Come nasce un cammino sociale #11

La tappa che abbiamo costruito in alta valle con i preziosi consigli di due veterani del CAI di Novi Ligure, Silvio e Guido, recupera alcune vecchie strade di grande fascino, parte di quella viabilità antica (e perduta) che racconta un’altra epoca precedente alla nostra. Ho esplorato questa tappa in solitaria, un giorno di maggio, partendo dal borgo di Daglio. Imboccando la vecchia strada che conduce al paese incastonato di Cartasegna, sembra di perdersi. Eppure il sentiero è lì, non risulta su cartine e mappe escursionistiche ma è intatto, aperto e soleggiato. Cartasegna sembra scolpito sul fondo di una valle nascosta, invisibile, ed è un paese in ripida salita, con molte case in pietra.

Scendo al fiume che rumoreggia gonfio delle piogge primaverili, e trovo un ponticello romanico affollato di mamme e bambini che scorrazzano nell’acqua. Il ponte mi immette su un’altra vecchia strada, a tratti più selvaggia, che scavalca la collina boscosa raggiungendo gli ultimi tornanti prima di Carrega, il più grande comune dell’alta valle. Connio, borgo famoso per il “giro” con piffero e fisarmonica tradizionali delle 4 province, è una lingua di casette chiare sdraiate sul costone come farebbe una frana nel tempo. Subito dopo sono a Carrega, con le sue sedi partigiane, il Comune impegnato nella realizzazione del Parco dell’Alta Val Borbera, e la grande chiesa isolata poco sotto il castello, o quel che ne rimane.

Mangio qualcosa in silenzio, poi proseguo, affiancando il passo ad una coppia di origini calabresi che vive qui da decenni. Mi accompagno chiacchierando con loro di sentieri, scorciatoie e animali, fino all’ultimo paese in fondo alla vallata, dove la strada si fa sterrato ed entra nel bosco profondo. Solo così si raggiunge il borgo abbandonato di Chiapparo, uno dei meno conosciuti e devo dire dei più integri. Un’altra mezzora di cammino e sbuco dal bosco sulla strada che raggiunge Vegni, a 1000 metri di quota, con il paese vecchio costruito nella zona più umida per lasciare le terrazze esposte al sole alla produzione agricola di sussistenza. Mi raccontano che qui si coltivasse il riso, oltre alle consuete patate e castagne. La vista dal paese nuovo è spettacolare. In basso, di fianco al cimitero sospeso sul rio dei Campassi, pascolano liberi cavalli lucenti. Che bello sarebbe proseguire il viaggio insieme a loro, portati tra i segreti delle valli perdute mentre cala la notte, e si alza la luna.