Al Suq Festival lo scorso 22 giugno io e il musicista irlandese Joel Cathcart abbiamo portato in scena un reading musicale dal titolo “L’andare profondo. Racconti e musiche per sconfinare“. Le canzoni cantautorali di Joel scritte tra Irlanda, Arizona e Italia. Racconti da me narrati tratti da Moresco, Terzani, Capo Seattle, Teller e riflessioni comuni con Joel.


 

Da “Repubblica nomade” di Antonio Moresco

Siccome la storia la scrivono sempre i vincitori, la forma di vita nomade e migrante è stata criminalizzata e definita inferiore, perturbante e inquietante, un residuo del passato da debellare.

Ma siamo sicuri che non ci sia niente di buono in questa forma di vita, che tutto il bene sia da una parte e tutto il male dall’altra? Siamo sicuri che l’organizzazione della vita risultata vincente, che si è affermata e ha preteso di autodefinirsi “progresso” schiacciando ogni altra, sia l’unica possibile e addirittura la migliore? Quali sono le prospettive di questa forma di dominio che si è affermata e che si presenta come insuperabile? Non dovremo inventarci nuove strade e nuove forme di vita impensate, dissotterrando, reinventando e rivitalizzando anche esperienze e potenzialità umane precedenti che poi sono state annientate? Siamo sicuri che alcune forme di nomadismo, con la loro potenzialità di invenzione della vita e di sogno, non saranno indispensabili per riaprire il nostro orizzonte chiuso di specie?