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Canto del Ramingo

Cammino e spiritualità sui sentieri di Giandil

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Categoria: Val Borbera

Val Borbera, il Cammino Sociale agli Stati Generali del Turismo

Come nasce un Cammino Sociale #8 – La rete che nasce dal basso

Il 21 marzo sono stato invitato a presentare il nascente Cammino Sociale della Val Borbera agli Stati Generali del Turismo, nella sua tappa a Novi Ligure. L’iniziativa seminariale dedicata ad amministratori locali, enti, associazioni e professionisti del territorio è stata promossa dalla Regione Piemonte.

Illustrando brevemente questa singolare avventura – iniziata con una tesi di laurea e che continua prendendo vita tra i luoghi e le persone della Val Borbera – mi sono soffermato su un concetto: i cammini sociali sono uno strumento per indurre dal basso la creazione di una rete su un ampio territorio. Suona forse banale, ma in fondo oggi si sente molto parlare dell’esigenza di “fare rete“, lamentando la scarsità risorse (dall’alto) e di cultura/mentalità (nei soggetti locali). Si dà spesso per scontato che una rete si costruisca dall’alto, a tavolino, e che in quanto proposta conveniente per tutti debba in qualche modo aspettarsi la partecipazione e la reattività dei soggetti coinvolti. Per poi lamentarsi pubblicamente del fatto che questo non funzioni, o non dia continuità.

La scommessa di un Cammino Sociale è innanzitutto aprire una via; quindi offrire una narrazione che la renda appetibile ai camminatori di ogni provenienza (nazionale ed europea in primis); e poi facilitare che la via sia percorsa da tutti coloro che esprimono la curiosità di farne esperienza. Nel tempo dovrebbero essere i camminatori stessi a suscitare la nascita di una o più reti sul territorio: di fronte alla realtà che lo stesso cammino passa fuori dalla porta di realtà diverse, lontane anche geograficamente; di fronte alla realtà che gli stessi camminatori con la stessa domanda di esperienza transitano per il proprio luogo di vita o di lavoro; di fronte ai bisogni comuni di coordinamento, domanda ed offerta, che l’esperienza di un cammino sociale comincerà ad esprimere sempre più incalzante, con la promessa concreta di costituire un sostegno anche economico al tessuto territoriale. In queste condizioni, sarà il territorio ad essere risvegliato da chi cammina, laddove non abbia la capacità, la visione o l’interesse a risvegliarsi da sé.

Non si tratta quindi di “calare” dall’alto un progetto di rete, con il consueto risultato che le singole realtà non riescono ad accollarsi un impegno in più. Si tratta di creare (e coltivare) le condizioni perché la rete si generi come risposta ad un richiamo dal basso, concreto ed evidente. E che si possa costituire nel tempo con la cura degli spazi dedicati al confronto collettivo, alla condivisione delle opportunità, delle esperienze, dei bisogni, dei desideri e delle difficoltà.

Questa è la nostra sfida, una sfida inclusiva che non ha bisogno di portare o chiedere ad un territorio qualcosa di più, ma che intende valorizzare in una narrazione nuova e positiva ciò che già è presente, valido, potenziale. Il Cammino Sociale è una pratica più promettente di altre, in funzione di ciò, perché si basa sulla lentezza, sullo spostamento lento di corpi, menti e cuori con la fame di scoperta profonda dell’essenza di un itinerario, di un habitat, di un caleidoscopio di memorie e futuri.

Val Borbera, come nasce un cammino sociale #7

Alberi infranti e alberi bianchi – gennaio 2018

Due sopralluoghi in solitaria mi hanno portato il primo giorno sui sentieri tra Vignole, Stazzano e Borghetto, in bassa valle, e il secondo giorno sui sentieri tra Daglio, Cartasegna e il monte Carmo, in alta valle. E’ una stagione particolare per camminare da soli. I boschi e le cime sono pervasi di una calma irreale, la natura stessa è viva ma sopita, come imbalsamata in attesa di un’altra primavera. Si ha l’impressione di aggirarsi in un mondo senza tempo e senza intrusi, invisibile ai grandi dilemmi del mondo, così sperduto da poter accogliere, forse, nuovi inattesi germogli di creatività e di umanità, segni di futuri diversamente possibili. Ma si affronta anche il crinale interiore della propria desolazione.

