Lettere dal Parco Nazionale d’Abruzzo per raccontare un viaggio-incontro con un mondo vitale. Il nostro mondo come dovrebbe e potrebbe essere. Le lettere sono indirizzate all’amico Giuseppe Festa, autore del libro Il Passaggio dell’Orso e dell’album Il Canto degli Alberi, entrambi ambientati nel parco abruzzese.

Farfalla al Parco - Ilaria Macedonio

2-10 ottobre 2013, Genova

Caro Giuseppe,

sto provando in questi primi giorni di “ritorno” dal Parco a mantenere viva e fresca dentro di me quella dimensione che ho respirato così a fondo e che mi ha dato un entusiasmo difficilmente descrivibile. Cerco di portare un po’ di parco dentro di me, di essere io “parco” per gli altri, ovvero orma, impronta, assaggio di ciò che questo mondo potrebbe e dovrebbe essere. Sento la chiamata a farmi custode del mondo naturale, custode della bellezza, abitante della vita, una presenza fertile in grado di “accompagnare” il cammino perché sia il più gravido possibile di felicità, di armonia, di pienezza.

L’esperienza dell’Abruzzo è stata fatta di cose semplici: vita comunitaria, cammino, chiacchierate, lavoro gratuito nella natura e per la natura. Proprio per questo è stata così incisiva. Per aver dato la conferma (per alcuni la scoperta) di come una vita semplice ed essenziale, per certi versi ancestrale, sia possibile e fertile di felicità.

Un cammino è fatto anche di angoli oscuri, paure di vuoto, graffi improvvisi e improvvisi turbamenti. Nei giorni del “ritorno” è successo anche questo. […]

E’ vero, ci siamo sentiti anime del parco, nel giro di una sola settimana. Ne abbiamo lasciato il segno attraverso un racconto fantastico scritto con gli spunti di tutti, un po’ buffo e un po’ grave, nello stile unico che ha caratterizzato il nostro gruppo. Chi sa se lo leggerai, prossimamente. Per ora giace nel quadernone dei volontari che Claudio ci ha raccomandato di compilare. Di sicuro leggerai molto presto il testo della nostra chiacchierata con Peppe Di Nunzio, il guardaparco 88enne che tu stesso hai incontrato qualche anno fa, e che ispira tante storie e immagini sugli orsi. Memoria storica di un mondo ideale, e reale. Un mondo che vive attraverso le epoche e che può oggi rappresentare quel tesoro prezioso per insegnarci un vivere semplice, diverso, oltre le crisi, oltre le ricchezze smodate, i bisogni indotti, l’urgenza di dominare la natura, di allontanarla.

Non so quanto in queste lettere ti ho passato del mio cammino di viandante per i boschi d’Abruzzo. So che un giorno cammineremo insieme su quelle foglie screziate di rosso e quel fango che conserva il passaggio del cervo, del lupo e dell’orso. So che ci sei, laggiù da qualche parte, a leggere queste parole, con affetto. E questo mi basta. Fino alla prossima serata insieme, attorno al fuoco. Fino al prossimo sentiero.