24-28 marzo 2016 | 24 piedi da Siena a Orvieto

E’ la seconda volta che cerco di vivere i giorni di Pasqua in una maniera più semplice, originale e significativa. L’anno scorso insieme a 3 compagni avevamo camminato da Gubbio ad Assisi, sulla via di Francesco. Quest’anno abbiamo pensato al tratto di Francigena che unisce Siena ad Orvieto, e i compagni sono stati 11. Tende, fornelletti, provviste e qualche maglia pesante (la stagione è ancora imprevedibile). Un sole generoso ci ha accompagnati dalle stradine senesi ai colli coltivati a ulivi e viti, fino alle rocche medievali in Val d’Arbia e Val d’Orcia, passando per i bagni termali del Monte Amiata e per le statali mezze deserte.

La Via Francigena

E’ l’antico cammino che da Canterbury conduceva i pellegrini a Roma, e ancora più in giù agli imbarchi per la Terrasanta. Oggi in gran parte ripreso, segnato e mappato, consente un’immersione privilegiata nel cuore dell’Italia, dei suoi luoghi famosi e di quelli più ignoti. Aiuta anche a rendersi conto degli effetti dell’urbanizzazione, dello spopolamento e della riscoperta autentica, portando il viaggiatore su statali trafficate o lungo ruscelletti isolati dal mondo, nella tenuta di secolari contadini e all’ombra delle più belle rocche e chiese medievali. Ogni posto tappa ha un luogo di accoglienza per i pellegrini, spesso parrocchie o foresterie comunali. A seconda della stagione e del tratto di percorso, di gente se ne incontra, spesso stranieri.

Un cammino di Pasqua

Pasqua significa letteralmente “Passaggio”. Il Cardinale Martini suggeriva nelle sue meditazioni pubbliche di intenderlo come il passaggio da una vita non autentica ad una vita pienamente autentica, come accade a Mosé nell’Esodo. E’ il tempo buono per meditare quella straordinaria vicenda umana che è la passione e morte di Gesù di Nazareth. Sempre meno sono coloro che celebrano la Pasqua nelle funzioni in chiesa. Sempre più coloro che, abbandonata ogni pratica, smettono anche di interrogarsi sul modello umano di vita di Gesù e sulla possibilità di un percorso serio di fede a favore della giustizia. In mezzo, stanno poche opportunità, pochi tentativi. Il mio, il nostro, è un tentativo attraverso il cammino vero e vivo, di meditare la vita e la morte di Gesù; un punto di partenza per interrogarsi sulla propria vita e sull’ingiustizia e la sofferenza che avviene oggi nel mondo. Cosa possiamo noi? Cosa dà significato a una vita piena, e anche a una morte ingiusta, che non diventa così l’ultima parola? Uscendo insieme dalle maglie della quotidianità, vivendo qualche giorno come “comunità che cammina”, senza nulla di superfluo tranne l’essenziale della sopravvivenza quotidiana, un piccolo gruppo si è ritrovato a “celebrare” la sua Pasqua, condividendo silenzi, dubbi, desideri, meditazioni esistenziali. Ecco la traccia introduttiva

Tre tappe

Siamo partiti da Genova col pullman Baltour per Pisa alle ore 6. Da Pisa col treno abbiamo raggiunto Siena alle 10.15.

  • Tappa 1 SIENA – MONTERONI D’ARBIA (circa 22 km) – tratto in bus fino a S.Quirico d’Orcia
  • Tappa 2 SAN QUIRICO D’ORCIA – BAGNI S. FILIPPO (circa 20 km)
  • Tappa 3 (autostop fino ad Acquapendente) ACQUAPENDENTE – ORVIETO (circa 25 km)

Ogni sera ci siamo accampati con la tenda chiedendo il permesso o utilizzando terreni abbandonati fuori dall’abitato.

Tre meditazioni

La sera del giovedì abbiamo cenato con agnello e pane non lievitato, ripetendo una sorta di “cena ebraica” e rileggendo il lungo racconto dell’Esodo, della liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù d’Egitto. La riflessione ha riguardato anche l’Ultima Cena di Gesù con la lavanda dei piedi ai suoi discepoli.

La sera del venerdì abbiamo meditato il lungo e profondo racconto della condanna a morte di Gesù, ad opera dei poteri forti civili e religiosi dell’epoca. La riflessione ha riguardato gli innumerevoli crocifissi della storia e di oggi.

La sera del sabato abbiamo ricevuto l’accoglienza dei frati cappuccini e di un gruppo druidico locale, e abbiamo assistito alla veglia di Pasqua.

Un luogo nomade di armonia

Questo modo di camminare ci ha restituito passione e armonia. Ci ha spinti ad essere solidali gli uni verso gli altri, in tutte le faccende quotidiane; ad essere ben disposti verso i compagni di viaggio, spesso poco conosciuti e tutti da approfondire; a non temere l’improvvisazione, l’adattamento come nella giornata di autostop, a due a due, affidandoci a tanti passaggi di perfetti sconosciuti. Il cammino ci ha rastrellato via le mille distrazioni, ansie e sensi di dovere personali, e ha messo al centro il desiderio di gustare e vivere appieno ogni momento, in un divertimento sano, esprimendosi, ascoltando. Ci siamo ritrovati in un luogo nomade, diverso ogni momento, di armonia, di semplicità, di bellezza. Non è servito chissà cosa, per dare vitaa questo luogo: solo la voglia, la disponibilità, e qualche ingrediente ben scelto. Ci siamo fatti parte di un mondo naturale che sa dare all’uomo respiro e rilassamento. Ci siamo proposti comunità camminante, pensante, discutente, esultante. Un’oasi non certo oziosa a fronte di un mondo complesso, che richiede scelte consapevoli, coraggio comunitario, passione rigenerata, e che ci ha permesso di far buon uso della Pasqua e dei suoi millenari spunti interiori, per agire sempre più nella nostra vita secondo un senso ben scelto, alto, che genera speranza.