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Canto del Ramingo

Cammino e spiritualità sui sentieri di Giandil

Category: Val Borbera

Val Borbera, come nasce un cammino sociale #4

Stiamo continuando i sopralluoghi sul tracciato del futuro Cammino Sociale che attraverserà la Val Borbera in 7 tappe. In questi giorni abbiamo camminato dal paese di Teo, poco sopra Cabella, luogo natale della nonna di papa Francesco, fino a Cosola in alta valle, passando per Piuzzo ed i suoi campi dorati dal sole.
Si ritrovano boschi silenziosi, versanti immacolati, argentati dall’inverno, dove si aprono splendidi scorci del crinale innevato sullo sfondo. I daini restano sorpresi dall’incedere di insoliti viandanti fuori stagione. Sulla via del ritorno, all’imbrunire, l’orizzonte velato di rosso regala inconfondibile l’icona del Monviso.
Il giorno seguente mi sono rimesso in marcia, questa volta dal Ponte di Pertuso dove combatterono i partigiani, cercando un passaggio leggero nel greto del torrente Borbera grazie al quale costeggiare Cantalupo e tirare su fino a Rocchetta Ligure. Il mattino era una coltre di gelo che immortalava il paesaggio. Le pozze sopravvissute alla siccità erano specchi di vetro soffiato.
E noi, un pezzo per volta, ricuciamo tra loro vecchie mulattiere, sentieri e paesi, accorgendoci con meraviglia di come questo cammino possa davvero nascere, per raccontare le sue storie di ieri e di oggi.

Val Borbera, come nasce un cammino sociale #3

Ieri sopralluogo sulla sesta tappa del futuro Cammino Sociale della Val Borbera, tra Dova e Borassi passando per Gordena, Canarie, monte Bossola, Vergagni, Montemanno. Quasi 20 km di dolce saliscendi con i colori che il sole di questa stagione sa regalare.
Grazie a Irene e Roberto compagni di cammino.
A piccoli passi tracciamo un semplice e ambizioso progetto collettivo per ricucire e riproporre una valle sorprendente.

Il progetto è quello di sviluppare e promuovere un cammino sociale in Val Borbera, ovvero un itinerario da percorrere a piedi in 7 giorni, studiato per fare incontrare al camminatore non solo le bellezze paesaggistiche e storiche, ma anche le realtà virtuose che abitano (ancora o di nuovo) la valle: cascine, associazioni, realtà culturali, singole persone che valorizzano un rapporto sostenibile con l’ambiente ed un amore per le storie che la valle sa raccontare. Quelle realtà che resistono e rilanciano aprendo prospettive di un futuro possibile, e migliore.
Il cammino sfrutterà sentieri esistenti e vecchi sentieri recuperati, incontrerà paesi e borghi, si appoggerà alle strutture ricettive ma consentirà anche la sosta in tenda. Sarà accessibile e non solo per esperti del trekking, percorribile in tutte le stagioni dell’anno. Racconterà storie del mondo contadino, delle battaglie partigiane, dei castelli feudali, delle ere geologiche. Sarà un incontro con la purezza sacra del torrente Borbera. E infine, sarà presentato e promosso attraverso una narrazione precisa, unitaria, tematica, per intrigare e attrarre non solo chi cammina per camminare, ma tutti coloro (e in Europa sono sempre di più) che riscoprono i cammini come strumento di conoscenza profonda, vitale, esistenziale dei territori a passo lento, immersione in un altro modo di vivere, esperienza di piacere e di impegno che segna e arricchisce la propria vita.

Le parole di Irene Zembo: “Da uno studio di Giacomo D’Alessandro è nato un nuovo progetto: un “Cammino Sociale” in Val Borbera. Oggi, con Giacomo e Roberto, genovesi con “base a Persi”, abbiamo esplorato una delle zone meno battute dagli escursionisti delle nostre valli: i crinali tra le valli Gordenella e Sisola, al fine di valutare e mappare una delle possibili tappe del Cammino Sociale. Giacomo cammina, scrive, comunica, suona e […] questo splendido progetto si inserisce perfettamente nel fermento sociale, culturale, sportivo, agricolo e spirituale che sta vivendo il nostro territorio.