Il primo giorno, in bassa valle, ho dovuto rinunciare ad effettuare la tappa Vignole-Borassi. I sentieri, compreso l’Anello Borbera Spinti n.200, sono devastati dagli alberi caduti a causa del cosiddetto gelicidio. Questo fenomeno meteorologico ha colpito a dicembre tutta una determinata fascia altimetrica, causando il violento spezzarsi a metà di tantissimi alberi. In certi boschi sembra non ce ne sia uno salvo. Anche i sentieri più battuti e puliti, li ho trovati impraticabili. Servirà un enorme lavoro di taglio e rimozione per consentire il passaggio. Ho rinunciato, allibito, dopo una lunga salita da Vignole Borbera a Bocca del Lupo, dove si incrocia il sentiero 200, che ho percorso per un tratto in compagnia di due veterani, Silvio del CAI di Novi e Giovanni della Provincia di Alessandria. Ho faticato persino a tornare indietro per la mia stessa strada, dovendo strisciare decine di volte sotto i tronchi accatastati per metri e metri sulla traccia, facendo attenzione a non perdermi, dovendo aggirare spesso fuori sentiero i passaggi più impenetrabili. Il bosco era una ragnatela di artigli spezzati, di giganti frantumati a metà, contro ogni estetica naturale e ogni speranza di redenzione. Un vero devasto…

Il secondo giorno sono partito dal paese di Daglio, sopra il Ponte delle Bocche dove nasce il Borbera, con l’obiettivo di ritrovare un’antica strada che portasse a Cartasegna e poi su al crinale 200, in zona Poggio Rondino, pendici del monte Carmo. Due anziani taglialegna, uniche anime vive che ho incrociato arrivando al paese arroccato di Cartasegna, hanno saputo darmi quelle poche fondamentali indicazioni di massima perché potessi orientarmi nella lunga salita verso i crinali, unica zona rimasta innevata perché sopra i 1200 metri. L’estrema solitudine e il senso ancestrale di questi luoghi mi ha avvolto facendomi sentire a mio agio, in una natura dominante, capace di regalare ad ogni passo scorci e dettagli fascinosi. Alberi dalle forme viventi, sassi muschiati da tempo immemore, ruscelli vocianti e fragorosi, orizzonti alti di chiome imbiancate. Ho sostato pochi minuti presso un’antica stalla abbandonata, un vero balcone sulle vallate, dove ancora si potevano indovinare qualche fascia coltivata e i canali di raccolta dell’acqua.

Raggiungere il crinale è stato come addentrarsi in una dimensione superiore, più vicina al cielo che al mondo terrestre. Innumerevoli alberi spogliati dall’inverno, interamente rivestiti di galaverna e nevischio ghiacciato, come bianchi capelli protesi al cielo azzurro e luccicanti di sole riflesso. La brezza silenziosa sollevava piccoli turbini di polvere visibili solo contro luce. Non una creatura. Non un essere umano. Nessuna impronta sul manto indurito che gracchiava al mio passare vagabondo. Nell’atmosfera unica e irripetibile di quella solitudine ho avvertito ancora una volta come una presenza più vasta, il cui respiro si manifesta come vuoto di ogni altra cosa disturbante. Ho superato un bosco oscuro, un ruscello rosso sangue che feriva il manto albino, e raggiunto un grande abbeveratoio per le greggi estive. Lì, alle pendici del monte Carmo, mi sono fermato a mangiare qualcosa prima di cominciare la lunga discesa, su strade non segnate, verso il paese di Carrega. Non ho concluso granché ai fini della tappa che sto tracciando. Ma non è importante, a volte è necessario esporsi, vulnerabili, all’essenza più remota e inesplorata di un luogo, per ascoltarne lo spirito. Viverlo sulla pelle, e con tutti gli altri sensi, senza filtri, senza fini, senza regole. Questo incontro è stato tutto tranne che vano.

