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Ieri sera una lunga chiacchierata con Fabrizio mi ha portato in un viaggio lungo le esperienze della sua vita, in ciò che lo porta a spendersi qui, tutti i santi giorni, a Scampia, dove ha fatto cose straordinarie (ma lui non lo direbbe mai), dove ha lotta “contro i mulini a vento” per dare valore ad un’altra immagine di questo posto, continuamente appesantito e ferito dallo stereotipo del disagio e del male. La bellezza, il bene, l’umanità che si scopre, questo vorrebbe trasmettere quando dall’altra parte le fiction, i romanzi e i giornali chiedono lo scandalo, il sangue, il marcio da sbattere con compiacimento sotto gli occhi della “gente normale”. Le parole di Fabrizio ancora una volta mi danno pace, speranza, e un profondo senso di verità. La verità, quella cosa che siamo così incapaci di spogliare da astrazioni e filosofie per riconoscerla nella realtà umana di chi è “giusto”, perché vive con e per la giustizia, con e per la fiducia. Ancora una volta posso riconoscermi completamente nella visione e nell’approccio di una persona credibile, appassionata, sapiente, nella semplicità di un pasto insieme. Mi confronto con lui sul mio percorso di vita, sul senso di una ricerca, ciò che più mi sta a cuore. Non ricevo ricette, risposte, assiomi, ma umiltà, praticità, racconti di vita, coraggio di stare e di andare. Qui, al nono piano di una palazzina di Scampia, dove nell’immaginario collettivo non è concepibile nulla di significativo o per cui valga la pena.

Nella casetta rossa di Mani Tese, in centro Napoli tra il quartiere stazione e il rione sanità, ho assistito a un incontro del Comitato Campano con i Rom. C’era anche il mitico Alex Zanotelli, sempre silenziosamente in prima linea tutti i giorni per i “poveri cristi” di questo mondo, siano essi nella baraccopoli di Korogocho in Kenya, tra i neri di Castel Volturno o nei vicoli napoletani. La riunione è qualcosa di surreale: una quantità di personaggi diversissimi, dai ruoli confusi, tutti a prodigarsi tra dati, notizie, idee, esperienze dirette e aggiornamenti sensazionali, borbottando e commentandosi a vicenda, per dare soluzioni politiche e sociali a lungo termine alla sistemazione di oltre 600 Rom (dei 3000 che vivono a Napoli) al momento in condizioni di emergenza abitativa. Questi omini e queste donnine di mezz’età spendono ore della loro giornata dietro a questioni che riguardano esseri umani, bambini, donne, così facilmente ridotti a cifre, percentuali e slogan elettorali da ben altri gruppi.

In macchina ci ha portati avanti e indietro Raffaele della Casa Arcobaleno. Un altro signore che potrebbe fare il pensionato quieto e sereno e invece da decenni passa le giornate tra senza dimora, immigrati e derelitti da cui è continuamente cercato sul cellulare. Con il compare Enrico hanno ideato una scuola itinerante in roulotte per far studiare le donne nei campi rom. Son tutte cose che vengo a sapere indagando, o intuisco ascoltando le conversazioni. Questa è gente che non sbandiera nulla. Sanno di smuovere un granello di polvere nel mondo intero. Hanno deciso di metterci tutto se stessi, perché è il significato maggiore da dare a una vita.

Ho fatto da guida a un’amica che studia a Napoli. Io genovese guido per le strade di Scampia una bergamasca che vive a Napoli. Tutto sottosopra… Abbiamo passeggiato tra le Vele, passando in mezzo a questo non luogo straripante di vita confusa, esistenze arrangiate, architetture decadenti e – a quanto si sa – lo spaccio coperto. In fondo alla grande e allucinante piazza Giovanni Paolo II (un piazzale cementificato largo 150 metri senza una panchina) entriamo al Mammut, Centro Territoriale di aggregazione giovanile, una delle più graziose luci di speranza per i ragazzi qui. Poi siamo entrati nella Villa Comunale per sederci al sole sul prato, tra palme e odore di erba tagliata. I bambini giocano e le mamme chiacchierano. Da sopra il parapetto il mega giardino della villa è sormontato dalle sagome delle Vele retrostanti. E’ una delle icone che amo di più in questa Italia. La bellezza e l’inferno. Ci ricorda che nella naturalità della bellezza tutto può fiorire, anche qui. E allora le Vele di Scampia saranno spiegate verso la felicità.

3 aprile 2014, Giandil

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