Val Borbera, come nasce un cammino sociale #2

Da Cosola a Carrega passando per Daglio e il Mulino del Pio. Sopralluogo su parte della quarta tappa del Cammino Sociale del Borbera. Queste case furono sede del commando partigiano dell’alta valle. Una signora mi riporta i racconti di suo padre, quando di giorno si era costretti agli ordini dei nazisti e di notte si aiutavano i partigiani. Un’altra mi spiega come raggiungere un borgo abbandonato nel folto della foresta, dove nacque sua nonna. A Daglio una coppia mi invita a pranzo, mentre mi racconta che il vecchio mulino negli anni cinquanta produceva energia elettrica per tutti. Tre uomini su un carro ripongono la legna per un nuovo inverno. Una signora rumena aggiusta la recinzione dell’orto, mi saluta con un sorriso. Dice che è bello qui, è contenta di aver trovato casa. Cadono poche gocce da un cielo che abbaia ma non morde. E come sempre il vento fa il suo giro.

venerdì 15 settembre 2017

Val Borbera, come nasce un cammino sociale #1

Oggi sopralluogo sulla terza tappa del Cammino Sociale del Borbera. Sei ore di trekking da Albera Ligure a Cosola. Nel paesino di Teo in Val Borbera è nata la nonna materna di Jorge Mario Bergoglio. Qui un’anziana coppia mi invita in casa a prendere il caffè e mi racconta come si viveva quando non c’erano strade, macchine e neanche denaro. Mi spiegano dove imboccare le vecchie mulattiere oggi in disuso. Loro una volta le facevano anche di notte, per andare nei paesi dove si ballava. Oggi qualche giovane torna alla terra, ma la via del ritorno alla natura è ancora lunga e audace. Forse un cammino sociale può riportare a scoprire questa vita, questa pace, e incoraggiare chi è rimasto o ritornato, ad andare avanti, ad aprire prospettive condivisibili. Questa è la speranza di ogni mio passo.

giovedì 14 settembre 2017

Mani e piedi nella terra in Val Borbera

Qualche giorno fa si è svolta in Val Borbera la quinta edizione di Boscadrà, una festa rurale suggestiva, intima ed essenziale. La organizza da alcuni anni il collettivo di Cascina Barbàn, due coppie giovani tornate alla terra con idee creative e visione del mondo, insieme ai ragazzi del Borberock Summer Festival. Sul pianoro della cascina, poco sopra Albera Ligure, oltre 400 persone si sono ritrovate in allegria, sedute sui prati o sotto qualche tendone, ad assaggiare piatti tipici e ad ascoltare musica dal vivo, cimentandosi con le danze popolari tradizionali al suono di piffero e fisarmonica. Arrivando da lontano, all’imbrunire, sembrava di scorgere un antico borgo come in una palla di cristallo: in un panorama scuro, di colli e boschi notturni, senza alcuna luce artificiale, spiccava al centro questo angolo di mondo allegro, gioviale, illuminato da file di lampadine appese tra una tenda e l’altra.

Le persone si sono portate una tazza per prendere da bere. Nulla di superfluo, nulla di stupidamente inquinante al Boscadrà. Il bagno è stato creato sopra una fossa biologica per trasformare tutto in concime per la terra. La notte un folto gruppo si è ritrovato alle 3.30 per una camminata notturna e silenziosa a vedere l’alba sul monte Giarolo, dove era previsto un concerto acustico. La mattina all’alba il sole ha ricoperto quasi 100 tende disseminate tra i frutteti della cascina. E la giornata è ripresa con una tavola rotonda sul camminare in Val Borbera, come prospettiva e realtà, come via di rilancio lento, naturale, sociale di una valle dimenticata…

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Camminata sociale a Rocchetta Ligure

Sabato 29 luglio ci sarà il Mercato Contadino “Terra e gente del Giarolo” nel borgo di Rocchetta Ligure, appennino piemontese. Nell’occasione si svolgerà una camminata sociale aperta a tutti, da Rocchetta a Celio, guidata da Giandil/Giacomo D’Alessandro e Irene Zembo. Per conoscere una valle dimenticata, antico ritrovo delle tribù nomadi di Liguri, le sue bellezze naturalistiche e le sue storie ancora viventi. Appuntamento ore 8.30 piazza centrale di Rocchetta (provincia di Novi Ligure).