 

Val Borbera, come nasce un cammino sociale #6

Un eremo sull’Antola – gennaio 2018

Per proseguire i sopralluoghi sull’itinerario che andrà a costituire il futuro Cammino Sociale della Val Borbera, nelle feste natalizie abbiamo organizzato due giorni di cammino e convivialità con alcuni amici e collaboratori, tra cui Irene, Maurizio, Martina, Giacomo, Stefano, Chiara e Federico. Abbiamo raggiunto in auto il colle di San Fermo da cui siamo partiti per il monte Antola, in una giornata soleggiata ma ventosissima. Senza ciaspole, su tratti di neve indurita o di prato, siamo saliti su una delle strade meno battute (sentiero CAI 200) per arrivare sul monte simbolo dei genovesi, da cui si vede il sole risplendere sul mar ligure. Una salita di circa 3 ore e mezza coronata da un bel pranzo in compagnia, tra abitanti della valle e cittadini amanti della sua natura.

Alcuni di noi si sono fermati a dormire al Rifugio, gestito da una giovane coppia, Federico e Silvia, molto accogliente e cordiale, con cui abbiamo trascorso la serata (il rifugio era tutto per noi) tra chitarra, giochi da tavola, dolci e racconti. Avevamo trascorso le ore del tramonto sulla vetta ad ammirare i giochi di luce sulle nuvole e il mare, leggendo brani di romanzi e sentendo il rumore dei passi sulla neve, nel grande silenzio sospeso della cima. La mattina siamo ripartiti dalla Sella Est dell’Antola scendendo sul crinale di un incantevole bosco innevato di nuovo verso il cuore della Val Borbera. Sella Banchiera, villaggio di Croso, e giù fino al gelido mulino sul ruscello gorgogliante. Senza incontrare anima viva abbiamo smarrito parte della salita ai borghi abbandonati di Reneuzzi e Ferrazza, inerpicandoci nel bosco fino a riemergere a Casoni di Vegni con le sue architetture suggestive. Un rapido pranzo al belvedere di Vegni e abbiamo raggiunto il paese. Da qui l’esplorazione non si è fermata: siamo scesi sul ripido sentiero che raggiunge il mulino di Agneto, perfettamente conservato, e con la difficoltà di qualche guado del fiume gelido, a causa di parti di sentiero crollato con le piene, ci siamo immessi sulla strada per il paese Agneto. Di qui una lunga strada in salita attraversa una parte di ripido bosco isolata dal mondo e ci ha permesso di tornare al colle di San Fermo, alla macchina.

Una due giorni sui sentieri che collegano la Val Borbera al Monte Antola, pochissimo battuti, con una splendida tappa al rifugio, soli, come in una sorta di eremo invernale dorato dal sole sulla neve e sui boschi ocra…

Val Borbera, come nasce un cammino sociale (abstract)

STIAMO LAVORANDO PER DARE VITA AD UN CAMMINO SOCIALE DELLA VAL BORBERA.

Un Cammino Sociale è un itinerario di trekking di difficoltà accessibile, per conoscere a passo lento le bellezze e le storie di un territorio. Natura, storia e arte, cultura e tradizioni, e soprattutto le realtà virtuose che in questo territorio (r)esistono, come le cascine, le associazioni, le singole persone impegnate per la sua riscoperta o per la preservazione della memoria… tutte quelle realtà che ne valorizzano l’essenza in modo antico e nuovo.

