Come nasce un cammino sociale #13

“Una volta qui era come un giardino” mi dice la signora Maria, 86 anni, nata e vissuta nel minuscolo borgo di Centrassi. “Ora è triste vedere tutto abbandonato. Ho dedicato la vita a tenere questi campi, i boschi, i sentieri…”. E’ tenera e minuta, una memoria vivente dei mutamenti del mondo. “Qui campavamo con quello che produceva la terra. Dovevamo comprare soltanto olio e sale, il resto lo facevamo noi. Grano, patate, ortaggi, latte, uova, formaggio. Ho provato anche io ad andare per l’inverno a servizio presso i signori di Genova, come si usava per le donne di qui. Ma non mi trovavo. Il mio posto era qui con la terra.” Mi racconta mentre con le mani sottili pulisce i fiori nei vasi sulla scala di casa.

La signora Cicci è un po’ più giovane, ma ha visto la guerra. Lei e il marito mi offrono un bicchiere d’acqua e di fermarmi a pranzo con loro. Racconto che sto recuperando vecchi sentieri, vecchie memorie, per aprire un cammino sociale e ricreare una trasmissione tra generazioni. Tra chi vive qui e chi arriva da fuori. E chissà, suscitare qualche voglia di ritorno all’essenzialità e alla bellezza di questi luoghi.

Ha visto la guerra la signora Cicci, aveva 8-9 anni. “Noi siamo di Genova ma eravamo sfollati qui, dai parenti”. E anche qui arrivò la guerra, con i partigiani che cercavano di scongiurare l’occupazione nazista. “Quando passava una banda partigiana mia madre metteva sulla stufa un pentolone di acqua bollente per lavargli i vestiti, a quei ragazzi, tutti pieni di pidocchi a causa della vita all’aperto. Ma quando ci furono le retate dei nazifascisti, ho visto in due occasioni mia mamma essere messa al muro. Poteva morire da un momento all’altro, davanti ai miei occhi. Io non credo che voi giovani possiate capire. Ma quando oggi vedo al telegiornale quelli di Casapound che fanno il saluto fascista, mi si torcono le budella dalla paura. Perché io ho visto. Io ricordo cos’è stato”.


[foto di Luca D’Alessandro]