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Canto del Ramingo

Cammino e spiritualità sui sentieri di Giandil

Canto del Ramingo

Categoria: Val Borbera (Page 1 of 2)

Val Borbera, donne radici e memorie

Come nasce un cammino sociale #13

“Una volta qui era come un giardino” mi dice la signora Maria, 86 anni, nata e vissuta nel minuscolo borgo di Centrassi. “Ora è triste vedere tutto abbandonato. Ho dedicato la vita a tenere questi campi, i boschi, i sentieri…”. E’ tenera e minuta, una memoria vivente dei mutamenti del mondo. “Qui campavamo con quello che produceva la terra. Dovevamo comprare soltanto olio e sale, il resto lo facevamo noi. Grano, patate, ortaggi, latte, uova, formaggio. Ho provato anche io ad andare per l’inverno a servizio presso i signori di Genova, come si usava per le donne di qui. Ma non mi trovavo. Il mio posto era qui con la terra.” Mi racconta mentre con le mani sottili pulisce i fiori nei vasi sulla scala di casa.

La signora Cicci è un po’ più giovane, ma ha visto la guerra. Lei e il marito mi offrono un bicchiere d’acqua e di fermarmi a pranzo con loro. Racconto che sto recuperando vecchi sentieri, vecchie memorie, per aprire un cammino sociale e ricreare una trasmissione tra generazioni. Tra chi vive qui e chi arriva da fuori. E chissà, suscitare qualche voglia di ritorno all’essenzialità e alla bellezza di questi luoghi.

Ha visto la guerra la signora Cicci, aveva 8-9 anni. “Noi siamo di Genova ma eravamo sfollati qui, dai parenti”. E anche qui arrivò la guerra, con i partigiani che cercavano di scongiurare l’occupazione nazista. “Quando passava una banda partigiana mia madre metteva sulla stufa un pentolone di acqua bollente per lavargli i vestiti, a quei ragazzi, tutti pieni di pidocchi a causa della vita all’aperto. Ma quando ci furono le retate dei nazifascisti, ho visto in due occasioni mia mamma essere messa al muro. Poteva morire da un momento all’altro, davanti ai miei occhi. Io non credo che voi giovani possiate capire. Ma quando oggi vedo al telegiornale quelli di Casapound che fanno il saluto fascista, mi si torcono le budella dalla paura. Perché io ho visto. Io ricordo cos’è stato”.


[foto di Luca D’Alessandro]

Il cammino sociale su Giornale7

di Debora Bergaglio

Sta per nascere il cammino sociale della Val Borbera: 130 km da percorrere in 7 giorni per rilanciare un turismo lento e vincere lo spopolamento. Non se ne conosce ancora il nome, ma il progetto è in via di definizione e ogni giorno prende forma. Il cammino sociale della Val Borbera è un’iniziativa di stampo turistico – ambientale che si attendeva da tempo. Un cammino sociale potrebbe, infatti, essere lo strumento per portare un turismo lento, ma costante, destagionalizzato e rispettoso di questa parte di Appennino. D’altronde il trend del turismo in cammino, in bici, a piedi e a cavallo sta crescendo in ogni parte del mondo portando, quando ben gestito e sviluppato, a ottimi risultati in termini di sviluppo e crescita del territorio, della sua popolazione e delle sue attività. In pratica un antidoto allo spopolamento.

News dalla Val Borbera #2

L’itinerario è pronto: 130 km di sentieri e incontri

Seconda newsletter per aggiornarti e coinvolgerti nei passi avanti del Cammino Sociale della Val Borbera. E’ pronto dopo lunghi sopralluoghi e consultazioni l’itinerario che costituirà il cammino. Si tratta di 130 km tra sentieri CAI, vecchie mulattiere e strade non trafficate, che descrivono un inedito anello all’interno della valle. Le 7 giornate di cammino prevedono le seguenti tappe:

1. Arquata – Persi
2. Persi – Cantalupo – Rocchetta – Albera
3. Albera – Cabella – Cosola
4. Cosola – Carrega – Vegni
5. Vegni – Reneusi – Dova
variante. Vegni – Antola – Dova
6. Dova – Sisola – Borassi
7. Borassi – Roccaforte – Grondona – Arquata

A breve sarà inaugurato un periodo di sperimentazione in cui sarà possibile scaricare le tracce GPS di ogni tappa e andare a provarle di persona, così da inviare segnalazioni, suggerimenti, informazioni e fotografie, ma anche collaborare di propria iniziativa alla pulizia dei sentieri dove necessario. Nel frattempo continua il confronto con Sindaci e Unioni per arrivare ad una segnaletica stabile sul percorso, e con albergatori e abitanti per concordare un’ospitalità efficace e diversificatadurante tutto l’anno. E’ in corso anche la stesura di una breve guida al cammino che sarà pubblicata in versione digitale e cartacea, e che oltre alle indicazioni logistiche e turistiche conterrà anche le indicazioni per incontrare le realtà virtuose della valle.