Il Cammino Sociale della Val Borbera sarà un itinerario da percorrere in 7 giorni, che sfrutta sentieri già esistenti (come i percorsi CAI) e vecchie mulattiere ancora percorribili. Parte dalla stazione di Arquata Scrivia e disegna un anello irregolare, lungo circa 120 km, che attraversa oltre 30 borghi e coinvolge almeno 25 strutture ricettive esistenti. Sarà contrassegnato da un unico nome e potrà essere percorso seguendo una apposita guida edita in edizione cartacea e mobile. La guida conterrà non solamente le indicazioni di cammino e di pernottamento/ristorazione, ma anche le storie che il cammino può raccontare, favorendo la conoscenza e l’incontro reale tra camminatori e realtà virtuose della Val Borbera.

L’obiettivo di un Cammino Sociale è portare un turismo lento, sensibile e sostenibile alla scoperta di un territorio sconosciuto, ignorato, in via di spopolamento, ma che contiene bellezze e storie uniche in grado di stupire. Un secondo obiettivo è ricucire le frammentate realtà che abitano la valle attorno ad un nuovo senso di appartenenza e di identità: lo stesso cammino passa davanti alle nostre diverse case, le persone vengono per incontrarci tutti, perché danno valore a ciò che facciamo e al luogo che abitiamo, perché riescono a vedere il senso e la bellezza anche dove siamo rimasti in pochi, ispirandoci a guardare questa valle con altri occhi.

Un terzo obiettivo è incoraggiare le realtà virtuose della val Borbera a proseguire, crescere e sentirsi sostenute (anche economicamente) nelle loro attività; e al contempo incoraggiare i camminatori (spesso provenienti dalle città) a sentire che un altro modo di vivere è possibile, e che forse contribuire al ripopolamento di questi luoghi può essere la strada di qualcuno di loro.

Il vantaggio di sviluppare un Cammino Sociale è molteplice:

– si inserisce in un trend inequivocabile di crescita dei cammini in tutta Italia e in tutta Europa, producendo una nuova offerta ad una domanda crescente;

– attrae un tipo di turista sensibile, non invasivo, che si prende tempo per scoprire e che in molti casi ha piacere e possibilità di contribuire anche economicamente alle attività locali;

– realizzare il cammino così come è stato pensato presenta costi ridottissimi e alta fattibilità pratica nell’attrezzarlo;

– aiuta a destagionalizzare la presenza turistica in valle: i cammini sono frequentati solitamente da marzo a ottobre, non solamente nella stagione estiva;

– questo progetto si presta a connettersi facilmente con le altre iniziative sportive, gastronomiche e culturali già esistenti in valle durante l’anno, ma anche a realizzarne di nuove, per esempio aggiungere le indicazioni di percorso per chi volesse svolgerlo in mountain bike, rendere possibile l’affitto di un asino che accompagni l’esperienza del cammino, evidenziare i raccordi con altri cammini, anelli e giri lenti.

Per realizzare il Cammino come esperienza condivisa dal basso da più persone possibile, stiamo raccontando questo progetto e proponendo a chiunque sia interessato di darci una mano. Le cose da fare sono molte, e possiamo già contare su un gruppo di coordinamento costituito da diverse realtà, persone e professionisti amanti della Val Borbera, primo vero passo per un esito positivo. Non abbiamo tutte le risposte e le soluzioni definitive, abbiamo una bella idea, con un taglio preciso da preservare, e la determinazione di andare avanti a sperimentarla con tutti quelli che ci staranno. Ogni apporto di esperienza, conoscenza, risorse, confronto e creatività è il benvenuto. (Una volta al mese invio una newsletter per raccontare a che punto siamo e di cosa c’è  bisogno. Se vuoi riceverla iscriviti qui.)

