Scampia Vele notte 2014

Nel viaggio ritrovo già il gusto di scrivere. Napoli poi è sempre fonte di stupore e novità. Ai miei piedi si agita inquieta una cagna bianca che due ragazze – una coppia, mi accorgo – tengono buona al guinzaglio. Così pallida, rosata e spelacchiata sembra quel che resta della stirpe dei dinosauri, o una larva di drago ancora da crescere. Si capisce che ha sofferto tanto. Non riesce ad accoccolarsi sul pavimento per il piccolo dettaglio che questo pavimento sfreccia a 100 chilometri orari sotto terra. La nuova tratta di metropolitana porta dalla stazione centrale direttamente a Piscinola, che poi è Scampia.

Un ragazzo si alza per scendere, ammicca al cane e ne approfitta per fare un saluto gentile a queste due sconosciute. Le ascolto parlare. Le persone semplici si riconoscono in queste situazioni da come biascicano le parole, le espressioni e dal parlare troppo di sé con un certo egocentrismo. Non che sia un giudizio negativo sulla persona. Ma un tratto, quello sì.

Da Roma in giù sul treno si sente che l’Italia cambia. Più voci, più parole, più accenti. E’ più semplice attaccare bottone. Una signora sui settanta, in tiro come fosse Sofia Loren, mi assolda per portarle su e giù dal treno il trolley, un blocco granitico di un terribile azzurro elettrico. Mi congeda con una carezza scandendo in perfetto romanesco: “godd bless gliu”.

I colori della pianura sono accesi, dopo tutta la pioggia di questo tiepido inverno. E’ quel tipo di tonalità che mi richiama l’Irlanda. Devo tornarci prima o poi, ne ho visto così poca… A sprazzi rifletto sul fatto curioso che ancora una volta (la terza in un anno e mezzo) i miei passi mi riconducono qui, a Scampia. Uno dei luoghi meno attraenti d’Italia, ancor più per un camminatore del bosco e del monte. Qui, a questo cuore che palpita e che per motivi diversi mi ha legato a sé, facendosi parte del mio sentiero, del mio respiro quotidiano. Essere qui è muovere i piedi in direzione ostinata e contraria, è ridere in faccia all’ovvietà, sfidare l’apparente inutilità, è continuare a coltivare quelle relazioni inaspettate, quelle curiosità sfrigolanti, quel tentativo di impegno, che mi chiamano ancora qui, una sera di fresca primavera, camminante all’ombra sinistra delle Vele.

1 aprile 2014

Giandil