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Val Borbera, il mestiere delle castagne

Come nasce un cammino sociale #12

La settima tappa del Cammino Sociale comprende il giro degli essiccatoi e il borgo di Grondona. Con Maurizio e Giorgia l’abbiamo esplorata verso la fine di giugno partendo da Arquata e immergendoci nei folti boschi soleggiati che ricoprono i crinali di bassa valle. E’ un mondo suggestivo, così vicino alla “civiltà” e alle arterie stradali quanto selvaggio e misterioso, poco battuto, quasi dimenticato. A tratti in cima ad inattese radure si scoprono cascine fuori dal tempo, piccoli santuari o capanne di caccia.

Gli essiccatoi rappresentano qui nella veste meglio conservata (grazie a recenti restauri ed ai pannelli didattici) il cuore di una civiltà contadina che sembra scomparsa, ma non è perduta. Quintali di castagne di cui questi boschi erano letteralmente coltivati venivano qui ammassate ed essiccate con il fumo, per purificarle da vermi e insetti e poterle poi conservare a lungo, in attesa di farne soprattutto farina, olio ed altro sostentamento per le famiglie contadine.

Un contatto importante con i tesori che il bosco contiene, e che non troppo tempo fa chi conduceva una dura vita da queste parti sapeva con saggezza valorizzare in ogni loro aspetto. La natura madre, come ci insegnano gli indigeni di ogni latitudine, e non quel mostro inospitale e ostacolante che ci ha additato una idea dominante di “progresso”.

[Maggiori informazioni sul sito del CAI di Novi Ligure]

Questa fame di cammino sociale – Italia Che Cambia

di Giacomo D’Alessandro

Da ormai qualche anno sta prendendo piede in Italia una nuova idea di cammino. È un’idea che non nasce dalla teoria, ma dai piedi, dai passi e soprattutto dagli incontri. Molte persone, a volte interi gruppi e movimenti, si dedicano a camminare in luoghi anche non turistici, per incontrare a passo lento le realtà virtuose che abitano determinati territori. È un camminare che riscopre e sogna una realtà diversa dal soffocante racconto mediatico, un’Italia dei borghi e delle comunità, delle avventure sociali e culturali che come “lucine” presidiano territori spesso abbandonati e spopolati.

È un camminare che scommette sul ricucire una realtà individualista, frammentaria e rassegnata, non tanto con grandi discorsi quanto con i corpi e le menti. Ed è infine un camminare che nasce dal desiderio di chi, fuori dalle metropoli, va in cerca di altri stili di vita possibili. Questo modo antico e nuovo ha come risultato di incoraggiare (moralmente ma anche economicamente) le persone che una scelta diversa l’hanno compiuta, ma spesso arrancano in territori dove far ripartire economie circolari e sostenibili non è affatto scontato.

Per tratteggiare le caratteristiche del “camminare sociale” e dei movimenti che lo hanno sviluppato, mi sono rivolto ad alcuni significativi personaggi che ho avuto modo di conoscere. Primo fra tutti il camminatore e fotografo Riccardo Carnovalini, che ha condotto alcuni dei più intriganti percorsi a piedi e reportage in 40 anni di attività (CamminAmare, CamminaItalia, GeMiTo, Appia Antica…). L’ultima avventura, PassParTout, è stata un cammino di 9 mesi per l’Italia in cui chiedeva ad ogni persona ospitante di trovargli l’ospitalità del giorno dopo. Un patrimonio inedito e imprevedibile di incontri vissuto e raccontato insieme ad Anna Rastello, camminatrice molto attenta al tema delle disabilità e dell’inclusione, promotrice di cammini sociali urbani di 24 ore e del Cammino di Marcella.

Dal 2011 si è lentamente coagulato Repubblica Nomade, un movimento unico nel suo genere, promotore di cammini dal forte impatto civile, in Italia e in Europa. I suoi ispiratori, lo scrittore Antonio Moresco e la redazione de Il Primo Amore, insieme a decine di volontari da tutto il Paese, hanno contribuito molto a sintetizzare i principi di una nuova, profetica funzione del “camminare” come atto politico, sovversivo e prefigurante nuovi orizzonti di specie. Tra le imprese più significative l’esordio Milano-Napoli sulla via Francigena e il cammino Stella d’Italia per convergere su L’Aquila, “da terremotati a terremotanti”. Ma anche inediti itinerari in Sicilia e in Sardegna, pionieri di una socialità tutta da scoprire…

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Val Borbera, vecchie vie di boschi in alta valle

Come nasce un cammino sociale #11

La tappa che abbiamo costruito in alta valle con i preziosi consigli di due veterani del CAI di Novi Ligure, Silvio e Guido, recupera alcune vecchie strade di grande fascino, parte di quella viabilità antica (e perduta) che racconta un’altra epoca precedente alla nostra. Ho esplorato questa tappa in solitaria, un giorno di maggio, partendo dal borgo di Daglio. Imboccando la vecchia strada che conduce al paese incastonato di Cartasegna, sembra di perdersi. Eppure il sentiero è lì, non risulta su cartine e mappe escursionistiche ma è intatto, aperto e soleggiato. Cartasegna sembra scolpito sul fondo di una valle nascosta, invisibile, ed è un paese in ripida salita, con molte case in pietra.