Maggiori informazioni sulla giornata

 

Nel presente di ora

Il cammino è lento

forte come la vita

silenzioso come l’aria

trascinante gravità.

E’ ascolto del corpo

di piedi, gambe, spalle

è accogliere il sole

che arrossa la pelle.

Ma il cammino è lento

non ha pericoli

non ha sviste

non ha contrattempi

il cammino è imprevisto

è tutto imprevisti

va pensato al minuto.

Partenza e arrivo lo devono scandire

ma a cosa giova una serata vuota

dove non mastichi ciò che hai mangiato?

Il cammino è rileggere

luce e oscurità

è uscire da sè

staccare la spina

è ritrovare se stessi

svuotarsi di superfluo.

Non angoscia il cammino

ma fa faticare

incide il corpo

prova lo spirito

semplicemente crede

lucidamente sopporta

eternamente spera

nel presente di ora.

(Piazzo, Val Borbera, 15 aprile 2017)

(foto di Luca D’Alessandro)

Cammino di Pasqua in Val Borbera

“L’uomo che cammina è quel pazzo che pensa si possa assaporare una vita talmente abbondante da inghiottire perfino la morte.” (C. Bobin)

Quest’anno per vivere i giorni di Pasqua abbiamo scelto un cammino che ancora non esiste, ma che molti segnali indicano in incubazione per venire alla luce. Il cammino della Val Borbera, nel basso alessandrino. Una valle che non c’è più, una valle che sotto la coltre dell’abbandono c’è eccome, e ritrova piccoli semi di rinascita e attrattive straordinarie.

Abbiamo percorso un piccolo anello, che non esaurisce il cammino integrale, dormendo in tenda e ricevendo ospitalità. Le tappe sono state:

Persi-Rivarossa-Albera Ligure ;

Albera Ligure-Cremonte-Sisola-Borassi-Piazzo ;

Piazzo-Roccaforte Ligure-Lemmi-Monteggio-Persi ;

Grazie a Maurizio e Martina di Cascina Barbàn per averci accolti la prima sera, in un luogo magico che testimonia una scelta di vita e uno scorcio di rinascita possibile, diversa, antica e nuova.

Grazie a Paola e Daniele di casa La Grattaia per averci accolti la seconda sera, in un luogo sperduto tra boschi crinali e cime rocciose, rifocillandoci oltre ogni aspettativa.

Grazie ad Anna e Roberto di Casa dei Cedri per averci accolti la terza sera, nel momento sfinito dell’arrivo, offrendoci alloggio e il necessario per condurre la veglia di Pasqua.

Grazie a Gigi, Daria, Luca, Elena, Lorenzo, Alessia, Erica per aver camminato con me su sentieri e strade spesso inesplorate, tra cinghiali, daini, ramarri, per boschi, monti, crinali, ruscelli, attraverso borghi disabitati, chiesette sospese, antichi villaggi abbandonati e luoghi della memoria partigiana.

A scoprire ciò che siamo e ciò che vogliamo.

A meditare i temi della Pasqua: la liberazione da ogni schiavitù d’Egitto, la lavanda dei piedi come più alta forma di libertà amorevole, la risurrezione come speranza vivifica che offre una marcia in più per agire la vita, sapendo di fallire, ma che il fallimento non è l’ultima parola per chi confida.

A riveder le stelle di una valle che ha ancora molto da dire, e da rinascere.

[foto di Luca D’Alessandro]

 

Tutte le foto di Luca D’Alessandro

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