Giacomo D’Alessandro

Referente per il Cammino Sociale del Borbera

+39 3492603547   giacomodale90 [at] gmail.com   Facebook WhatsApp


[foto di copertina di Luca D’Alessandro – Val Borbera in cammino, aprile 2017]

Val Borbera, fotografie

di Luca D’Alessandro

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Val Borbera, come nasce un cammino sociale #4

Stiamo continuando i sopralluoghi sul tracciato del futuro Cammino Sociale che attraverserà la Val Borbera in 7 tappe. In questi giorni abbiamo camminato dal paese di Teo, poco sopra Cabella, luogo natale della nonna di papa Francesco, fino a Cosola in alta valle, passando per Piuzzo ed i suoi campi dorati dal sole.
Si ritrovano boschi silenziosi, versanti immacolati, argentati dall’inverno, dove si aprono splendidi scorci del crinale innevato sullo sfondo. I daini restano sorpresi dall’incedere di insoliti viandanti fuori stagione. Sulla via del ritorno, all’imbrunire, l’orizzonte velato di rosso regala inconfondibile l’icona del Monviso.
Il giorno seguente mi sono rimesso in marcia, questa volta dal Ponte di Pertuso dove combatterono i partigiani, cercando un passaggio leggero nel greto del torrente Borbera grazie al quale costeggiare Cantalupo e tirare su fino a Rocchetta Ligure. Il mattino era una coltre di gelo che immortalava il paesaggio. Le pozze sopravvissute alla siccità erano specchi di vetro soffiato.
E noi, un pezzo per volta, ricuciamo tra loro vecchie mulattiere, sentieri e paesi, accorgendoci con meraviglia di come questo cammino possa davvero nascere, per raccontare le sue storie di ieri e di oggi.

Val Borbera, come nasce un cammino sociale #3

Ieri sopralluogo sulla sesta tappa del futuro Cammino Sociale della Val Borbera, tra Dova e Borassi passando per Gordena, Canarie, monte Bossola, Vergagni, Montemanno. Quasi 20 km di dolce saliscendi con i colori che il sole di questa stagione sa regalare.
Grazie a Irene e Roberto compagni di cammino.
A piccoli passi tracciamo un semplice e ambizioso progetto collettivo per ricucire e riproporre una valle sorprendente.

Il progetto è quello di sviluppare e promuovere un cammino sociale in Val Borbera, ovvero un itinerario da percorrere a piedi in 7 giorni, studiato per fare incontrare al camminatore non solo le bellezze paesaggistiche e storiche, ma anche le realtà virtuose che abitano (ancora o di nuovo) la valle: cascine, associazioni, realtà culturali, singole persone che valorizzano un rapporto sostenibile con l’ambiente ed un amore per le storie che la valle sa raccontare. Quelle realtà che resistono e rilanciano aprendo prospettive di un futuro possibile, e migliore.
Il cammino sfrutterà sentieri esistenti e vecchi sentieri recuperati, incontrerà paesi e borghi, si appoggerà alle strutture ricettive ma consentirà anche la sosta in tenda. Sarà accessibile e non solo per esperti del trekking, percorribile in tutte le stagioni dell’anno. Racconterà storie del mondo contadino, delle battaglie partigiane, dei castelli feudali, delle ere geologiche. Sarà un incontro con la purezza sacra del torrente Borbera. E infine, sarà presentato e promosso attraverso una narrazione precisa, unitaria, tematica, per intrigare e attrarre non solo chi cammina per camminare, ma tutti coloro (e in Europa sono sempre di più) che riscoprono i cammini come strumento di conoscenza profonda, vitale, esistenziale dei territori a passo lento, immersione in un altro modo di vivere, esperienza di piacere e di impegno che segna e arricchisce la propria vita.

Le parole di Irene Zembo: “Da uno studio di Giacomo D’Alessandro è nato un nuovo progetto: un “Cammino Sociale” in Val Borbera. Oggi, con Giacomo e Roberto, genovesi con “base a Persi”, abbiamo esplorato una delle zone meno battute dagli escursionisti delle nostre valli: i crinali tra le valli Gordenella e Sisola, al fine di valutare e mappare una delle possibili tappe del Cammino Sociale. Giacomo cammina, scrive, comunica, suona e […] questo splendido progetto si inserisce perfettamente nel fermento sociale, culturale, sportivo, agricolo e spirituale che sta vivendo il nostro territorio.