Scendo al fiume che rumoreggia gonfio delle piogge primaverili, e trovo un ponticello romanico affollato di mamme e bambini che scorrazzano nell’acqua. Il ponte mi immette su un’altra vecchia strada, a tratti più selvaggia, che scavalca la collina boscosa raggiungendo gli ultimi tornanti prima di Carrega, il più grande comune dell’alta valle. Connio, borgo famoso per il “giro” con piffero e fisarmonica tradizionali delle 4 province, è una lingua di casette chiare sdraiate sul costone come farebbe una frana nel tempo. Subito dopo sono a Carrega, con le sue sedi partigiane, il Comune impegnato nella realizzazione del Parco dell’Alta Val Borbera, e la grande chiesa isolata poco sotto il castello, o quel che ne rimane.

Mangio qualcosa in silenzio, poi proseguo, affiancando il passo ad una coppia di origini calabresi che vive qui da decenni. Mi accompagno chiacchierando con loro di sentieri, scorciatoie e animali, fino all’ultimo paese in fondo alla vallata, dove la strada si fa sterrato ed entra nel bosco profondo. Solo così si raggiunge il borgo abbandonato di Chiapparo, uno dei meno conosciuti e devo dire dei più integri. Un’altra mezzora di cammino e sbuco dal bosco sulla strada che raggiunge Vegni, a 1000 metri di quota, con il paese vecchio costruito nella zona più umida per lasciare le terrazze esposte al sole alla produzione agricola di sussistenza. Mi raccontano che qui si coltivasse il riso, oltre alle consuete patate e castagne. La vista dal paese nuovo è spettacolare. In basso, di fianco al cimitero sospeso sul rio dei Campassi, pascolano liberi cavalli lucenti. Che bello sarebbe proseguire il viaggio insieme a loro, portati tra i segreti delle valli perdute mentre cala la notte, e si alza la luna.

Val Borbera, i suoi perduti villaggi di pietra

Come nasce un cammino sociale #10

Il Cammino Sociale della Val Borbera passerà sotto il simbolico Monte Antola, ma su uno dei suoi versanti meno conosciuti: la splendida valle dei Campassi. Qui si possono ammirare tre borghi abbandonati in un ambiente naturale soleggiato e selvaggio. Sono i vecchi paesi di Casoni, Ferrazza e Reneusi, noti per alcune architetture ancora integre come l’oratorio di Reneusi, e per le vicende che ne segnarono l’abbandono negli anni Sessanta, o il parziale recupero oggi nel caso di Ferrazza.

Siamo a circa 1000 metri di altitudine, su un sentiero che circonda a mezza costa la valle e che immerge il viandante nella brezza di ampi faggi, querce e castagni. Di fronte, sull’altro versante, il Monte Buio dal nome più che azzeccato. Da Vegni, tappa di provenienza, si opera davvero un viaggio a ritroso nel tempo, con la panoramica sella dei Campassi a fare da spartiacque tra un mondo perduto ed il nostro. E’ un cammino di soste, di silenzi, di storie. Racconta senza bisogno di tante parole la civiltà contadina e pastorale di un tempo non troppo lontano, le fatiche di una vita sospesa tra i crinali, le prodezze della perseveranza di un popolo. Ma è anche un percorso che invita al rispetto per le testimonianze del passato, allo studio e alla memoria, finanche a interrogarsi su chi siamo oggi, e a cosa ci chiamano questi luoghi da riscoprire.

Val Borbera, il tempo di intessere un cammino accogliente

Come nasce un cammino sociale #9

Nelle ultime settimane ho vissuto giorni densi di incontri e colloqui in Val Borbera, con tanti passi avanti nella costruzione del Cammino Sociale. Si parla con i Sindaci e gli Assessori, si parla con gli albergatori, si parla con le realtà virtuose e associative conoscendole poco a poco. Gli ultimi giri mi son costati circa 100 km in bicicletta, senza contare quelli a piedi, ma percorrere gambe in spalla questi luoghi è il solo modo che mi pare valido di conoscerli e sentirli a fondo. Me l’hanno insegnato i veterani del Parco d’Abruzzo, che solo così ci si prende cura di un territorio naturale.

Proprio un anno fa portavo in valle questa idea del Cammino Sociale, di riscoperta lenta del territorio e delle sue affascinanti storie, non immaginando di trovare tante relazioni, affinitá e collaborazione. Tanto fermento in varie forme che dà speranza, “per chi viaggia in direzione ostinata e contraria”. C’è ancora un po’ di lavoro da fare prima che il cammino sia “lanciato” online, percorribile e attrezzato. Ma i pezzi si stanno componendo, e il tempo speso nel tessere relazioni, complicità, e nel vivere sulla pelle i boschi, le strade, i paesi e i torrenti, non è tempo sprecato: sta anzi rendendo sempre più realistico e accogliente questo progetto di trekking sociale. Lo sta cucendo nelle vite e nelle prospettive di tante persone che in Val Borbera e nelle valli contigue si “sbattono” tutti i giorni per fare cose belle. Se i camminatori troveranno un territorio accogliente sarà anche grazie a come i suoi abitanti vivranno e sentiranno l’intento di questo cammino.

