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Canto del Ramingo

Cammino e spiritualità sui sentieri di Giandil

Category: Canzoni e musiche (Page 1 of 2)

Tra queste cime. A teatro il 15 ottobre

Tre canzoni di Giandil (video)

Dall’album Andata e Ritorno (acquistabile qui), con illustrazioni di Erika Takagi.

Sotto la Collina


L’Arida Brughiera – feat. Giuseppe Festa


Montagne di Luna Inondate – feat. Bacci Del Buono [Lingalad cover]

L’ucraino visionario

In questi giorni abbiamo accolto in comunità Eugy, un artista ucraino in viaggio senza soldi per l’Europa, capace di vivere la strada e fare amicizia, di fare arte con ciò che trova, di non soccombere alle ansie e al comfort, di godere dell’attimo fuggente e dei doni del destino. Un vero libero cercatore, un vero visionario, un druido urbano e un animo curioso di vita. Gli auguriamo buon proseguimento di strada. Per cambiare questo mondo abbiamo bisogno di persone libere e sognanti ad occhi aperti come lui. Al prossimo incontro!

 

Un disegno hobbit

C’è una pace avventurosa nel ripercorrere i propri piccoli, silenziosi passi, dove un tempo molto si è osato, e oggi molto si porta a casa. Si sarà sentito così il nostro Bilbo di ritorno dal grande viaggio alla Montagna Solitaria, ritrovando i vecchi troll pietrificati?
Grazie a Zen Zero per l’omaggio artistico e le belle parole che ha dedicato ad Andata e Ritorno.

Dove siete Hobbit? Il video di Giandil con la voce di Campanati

Scritto e interpretato da Giandil, ripreso e montato da Guglielmo Cassinelli, il trailer “Dove siete Hobbit?”, girato a Genova in luoghi urbani abbandonati, vanta l’amichevole collaborazione di uno dei migliori attori e registi genovesi di teatro, Enrico Campanati.

Dove sono oggi hobbit, elfi, nani, stregoni, orchi e…uomini? E’ un’illusoria contraddizione cercarli in un mondo deturpato dal progresso selvaggio e così incapace di ritrovare un’armonia con i popoli e con il mondo naturale? Ha ancora senso rifarsi ad una fiaba, ad una Terra di Mezzo dove i piccoli hanno il coraggio di fare la storia? Cosa troviamo per noi stessi e per la vita reale, addentrandoci nelle pieghe del “fantastico”, dimensione tutt’altro che morta? Cosa cerchiamo davvero sui passi di Bilbo, di Gandalf, di Thorin, di Elrond, che parla alla nostra emotività e alla nostra esistenzialità?

Abbiamo scelto di affidare questi versi, queste domande aperte, queste visioni tra realtà e fantasia, alla voce esperta e autentica di Enrico Campanati, e siamo andati a riprendere alcuni dei luoghi urbaniabbandonati più suggestivi di Genova, città di mare, di cantautori, antica repubblica marinara, vecchio triangolo industriale, nella stretta Liguria dove la civiltà è presto respinta sulle scogliere da una natura sorprendente, suggestiva, inesorabile.

Il trailer prelude alle canzoni dell’album Andata e Ritorno di Giandil, ispirato a Lo Hobbit di J.R.R.Tolkien, ne racchiude il senso e l’attualità dei temi, richiama la poesia e la concretezza del cammino, del viaggio reale con occhi capaci di cogliere il fantastico. [Per ascoltare estratti delle canzoni e ordinare l’album in CD o mp3 clicca qui]

Lo Hobbit: un viaggio in 15 canzoni (leganerd.com)

È stato l’amore per la Terra di Mezzo di Tolkien – “il papà di tutti i nerd”, cit. – ad ispirarmi, tre anni fa, l’urgenza di un’avventura ambiziosa: scrivere un album di canzoni sulla fiaba de Lo Hobbit.

La condizione ideale si è rivelata una casa di campagna, in un piovoso giorno primaverile, quando chitarra alla mano e libro aperto accanto alla stufa, le canzoni hanno cominciato a fluire, seguendo il piccolo Bilbo nei passaggi più soffici e più impervi della sua impresa. Il titolo me lo aveva ispirato un amico di vecchia data, Giuseppe Festa, già autore del bellissimo Voci dalla Terra di Mezzo, e oggi romanziere naturalista per Salani. E non poteva che essere “Andata e Ritorno”, come Bilbo stesso intitola il suo manoscritto di memorie.

Nel giro di tre giorni, su un quadernetto ramingo rilegato in pelle mi ritrovavo testi e accordi di 15 canzoni che seguivano lo svolgimento del libro di Tolkien…

Continua a leggere su leganerd.com

Trailer dell’album di Giandil su Lo Hobbit

Andata e Ritorno è ora disponibile in CD… Sveglia Hobbit!

ANDATA E RITORNO
Giandil, 2015
Ora disponibile in CD – Euro 9
copertina cd - media

Un viaggio in musica ispirato a Lo Hobbit di Tolkien.
14 canzoni originali da scoprire, eseguite da oltre 20 giovani artisti.
Con la partecipazione del musicista e scrittore Giuseppe Festa dei Lingalad.

Ascolta le anteprime, scopri tutti gli artisti, ordina una copia!