Val Borbera, come nasce un cammino sociale #2

Da Cosola a Carrega passando per Daglio e il Mulino del Pio. Sopralluogo su parte della quarta tappa del Cammino Sociale del Borbera. Queste case furono sede del commando partigiano dell’alta valle. Una signora mi riporta i racconti di suo padre, quando di giorno si era costretti agli ordini dei nazisti e di notte si aiutavano i partigiani. Un’altra mi spiega come raggiungere un borgo abbandonato nel folto della foresta, dove nacque sua nonna. A Daglio una coppia mi invita a pranzo, mentre mi racconta che il vecchio mulino negli anni cinquanta produceva energia elettrica per tutti. Tre uomini su un carro ripongono la legna per un nuovo inverno. Una signora rumena aggiusta la recinzione dell’orto, mi saluta con un sorriso. Dice che è bello qui, è contenta di aver trovato casa. Cadono poche gocce da un cielo che abbaia ma non morde. E come sempre il vento fa il suo giro.

venerdì 15 settembre 2017

Val Borbera, come nasce un cammino sociale #1

Oggi sopralluogo sulla terza tappa del Cammino Sociale del Borbera. Sei ore di trekking da Albera Ligure a Cosola. Nel paesino di Teo in Val Borbera è nata la nonna materna di Jorge Mario Bergoglio. Qui un’anziana coppia mi invita in casa a prendere il caffè e mi racconta come si viveva quando non c’erano strade, macchine e neanche denaro. Mi spiegano dove imboccare le vecchie mulattiere oggi in disuso. Loro una volta le facevano anche di notte, per andare nei paesi dove si ballava. Oggi qualche giovane torna alla terra, ma la via del ritorno alla natura è ancora lunga e audace. Forse un cammino sociale può riportare a scoprire questa vita, questa pace, e incoraggiare chi è rimasto o ritornato, ad andare avanti, ad aprire prospettive condivisibili. Questa è la speranza di ogni mio passo.

giovedì 14 settembre 2017

Mani e piedi nella terra in Val Borbera

Qualche giorno fa si è svolta in Val Borbera la quinta edizione di Boscadrà, una festa rurale suggestiva, intima ed essenziale. La organizza da alcuni anni il collettivo di Cascina Barbàn, due coppie giovani tornate alla terra con idee creative e visione del mondo, insieme ai ragazzi del Borberock Summer Festival. Sul pianoro della cascina, poco sopra Albera Ligure, oltre 400 persone si sono ritrovate in allegria, sedute sui prati o sotto qualche tendone, ad assaggiare piatti tipici e ad ascoltare musica dal vivo, cimentandosi con le danze popolari tradizionali al suono di piffero e fisarmonica. Arrivando da lontano, all’imbrunire, sembrava di scorgere un antico borgo come in una palla di cristallo: in un panorama scuro, di colli e boschi notturni, senza alcuna luce artificiale, spiccava al centro questo angolo di mondo allegro, gioviale, illuminato da file di lampadine appese tra una tenda e l’altra.

Le persone si sono portate una tazza per prendere da bere. Nulla di superfluo, nulla di stupidamente inquinante al Boscadrà. Il bagno è stato creato sopra una fossa biologica per trasformare tutto in concime per la terra. La notte un folto gruppo si è ritrovato alle 3.30 per una camminata notturna e silenziosa a vedere l’alba sul monte Giarolo, dove era previsto un concerto acustico. La mattina all’alba il sole ha ricoperto quasi 100 tende disseminate tra i frutteti della cascina. E la giornata è ripresa con una tavola rotonda sul camminare in Val Borbera, come prospettiva e realtà, come via di rilancio lento, naturale, sociale di una valle dimenticata…

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Camminata sociale a Rocchetta Ligure

Sabato 29 luglio ci sarà il Mercato Contadino “Terra e gente del Giarolo” nel borgo di Rocchetta Ligure, appennino piemontese. Nell’occasione si svolgerà una camminata sociale aperta a tutti, da Rocchetta a Celio, guidata da Giandil/Giacomo D’Alessandro e Irene Zembo. Per conoscere una valle dimenticata, antico ritrovo delle tribù nomadi di Liguri, le sue bellezze naturalistiche e le sue storie ancora viventi. Appuntamento ore 8.30 piazza centrale di Rocchetta (provincia di Novi Ligure).

