Boromir, durato 110 giorni fino a Gran Burrone, dietro alla profezia di un sogno ripetutosi che parlava dell’anello, di un mezzuomo, di un ritorno del re. Un viaggio materiale e complicato, affrontato degnamente da un guerriero nel pieno delle forze, che lo porta a incontri destabilizzanti e indesiderati: un consiglio di altezzosi elfi decisi a distruggere l’unica arma possibile da usare contro Sauron, l’Anello stesso; un mezzuomo che pretende di portare l’Anello fin nel cuore di Mordor; un Ramingo straccione delle Terre del Nord che pretende di andare a Gondor a fare il Re di diritto.

    Questi viaggi protagonisti, contenenti uno o più incontri determinanti, sono poi sovrapposti e intrecciati a viaggi minori o di personaggi minori, e a loro volta ad incontri molteplici oppure a veri e propri incontri-scontri. Così per Frodo e Sam c’è l’incontro con gli orchetti di Mordor nella Torre di Cirith Ungol, e il lungo stravagante incontro con Gollum-Smeagol (doppio incontro); così per Pipino e Aragorn, per Saruman e Denethor, c’è l’incontro con la figura di Sauron, un malvagio molto strano, onnipresente ma sempre relegato nel vago e indefinito, mai protagonista e sempre artefice del male.

    Il fondamento del viaggio-incontro ne Il Signore degli Anelli è proprio l’Anello del Potere. Causa di viaggi, e quindi di incontri, causa di incontro col male di Sauron e di se stessi, conseguenza dell’incontro di Sauron, in antichità, con i sovrani degli altri popoli (per controllarli il Signore Oscuro creò un Anello segreto che fosse padrone degli anelli donati a tutti gli altri). L’anello porta dolore e brama, in tutti i suoi portatori (l’esempio più evidente è il sentimento estenuante di Gollum); porta ambizione sia in chi lo possiede sia in chi lo vorrebbe; porta battaglie per possederlo o per distruggerlo o per occultarlo; porta fughe e inseguimenti; tutte queste cose contengono, o sono esse stesse, viaggi-incontri. L’Anello, che ne Lo Hobbit è ancora un oggetto magico come tanti, è ora un vero e proprio artefice dalla volontà propria, dal male intrinseco. Ad esso è però legato anche un bene, cioè il potere degli anelli degli elfi e dei nani di mantenere floridi per l’eternità i regni naturali di Lorien, Gran Burrone e Moria. Un potere buono che distruggendo l’Anello andrà perduto comunque.

    Come simbolo, il CERCHIO, è storicamente armonia e pace, simbolo filosofico e teologico, religioso di inizio e fine, di Dio come centro (Dante) o dell’uomo come centro, a seconda dei rapporti di predicazione considerati (Feuerbach, Kant). Il cerchio è prigionia o scorrevole continuità che si rinnova (sistema aristotelico-tolemaico). Più materialmente, l’anello è da sempre simbolo di casate regnanti, potere temporale o magico. Nella mitologia nordica tanto cara a Tolkien ritroviamo l’Anello di Odino, Draupnir, dispensatore di ricchezze e dominatore; l’Anello dei Nibelunghi; l’Anello di Carlo Magno; l’Anello nelle leggende celtiche e nel Beowulf; l’Anello di Zeus a Prometeo Incatenato; l’Anello di Re Salomone nella Bibbia; l’Anello della versione originale di Aladino. Il tema della “ricerca dell’Anello”, evidentemente millenario, viene preso da Tolkien e rovesciato: ne Il Signore degli Anelli il viaggio e gli incontri da esso causati e ad esso mirati hanno il fine centrale di distruggerlo e impedirne per sempre l’uso.

    Il viaggio-incontro ne Il Signore degli Anelli è guidato e retto da un Disegno, divino, di cui mai si parla ma che si percepisce in tutta l’opera; l’assenza – singolare – di religione e religiosità è compensata dall’intrinseca presenza del Tolkien cristiano appassionato: la pietà, la solidarietà, l’accoglienza, i saggi chiamati ad essere “guide”, “pastori” dei semplici, il male immediato e contagioso ma che è possibile sconfiggere con il bene, e appunto, in questo insieme di viaggi-incontri retti da un Disegno, gli stessi incontri come luce per gli uomini di buona volontà, gli stessi viaggi come il loro cammino spirituale interiore per diventare buoni, per realizzare se stessi nel mondo e nell’umanità.

     

     

    (tratto da La Via prosegue senza fine di Giacomo D’Alessandro, Genova 2009)

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