Testo riveduto dell’intervento di Giacomo D’Alessandro al convegno della Fondazione Missio (CEI) ad Assisi, 28 agosto 2018.

Brano Mt 19, 16-22

Oggi vi propongo di riflettere sulla radicalità. Un aspetto delicato, che facilmente diventa pericoloso, e ne abbiamo infiniti esempi. Ma credo che il ruolo delle generazioni più giovani sia proprio quello di osare la radicalità, e in questo costruire con gli adulti un rapporto di confronto, di correzione reciproca, di incoraggiamento, a volte di rottura (è sano anche questo). Ho scelto senza dubbio il brano del giovane ricco non perché mi senta di poterne dire grandi verità, ma perché questo brano sento di starlo vivendo, io e tanti altri della mia generazione, in questi anni della storia.

Vangelo di Matteo. Matteo scrive agli ebrei, ricordiamolo sempre. Se non si fa attenzione a ricostruire le intenzioni e il contesto di chi scrive, si rischia quella deriva che in gergo si chiama “violenza epistemica” sul testo: gli si fanno le domande sbagliate, gli si fa giustificare quello che fa comodo a noi. Ed è quello che è avvenuto per secoli e che spesso avviene ancora oggi nelle comunità cristiane, per cui concedetemi questa parentesi visto che siamo qui per riscoprire il senso della Parola nella nostra vita: abbiamo tutti bisogno di un sostanzioso aggiornamento biblico sull’interpretazione di tantissimi brani. Perché la disciplina dell’ermeneutica biblica si è evoluta perlopiù negli ultimi 80-100 anni, e ha ridato un senso più preciso ai testi. A volte c’è da rimanere scandalizzati, da quanto è cambiato il senso di brani o di frasi che consideriamo dei capisaldi. Chiusa parentesi.

Altra premessa per accostarci al brano. Avere, come dice Carlo Maria Martini, la percezione che “le pagine bibliche parlano di me”, cioè mi svelano, sono uno specchio. (…) Dice qualcosa che io vivo, anzi mi spiega cosa mi sta succedendo. Perché molti giovani sono confusi, non sanno chi sono, hanno mille tensioni e pulsioni, non sanno ordinarle. Mentre le pagine della Scrittura con la loro ricchezza di umanità e anche con le figure che presentano chiariscono. “Riconosco qualcosa di me nel giovane ricco, in Pietro, in Davide”.

Dov’è in me il giovane ricco? Mettiamoci sul brano con questa domanda. Non siamo monoliti, i bravi e i giovani ricchi, i credenti e i non credenti. La grande intuizione di Martini è che ci sia un po’ dell’uno e dell’altro in ognuno di noi; lì acquista valore il discernimento, “distinguere” per poter scegliere bene…

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