A maggio è partita la newsletter che con cadenza mensile terrà informate sui progressi tutte le persone che ne hanno piacere. E quanto prima il cammino avrà un nome, un simbolo, un sito, una guida cartacea e una segnaletica su tutti i 120 chilometri della sua estensione. Il suo valore è rimarrà sempre quello di far emergere le storie significative e appassionanti – passate e presenti – della Val Borbera, così da incoraggiare chi la abita ad andare avanti in direzioni positive, umane, essenziali. Ma anche di farla conoscere in tutte le sue altre iniziative e opportunità, anche quelle che il cammino non tocca direttamente, per suscitare nuovi desideri di venire a vivere questo luogo particolare.

[foto copertina di Luca D’Alessandro]

Val Borbera, il Cammino Sociale agli Stati Generali del Turismo

Come nasce un Cammino Sociale #8 – La rete che nasce dal basso

Il 21 marzo sono stato invitato a presentare il nascente Cammino Sociale della Val Borbera agli Stati Generali del Turismo, nella sua tappa a Novi Ligure. L’iniziativa seminariale dedicata ad amministratori locali, enti, associazioni e professionisti del territorio è stata promossa dalla Regione Piemonte.

Illustrando brevemente questa singolare avventura – iniziata con una tesi di laurea e che continua prendendo vita tra i luoghi e le persone della Val Borbera – mi sono soffermato su un concetto: i cammini sociali sono uno strumento per indurre dal basso la creazione di una rete su un ampio territorio. Suona forse banale, ma in fondo oggi si sente molto parlare dell’esigenza di “fare rete“, lamentando la scarsità risorse (dall’alto) e di cultura/mentalità (nei soggetti locali). Si dà spesso per scontato che una rete si costruisca dall’alto, a tavolino, e che in quanto proposta conveniente per tutti debba in qualche modo aspettarsi la partecipazione e la reattività dei soggetti coinvolti. Per poi lamentarsi pubblicamente del fatto che questo non funzioni, o non dia continuità.

La scommessa di un Cammino Sociale è innanzitutto aprire una via; quindi offrire una narrazione che la renda appetibile ai camminatori di ogni provenienza (nazionale ed europea in primis); e poi facilitare che la via sia percorsa da tutti coloro che esprimono la curiosità di farne esperienza. Nel tempo dovrebbero essere i camminatori stessi a suscitare la nascita di una o più reti sul territorio: di fronte alla realtà che lo stesso cammino passa fuori dalla porta di realtà diverse, lontane anche geograficamente; di fronte alla realtà che gli stessi camminatori con la stessa domanda di esperienza transitano per il proprio luogo di vita o di lavoro; di fronte ai bisogni comuni di coordinamento, domanda ed offerta, che l’esperienza di un cammino sociale comincerà ad esprimere sempre più incalzante, con la promessa concreta di costituire un sostegno anche economico al tessuto territoriale. In queste condizioni, sarà il territorio ad essere risvegliato da chi cammina, laddove non abbia la capacità, la visione o l’interesse a risvegliarsi da sé.

Non si tratta quindi di “calare” dall’alto un progetto di rete, con il consueto risultato che le singole realtà non riescono ad accollarsi un impegno in più. Si tratta di creare (e coltivare) le condizioni perché la rete si generi come risposta ad un richiamo dal basso, concreto ed evidente. E che si possa costituire nel tempo con la cura degli spazi dedicati al confronto collettivo, alla condivisione delle opportunità, delle esperienze, dei bisogni, dei desideri e delle difficoltà.

Questa è la nostra sfida, una sfida inclusiva che non ha bisogno di portare o chiedere ad un territorio qualcosa di più, ma che intende valorizzare in una narrazione nuova e positiva ciò che già è presente, valido, potenziale. Il Cammino Sociale è una pratica più promettente di altre, in funzione di ciò, perché si basa sulla lentezza, sullo spostamento lento di corpi, menti e cuori con la fame di scoperta profonda dell’essenza di un itinerario, di un habitat, di un caleidoscopio di memorie e futuri.

Val Borbera, alberi infranti e alberi bianchi #7

Alberi infranti e alberi bianchi – gennaio 2018

Due sopralluoghi in solitaria mi hanno portato il primo giorno sui sentieri tra Vignole, Stazzano e Borghetto, in bassa valle, e il secondo giorno sui sentieri tra Daglio, Cartasegna e il monte Carmo, in alta valle. E’ una stagione particolare per camminare da soli. I boschi e le cime sono pervasi di una calma irreale, la natura stessa è viva ma sopita, come imbalsamata in attesa di un’altra primavera. Si ha l’impressione di aggirarsi in un mondo senza tempo e senza intrusi, invisibile ai grandi dilemmi del mondo, così sperduto da poter accogliere, forse, nuovi inattesi germogli di creatività e di umanità, segni di futuri diversamente possibili. Ma si affronta anche il crinale interiore della propria desolazione.

