Lettere dal Parco Nazionale d’Abruzzo per raccontare un viaggio-incontro con un mondo vitale. Il nostro mondo come dovrebbe e potrebbe essere. Le lettere sono indirizzate all’amico Giuseppe Festa, autore del libro Il Passaggio dell’Orso e dell’album Il Canto degli Alberi, entrambi ambientati nel parco abruzzese.

Parco d'Abruzzo - foto Ilaria Macedonio

26 settembre 2013, notte, Civitella Alfedena

Caro Giuseppe,

siamo tornati sul nostro sentiero da ripulire, in una tiepida giornata estremamente tranquilla. A tratti scopriamo un cespuglio di more o di cornioli che servono a tappare per poco il buco della fame. L’aria pulita affama, come il buon vecchio lavoro manuale a contatto con la terra. Claudio ci ha raccontato come viene fatto solitamente il censimento dei cervi. Proprio in quel momento ha fermato la macchina per permetterci di osservare una femmina di cervo maestosa, con il suo piccolo al seguito. Siamo stati tutto il giorno sotto il sole cocente, di un settembre che declina all’autunno mascherandolo, a tagliare arbusti perlopiù spinosi per ripulire un altro pezzo di itinerario. In poco tempo il contatto grezzo e diretto con gli elementi della terra mi fa sentire parte di questo posto, caro Giuseppe. La mia pelle, le mie ossa, il mio respiro non sono altro che un prolungamento reciproco di rami, foglie, pietre e odori. Siamo un tutt’uno col grande Spirito del pianeta, gli indiani d’America lo avevano capito ben prima di noi. Le tribù di questo mondo che abbiamo così ansiosamente spazzato via o rinchiuso in recinti avevano capito tante cose su quale armonia col mondo preservare. Così tanto dovremmo oggi, con umiltà, rimetterci alla loro scuola…

Oggi Claudio ci ha fatto fare un giro per cercare un produttore locale che ci vendesse latte e uova. Ci piace l’idea di comprare cose prodotte qui, piuttosto che al negozio. Abbiamo incontrato delle caprette di un pastore vicino al lago, poi i cavalli e le mucche dell’azienda che fa i formaggi. Ci hanno dato del latte talmente fresco e buono che ce lo stavamo bevendo tra di noi dalla bottiglia, ancora lì. Ho chiesto a Claudio di raccontarci qualche sua avventura ed esperienza nel lavoro al Parco. Ha rievocato gli incontri ravvicinati con l’Orso e il Lupo, le situazioni impreviste in cui si sono trovati alcuni volontari nel tempo. Si vede sempre più che il suo amore per questo luogo va al di là delle sue occupazioni o di una passione. Abbraccia tutta una serie di valori e di battaglie che riguardano una vocazione, un’alternativa di sistema, una vita.