Lettere dal Parco Nazionale d’Abruzzo per raccontare un viaggio-incontro con un mondo vitale. Il nostro mondo come dovrebbe e potrebbe essere. Le lettere sono indirizzate all’amico Giuseppe Festa, autore del libro Il Passaggio dell’Orso e dell’album Il Canto degli Alberi, entrambi ambientati nel parco abruzzese.

Parco d'Abruzzo - foto Palma Boccuzzi

27 settembre 2013, notte, Civitella Alfedena

Caro Giuseppe,

vivere qui a Civitella con persone appena conosciute è sperimentare ancora una volta la bellezza della comunità: siamo fatti per vivere assieme, per incontrarci, per generare felicità e vita e significato dall’entrare in relazione. Non esiste allora la paura dell’estraneo, dell’“altro”, ma se mai una fatica – in certi casi – a trovare buone formule di contatto, confronto, convivenza con l’altra persona; nella maggior parte dei casi, il piacere di scoprire “quanto è bello, quanto è soave” stare assieme nella quotidianità, parlarsi, giocare, organizzarsi, lavorare, anche sbagliare.

Oggi Claudio ci ha mandati, in quattro da soli, su per un lungo sentiero da verificare e ripulire. Ci siamo ritrovati in un bosco immenso di querce, faggi e aceri, tronchi chiaroscuri giovani e freschi, giganti muschiati con le radici emergenti dal terreno quali artigli di strega. Un silenzio surreale ci ha accompagnati per tutta la salita, scosso solo dai nostri respiri affannosi e dai rami spezzati dalla nostra opera di pulizia. Puliamo un sentiero perché accolga altri passi, perché non inganni né illuda, non maltratti gli ospiti che qui si affacceranno. Ma servirà anche agli animali come pista per muoversi meglio.

In cima siamo usciti dal bosco su un tratto di pietraia dorato dal sole di mezzogiorno. Montagna vera, montagna alta. L’ultimo strappo sulle pietre prima di guadagnare il passo, in cresta, e la sua vista sul mondo in tutte le direzioni. Mi sono spinto da solo fino alla cima poco vicino, dove ti ho chiamato, e con che gioia…! […] unire in quel momento le nostre esperienze legate a questo stesso posto… Ridere raccontare e sognare, insieme. […]

Più tardi, in una splendida radura a valle abbiamo fatto delle foto arrampicati su un albero, sfiorati dall’ultimo sole del vespro. Sono alberi vivi, questi, che trasmettono la linfa della terra e del cielo. Claudio è comparso poco dopo avanzando a passo svelto nel prato. Non so perché, ha raccolto un lungo bastone secco e lo ha tenuto con sé. Sembrava un druido, per noi lo è. Siamo tornati ancora una volta parlando di orsi e lupi, sentieri e racconti, come quello del Signor Freccia, il misterioso segnatore di sentieri degli anni ’20 di cui nessuno ha mai saputo l’identità; i suoi simboli a forma di freccia restano tutt’oggi i più efficaci nella scelta degli itinerari. Questa è l’essenza del viandante: saper vedere, saper dare, un segno sulla strada del mondo per scorgerne le bellezze più emozionanti, in un cammino che alterna fatica a comodità, e che non lascia senza una direzione.