Il primo giorno, in bassa valle, ho dovuto rinunciare ad effettuare la tappa Vignole-Borassi. I sentieri, compreso l’Anello Borbera Spinti n.200, sono devastati dagli alberi caduti a causa del cosiddetto gelicidio. Questo fenomeno meteorologico ha colpito a dicembre tutta una determinata fascia altimetrica, causando il violento spezzarsi a metà di tantissimi alberi. In certi boschi sembra non ce ne sia uno salvo. Anche i sentieri più battuti e puliti, li ho trovati impraticabili. Servirà un enorme lavoro di taglio e rimozione per consentire il passaggio. Ho rinunciato, allibito, dopo una lunga salita da Vignole Borbera a Bocca del Lupo, dove si incrocia il sentiero 200, che ho percorso per un tratto in compagnia di due veterani, Silvio del CAI di Novi e Giovanni della Provincia di Alessandria. Ho faticato persino a tornare indietro per la mia stessa strada, dovendo strisciare decine di volte sotto i tronchi accatastati per metri e metri sulla traccia, facendo attenzione a non perdermi, dovendo aggirare spesso fuori sentiero i passaggi più impenetrabili. Il bosco era una ragnatela di artigli spezzati, di giganti frantumati a metà, contro ogni estetica naturale e ogni speranza di redenzione. Un vero devasto…

Il secondo giorno sono partito dal paese di Daglio, sopra il Ponte delle Bocche dove nasce il Borbera, con l’obiettivo di ritrovare un’antica strada che portasse a Cartasegna e poi su al crinale 200, in zona Poggio Rondino, pendici del monte Carmo. Due anziani taglialegna, uniche anime vive che ho incrociato arrivando al paese arroccato di Cartasegna, hanno saputo darmi quelle poche fondamentali indicazioni di massima perché potessi orientarmi nella lunga salita verso i crinali, unica zona rimasta innevata perché sopra i 1200 metri. L’estrema solitudine e il senso ancestrale di questi luoghi mi ha avvolto facendomi sentire a mio agio, in una natura dominante, capace di regalare ad ogni passo scorci e dettagli fascinosi. Alberi dalle forme viventi, sassi muschiati da tempo immemore, ruscelli vocianti e fragorosi, orizzonti alti di chiome imbiancate. Ho sostato pochi minuti presso un’antica stalla abbandonata, un vero balcone sulle vallate, dove ancora si potevano indovinare qualche fascia coltivata e i canali di raccolta dell’acqua.

Raggiungere il crinale è stato come addentrarsi in una dimensione superiore, più vicina al cielo che al mondo terrestre. Innumerevoli alberi spogliati dall’inverno, interamente rivestiti di galaverna e nevischio ghiacciato, come bianchi capelli protesi al cielo azzurro e luccicanti di sole riflesso. La brezza silenziosa sollevava piccoli turbini di polvere visibili solo contro luce. Non una creatura. Non un essere umano. Nessuna impronta sul manto indurito che gracchiava al mio passare vagabondo. Nell’atmosfera unica e irripetibile di quella solitudine ho avvertito ancora una volta come una presenza più vasta, il cui respiro si manifesta come vuoto di ogni altra cosa disturbante. Ho superato un bosco oscuro, un ruscello rosso sangue che feriva il manto albino, e raggiunto un grande abbeveratoio per le greggi estive. Lì, alle pendici del monte Carmo, mi sono fermato a mangiare qualcosa prima di cominciare la lunga discesa, su strade non segnate, verso il paese di Carrega. Non ho concluso granché ai fini della tappa che sto tracciando. Ma non è importante, a volte è necessario esporsi, vulnerabili, all’essenza più remota e inesplorata di un luogo, per ascoltarne lo spirito. Viverlo sulla pelle, e con tutti gli altri sensi, senza filtri, senza fini, senza regole. Questo incontro è stato tutto tranne che vano.

 

Val Borbera, un eremo sull’Antola #6

Un eremo sull’Antola – gennaio 2018

Per proseguire i sopralluoghi sull’itinerario che andrà a costituire il futuro Cammino Sociale della Val Borbera, nelle feste natalizie abbiamo organizzato due giorni di cammino e convivialità con alcuni amici e collaboratori, tra cui Irene, Maurizio, Martina, Giacomo, Stefano, Chiara e Federico. Abbiamo raggiunto in auto il colle di San Fermo da cui siamo partiti per il monte Antola, in una giornata soleggiata ma ventosissima. Senza ciaspole, su tratti di neve indurita o di prato, siamo saliti su una delle strade meno battute (sentiero CAI 200) per arrivare sul monte simbolo dei genovesi, da cui si vede il sole risplendere sul mar ligure. Una salita di circa 3 ore e mezza coronata da un bel pranzo in compagnia, tra abitanti della valle e cittadini amanti della sua natura.