Maggiori informazioni sulla giornata

 

Nel presente di ora

Il cammino è lento

forte come la vita

silenzioso come l’aria

trascinante gravità.

E’ ascolto del corpo

di piedi, gambe, spalle

è accogliere il sole

che arrossa la pelle.

Ma il cammino è lento

non ha pericoli

non ha sviste

non ha contrattempi

il cammino è imprevisto

è tutto imprevisti

va pensato al minuto.

Partenza e arrivo lo devono scandire

ma a cosa giova una serata vuota

dove non mastichi ciò che hai mangiato?

Il cammino è rileggere

luce e oscurità

è uscire da sè

staccare la spina

è ritrovare se stessi

svuotarsi di superfluo.

Non angoscia il cammino

ma fa faticare

incide il corpo

prova lo spirito

semplicemente crede

lucidamente sopporta

eternamente spera

nel presente di ora.

(Piazzo, Val Borbera, 15 aprile 2017)

(foto di Luca D’Alessandro)

Cammino di Pasqua in Val Borbera

“L’uomo che cammina è quel pazzo che pensa si possa assaporare una vita talmente abbondante da inghiottire perfino la morte.” (C. Bobin)

Quest’anno per vivere i giorni di Pasqua abbiamo scelto un cammino che ancora non esiste, ma che molti segnali indicano in incubazione per venire alla luce. Il cammino della Val Borbera, nel basso alessandrino. Una valle che non c’è più, una valle che sotto la coltre dell’abbandono c’è eccome, e ritrova piccoli semi di rinascita e attrattive straordinarie.

Abbiamo percorso un piccolo anello, che non esaurisce il cammino integrale, dormendo in tenda e ricevendo ospitalità. Le tappe sono state:

Persi-Rivarossa-Albera Ligure ;

Albera Ligure-Cremonte-Sisola-Borassi-Piazzo ;

Piazzo-Roccaforte Ligure-Lemmi-Monteggio-Persi ;

Grazie a Maurizio e Martina di Cascina Barbàn per averci accolti la prima sera, in un luogo magico che testimonia una scelta di vita e uno scorcio di rinascita possibile, diversa, antica e nuova.

Grazie a Paola e Daniele di casa La Grattaia per averci accolti la seconda sera, in un luogo sperduto tra boschi crinali e cime rocciose, rifocillandoci oltre ogni aspettativa.

Grazie ad Anna e Roberto di Casa dei Cedri per averci accolti la terza sera, nel momento sfinito dell’arrivo, offrendoci alloggio e il necessario per condurre la veglia di Pasqua.

Grazie a Gigi, Daria, Luca, Elena, Lorenzo, Alessia, Erica per aver camminato con me su sentieri e strade spesso inesplorate, tra cinghiali, daini, ramarri, per boschi, monti, crinali, ruscelli, attraverso borghi disabitati, chiesette sospese, antichi villaggi abbandonati e luoghi della memoria partigiana.

A scoprire ciò che siamo e ciò che vogliamo.

A meditare i temi della Pasqua: la liberazione da ogni schiavitù d’Egitto, la lavanda dei piedi come più alta forma di libertà amorevole, la risurrezione come speranza vivifica che offre una marcia in più per agire la vita, sapendo di fallire, ma che il fallimento non è l’ultima parola per chi confida.

A riveder le stelle di una valle che ha ancora molto da dire, e da rinascere.

[foto di Luca D’Alessandro]

 

Tutte le foto di Luca D’Alessandro

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