Alcuni di noi si sono fermati a dormire al Rifugio, gestito da una giovane coppia, Federico e Silvia, molto accogliente e cordiale, con cui abbiamo trascorso la serata (il rifugio era tutto per noi) tra chitarra, giochi da tavola, dolci e racconti. Avevamo trascorso le ore del tramonto sulla vetta ad ammirare i giochi di luce sulle nuvole e il mare, leggendo brani di romanzi e sentendo il rumore dei passi sulla neve, nel grande silenzio sospeso della cima. La mattina siamo ripartiti dalla Sella Est dell’Antola scendendo sul crinale di un incantevole bosco innevato di nuovo verso il cuore della Val Borbera. Sella Banchiera, villaggio di Croso, e giù fino al gelido mulino sul ruscello gorgogliante. Senza incontrare anima viva abbiamo smarrito parte della salita ai borghi abbandonati di Reneuzzi e Ferrazza, inerpicandoci nel bosco fino a riemergere a Casoni di Vegni con le sue architetture suggestive. Un rapido pranzo al belvedere di Vegni e abbiamo raggiunto il paese. Da qui l’esplorazione non si è fermata: siamo scesi sul ripido sentiero che raggiunge il mulino di Agneto, perfettamente conservato, e con la difficoltà di qualche guado del fiume gelido, a causa di parti di sentiero crollato con le piene, ci siamo immessi sulla strada per il paese Agneto. Di qui una lunga strada in salita attraversa una parte di ripido bosco isolata dal mondo e ci ha permesso di tornare al colle di San Fermo, alla macchina.

Una due giorni sui sentieri che collegano la Val Borbera al Monte Antola, pochissimo battuti, con una splendida tappa al rifugio, soli, come in una sorta di eremo invernale dorato dal sole sulla neve e sui boschi ocra…

Val Borbera, come nasce un cammino sociale (abstract)

STIAMO LAVORANDO PER DARE VITA AD UN CAMMINO SOCIALE DELLA VAL BORBERA.

Un Cammino Sociale è un itinerario di trekking di difficoltà accessibile, per conoscere a passo lento le bellezze e le storie di un territorio. Natura, storia e arte, cultura e tradizioni, e soprattutto le realtà virtuose che in questo territorio (r)esistono, come le cascine, le associazioni, le singole persone impegnate per la sua riscoperta o per la preservazione della memoria… tutte quelle realtà che ne valorizzano l’essenza in modo antico e nuovo.

Il Cammino Sociale della Val Borbera sarà un itinerario da percorrere in 7 giorni, che sfrutta sentieri già esistenti (come i percorsi CAI) e vecchie mulattiere ancora percorribili. Parte dalla stazione di Arquata Scrivia e disegna un anello irregolare, lungo circa 120 km, che attraversa oltre 30 borghi e coinvolge almeno 25 strutture ricettive esistenti. Sarà contrassegnato da un unico nome e potrà essere percorso seguendo una apposita guida edita in edizione cartacea e mobile. La guida conterrà non solamente le indicazioni di cammino e di pernottamento/ristorazione, ma anche le storie che il cammino può raccontare, favorendo la conoscenza e l’incontro reale tra camminatori e realtà virtuose della Val Borbera.

L’obiettivo di un Cammino Sociale è portare un turismo lento, sensibile e sostenibile alla scoperta di un territorio sconosciuto, ignorato, in via di spopolamento, ma che contiene bellezze e storie uniche in grado di stupire. Un secondo obiettivo è ricucire le frammentate realtà che abitano la valle attorno ad un nuovo senso di appartenenza e di identità: lo stesso cammino passa davanti alle nostre diverse case, le persone vengono per incontrarci tutti, perché danno valore a ciò che facciamo e al luogo che abitiamo, perché riescono a vedere il senso e la bellezza anche dove siamo rimasti in pochi, ispirandoci a guardare questa valle con altri occhi.

Un terzo obiettivo è incoraggiare le realtà virtuose della val Borbera a proseguire, crescere e sentirsi sostenute (anche economicamente) nelle loro attività; e al contempo incoraggiare i camminatori (spesso provenienti dalle città) a sentire che un altro modo di vivere è possibile, e che forse contribuire al ripopolamento di questi luoghi può essere la strada di qualcuno di loro.

Il vantaggio di sviluppare un Cammino Sociale è molteplice:

– si inserisce in un trend inequivocabile di crescita dei cammini in tutta Italia e in tutta Europa, producendo una nuova offerta ad una domanda crescente;

– attrae un tipo di turista sensibile, non invasivo, che si prende tempo per scoprire e che in molti casi ha piacere e possibilità di contribuire anche economicamente alle attività locali;

– realizzare il cammino così come è stato pensato presenta costi ridottissimi e alta fattibilità pratica nell’attrezzarlo;

– aiuta a destagionalizzare la presenza turistica in valle: i cammini sono frequentati solitamente da marzo a ottobre, non solamente nella stagione estiva;

– questo progetto si presta a connettersi facilmente con le altre iniziative sportive, gastronomiche e culturali già esistenti in valle durante l’anno, ma anche a realizzarne di nuove, per esempio aggiungere le indicazioni di percorso per chi volesse svolgerlo in mountain bike, rendere possibile l’affitto di un asino che accompagni l’esperienza del cammino, evidenziare i raccordi con altri cammini, anelli e giri lenti.

Per realizzare il Cammino come esperienza condivisa dal basso da più persone possibile, stiamo raccontando questo progetto e proponendo a chiunque sia interessato di darci una mano. Le cose da fare sono molte, e possiamo già contare su un gruppo di coordinamento costituito da diverse realtà, persone e professionisti amanti della Val Borbera, primo vero passo per un esito positivo. Non abbiamo tutte le risposte e le soluzioni definitive, abbiamo una bella idea, con un taglio preciso da preservare, e la determinazione di andare avanti a sperimentarla con tutti quelli che ci staranno. Ogni apporto di esperienza, conoscenza, risorse, confronto e creatività è il benvenuto. (Una volta al mese invio una newsletter per raccontare a che punto siamo e di cosa c’è  bisogno. Se vuoi riceverla iscriviti qui.)

Giacomo D’Alessandro

Referente per il Cammino Sociale del Borbera

+39 3492603547   giacomodale90 [at] gmail.com   Facebook WhatsApp


[foto di copertina di Luca D’Alessandro – Val Borbera in cammino, aprile 2017]

Val Borbera, fotografie

di Luca D’Alessandro

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Val Borbera, emigranti e partigiani #4

Stiamo continuando i sopralluoghi sul tracciato del futuro Cammino Sociale che attraverserà la Val Borbera in 7 tappe. In questi giorni abbiamo camminato dal paese di Teo, poco sopra Cabella, luogo natale della nonna di papa Francesco, fino a Cosola in alta valle, passando per Piuzzo ed i suoi campi dorati dal sole.
Si ritrovano boschi silenziosi, versanti immacolati, argentati dall’inverno, dove si aprono splendidi scorci del crinale innevato sullo sfondo. I daini restano sorpresi dall’incedere di insoliti viandanti fuori stagione. Sulla via del ritorno, all’imbrunire, l’orizzonte velato di rosso regala inconfondibile l’icona del Monviso.
Il giorno seguente mi sono rimesso in marcia, questa volta dal Ponte di Pertuso dove combatterono i partigiani, cercando un passaggio leggero nel greto del torrente Borbera grazie al quale costeggiare Cantalupo e tirare su fino a Rocchetta Ligure. Il mattino era una coltre di gelo che immortalava il paesaggio. Le pozze sopravvissute alla siccità erano specchi di vetro soffiato.
E noi, un pezzo per volta, ricuciamo tra loro vecchie mulattiere, sentieri e paesi, accorgendoci con meraviglia di come questo cammino possa davvero nascere, per raccontare le sue storie di ieri e di oggi.

Val Borbera, crinali dimenticati #3

Ieri sopralluogo sulla sesta tappa del futuro Cammino Sociale della Val Borbera, tra Dova e Borassi passando per Gordena, Canarie, monte Bossola, Vergagni, Montemanno. Quasi 20 km di dolce saliscendi con i colori che il sole di questa stagione sa regalare.
Grazie a Irene e Roberto compagni di cammino.
A piccoli passi tracciamo un semplice e ambizioso progetto collettivo per ricucire e riproporre una valle sorprendente.

Il progetto è quello di sviluppare e promuovere un cammino sociale in Val Borbera, ovvero un itinerario da percorrere a piedi in 7 giorni, studiato per fare incontrare al camminatore non solo le bellezze paesaggistiche e storiche, ma anche le realtà virtuose che abitano (ancora o di nuovo) la valle: cascine, associazioni, realtà culturali, singole persone che valorizzano un rapporto sostenibile con l’ambiente ed un amore per le storie che la valle sa raccontare. Quelle realtà che resistono e rilanciano aprendo prospettive di un futuro possibile, e migliore.
Il cammino sfrutterà sentieri esistenti e vecchi sentieri recuperati, incontrerà paesi e borghi, si appoggerà alle strutture ricettive ma consentirà anche la sosta in tenda. Sarà accessibile e non solo per esperti del trekking, percorribile in tutte le stagioni dell’anno. Racconterà storie del mondo contadino, delle battaglie partigiane, dei castelli feudali, delle ere geologiche. Sarà un incontro con la purezza sacra del torrente Borbera. E infine, sarà presentato e promosso attraverso una narrazione precisa, unitaria, tematica, per intrigare e attrarre non solo chi cammina per camminare, ma tutti coloro (e in Europa sono sempre di più) che riscoprono i cammini come strumento di conoscenza profonda, vitale, esistenziale dei territori a passo lento, immersione in un altro modo di vivere, esperienza di piacere e di impegno che segna e arricchisce la propria vita.

Le parole di Irene Zembo: “Da uno studio di Giacomo D’Alessandro è nato un nuovo progetto: un “Cammino Sociale” in Val Borbera. Oggi, con Giacomo e Roberto, genovesi con “base a Persi”, abbiamo esplorato una delle zone meno battute dagli escursionisti delle nostre valli: i crinali tra le valli Gordenella e Sisola, al fine di valutare e mappare una delle possibili tappe del Cammino Sociale. Giacomo cammina, scrive, comunica, suona e […] questo splendido progetto si inserisce perfettamente nel fermento sociale, culturale, sportivo, agricolo e spirituale che sta vivendo il nostro territorio.

Val Borbera, voci di ieri e di oggi #2

Da Cosola a Carrega passando per Daglio e il Mulino del Pio. Sopralluogo su parte della quarta tappa del Cammino Sociale del Borbera. Queste case furono sede del commando partigiano dell’alta valle. Una signora mi riporta i racconti di suo padre, quando di giorno si era costretti agli ordini dei nazisti e di notte si aiutavano i partigiani. Un’altra mi spiega come raggiungere un borgo abbandonato nel folto della foresta, dove nacque sua nonna. A Daglio una coppia mi invita a pranzo, mentre mi racconta che il vecchio mulino negli anni cinquanta produceva energia elettrica per tutti. Tre uomini su un carro ripongono la legna per un nuovo inverno. Una signora rumena aggiusta la recinzione dell’orto, mi saluta con un sorriso. Dice che è bello qui, è contenta di aver trovato casa. Cadono poche gocce da un cielo che abbaia ma non morde. E come sempre il vento fa il suo giro.

venerdì 15 settembre 2017

Val Borbera, la memoria dei vecchi #1

Oggi sopralluogo sulla terza tappa del Cammino Sociale del Borbera. Sei ore di trekking da Albera Ligure a Cosola. Nel paesino di Teo in Val Borbera è nata la nonna materna di Jorge Mario Bergoglio. Qui un’anziana coppia mi invita in casa a prendere il caffè e mi racconta come si viveva quando non c’erano strade, macchine e neanche denaro. Mi spiegano dove imboccare le vecchie mulattiere oggi in disuso. Loro una volta le facevano anche di notte, per andare nei paesi dove si ballava. Oggi qualche giovane torna alla terra, ma la via del ritorno alla natura è ancora lunga e audace. Forse un cammino sociale può riportare a scoprire questa vita, questa pace, e incoraggiare chi è rimasto o ritornato, ad andare avanti, ad aprire prospettive condivisibili. Questa è la speranza di ogni mio passo.

giovedì 14 settembre 2017

Mani e piedi nella terra in Val Borbera

Qualche giorno fa si è svolta in Val Borbera la quinta edizione di Boscadrà, una festa rurale suggestiva, intima ed essenziale. La organizza da alcuni anni il collettivo di Cascina Barbàn, due coppie giovani tornate alla terra con idee creative e visione del mondo, insieme ai ragazzi del Borberock Summer Festival. Sul pianoro della cascina, poco sopra Albera Ligure, oltre 400 persone si sono ritrovate in allegria, sedute sui prati o sotto qualche tendone, ad assaggiare piatti tipici e ad ascoltare musica dal vivo, cimentandosi con le danze popolari tradizionali al suono di piffero e fisarmonica. Arrivando da lontano, all’imbrunire, sembrava di scorgere un antico borgo come in una palla di cristallo: in un panorama scuro, di colli e boschi notturni, senza alcuna luce artificiale, spiccava al centro questo angolo di mondo allegro, gioviale, illuminato da file di lampadine appese tra una tenda e l’altra.

Le persone si sono portate una tazza per prendere da bere. Nulla di superfluo, nulla di stupidamente inquinante al Boscadrà. Il bagno è stato creato sopra una fossa biologica per trasformare tutto in concime per la terra. La notte un folto gruppo si è ritrovato alle 3.30 per una camminata notturna e silenziosa a vedere l’alba sul monte Giarolo, dove era previsto un concerto acustico. La mattina all’alba il sole ha ricoperto quasi 100 tende disseminate tra i frutteti della cascina. E la giornata è ripresa con una tavola rotonda sul camminare in Val Borbera, come prospettiva e realtà, come via di rilancio lento, naturale, sociale di una valle dimenticata…

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Camminata sociale a Rocchetta Ligure

Sabato 29 luglio ci sarà il Mercato Contadino “Terra e gente del Giarolo” nel borgo di Rocchetta Ligure, appennino piemontese. Nell’occasione si svolgerà una camminata sociale aperta a tutti, da Rocchetta a Celio, guidata da Giandil/Giacomo D’Alessandro e Irene Zembo. Per conoscere una valle dimenticata, antico ritrovo delle tribù nomadi di Liguri, le sue bellezze naturalistiche e le sue storie ancora viventi. Appuntamento ore 8.30 piazza centrale di Rocchetta (provincia di Novi Ligure).

Maggiori informazioni sulla giornata

 

Nel presente di ora

Il cammino è lento

forte come la vita

silenzioso come l’aria

trascinante gravità.

E’ ascolto del corpo

di piedi, gambe, spalle

è accogliere il sole

che arrossa la pelle.

Ma il cammino è lento

non ha pericoli

non ha sviste

non ha contrattempi

il cammino è imprevisto

è tutto imprevisti

va pensato al minuto.

Partenza e arrivo lo devono scandire

ma a cosa giova una serata vuota

dove non mastichi ciò che hai mangiato?

Il cammino è rileggere

luce e oscurità

è uscire da sè

staccare la spina

è ritrovare se stessi

svuotarsi di superfluo.

Non angoscia il cammino

ma fa faticare

incide il corpo

prova lo spirito

semplicemente crede

lucidamente sopporta

eternamente spera

nel presente di ora.

(Piazzo, Val Borbera, 15 aprile 2017)

(foto di Luca D’Alessandro)

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