 

TRACKLIST

1. Sotto la Collina | La Contea, gli Hobbit e Casa Baggins, dove ha inizio.

2. Scheggia le Coppe | I Nani, sparecchiando la cena a Casa Baggins.

3. Lontano sui Monti | I Nani attorno al camino decidono il grande viaggio.

4. Rivendell | Gli Elfi accolgono i Nani in Gran Burrone.

5. Giganti di Pietra | Scoppia il temporale sulle Montagne Nebbiose.

6. Nell’Oscurità | Bilbo e Gollum nella caverna fanno a gara di indovinelli.

7. Grandi Nidi | La compagnia in volo con le Grandi Aquile.

8. L’Arida Brughiera | I Nani al riparo nella Casa di Beorn.

9. Vecchio Ragno | Bilbo ai Ragni giganti del Bosco Atro.

10. Sul Rapido Ruscello | Gli elfi ai barili che discendono il fiume.

11. Il Re degli Antri | Gli Uomini rievocano la profezia in onore di Thorin.

12. Sotto il Monte | I Nani sulla Montagna Solitaria in attesa del fato.

13. Addio Buon Ladro | Thorin morente e Bilbo al suo capezzale.

14. Gli Elfi Cantano a Ogni Ora | Gli Elfi a Bilbo e Gandalf di ritorno a Gran Burrone.

Viaggiare in musica con Bacci

L’andare profondo. Un reading sullo sconfinamento

Al Suq Festival lo scorso 22 giugno io e il musicista irlandese Joel Cathcart abbiamo portato in scena un reading musicale dal titolo “L’andare profondo. Racconti e musiche per sconfinare“. Le canzoni cantautorali di Joel scritte tra Irlanda, Arizona e Italia. Racconti da me narrati tratti da Moresco, Terzani, Capo Seattle, Teller e riflessioni comuni con Joel.


 

Da “Repubblica nomade” di Antonio Moresco

Siccome la storia la scrivono sempre i vincitori, la forma di vita nomade e migrante è stata criminalizzata e definita inferiore, perturbante e inquietante, un residuo del passato da debellare.

Ma siamo sicuri che non ci sia niente di buono in questa forma di vita, che tutto il bene sia da una parte e tutto il male dall’altra? Siamo sicuri che l’organizzazione della vita risultata vincente, che si è affermata e ha preteso di autodefinirsi “progresso” schiacciando ogni altra, sia l’unica possibile e addirittura la migliore? Quali sono le prospettive di questa forma di dominio che si è affermata e che si presenta come insuperabile? Non dovremo inventarci nuove strade e nuove forme di vita impensate, dissotterrando, reinventando e rivitalizzando anche esperienze e potenzialità umane precedenti che poi sono state annientate? Siamo sicuri che alcune forme di nomadismo, con la loro potenzialità di invenzione della vita e di sogno, non saranno indispensabili per riaprire il nostro orizzonte chiuso di specie?

Giuseppe Festa e Giandil parlano di Andata e Ritorno

L’album Andata e Ritorno (Un viaggio hobbit in musica) uscirà a giugno. Aggiornamenti sulla pagina ufficiale.

Intervista a Giuseppe Festa, natura musica e scrittura

LE STORIE FANTASTICHE

tratta da cleopa.it

Guardando un lumacone nel bosco ho capito a cosa servono le storie fantastiche. Servono a renderci evidente che esiste una coscienza nella natura, un’armonia, una magia. Che anche una natura apparentemente inutile  – nel nostro caso il lumacone -, considerata senza senso se non quello di far funzionare un ciclo favorevole all’uomo, creatura principe ed esclusiva, anch’essa ha un senso, un’aura, un linguaggio e un collegamento con tutto il resto. Probabilmente a un livello e in dimensione di cui non siamo ancora consapevoli. Ma la scienza arriverà a fare emergere anche questo. Nel frattempo la sensazione giusta con cui vivere l’armonia del cosmo la impariamo, tra le altre cose, dalle storie fantastiche.

ONLINE LA PAGINA DELL’ALBUM “ANDATA E RITORNO”

Logo disegnato da Anna Lanaro

Logo disegnato da Anna Lanaro

Da qualche giorno potete collegarvi alla pagina Facebook “Andata e Ritorno. Un viaggio hobbit in musica” per seguire passo passo la produzione dell’album musicale, un sentiero di testi e musiche ispirati allo Hobbit di J.R.R. Tolkien, che vede la collaborazione artistica e tecnica di tanti giovani amici e di alcuni ospiti d’eccezione. L’album vedrà la luce nei prossimi mesi, vorremmo condividere con voi questo percorso intenso e ricco di “viaggio-incontro” attraverso foto, video, racconti e anticipazioni…

La Via prosegue senza fine!

Giandil

RIVIVE LA MEMORIA

di Pietro Mensi*

 

Scorre l’occhio tra il blocco sette e l’otto
corre il fiato sotto l’incessante pioggia.
Quanti strappati alla vita prima di te hanno gridato.
Eco di lamenti rintanati sotto il buio, disperati,
tra vita e non vita fuggivano seguiti dai carnefici.

Il cielo e la terra sono gli stessi, loro prede di dolore
ed io perso tra quei muri dove i giovani son morti, i vecchi
si son spenti, le madri hanno lottato.

Il tempo rassicura che non cadremo in trappola
che è tramontato il giorno sull’era del terrore.
All’alba di domani assaggio la cruda verità.
L’uomo, che è tale senza dubbio, ha dimenticato la storia,
ha tradito la memoria, è complice dell’incubo.
E tu che lo hai capito non puoi voltarti indietro.

* compagno di viaggio ad Auschwitz, aprile 2012

CREDO

Credo nell’emozione che risuona dentro

credo nelle lacrime che è giusto versare

credo nella verità come il bene più autentico che si possa desiderare

credo nei miei amici sempre e comunque ciò che di più bello esista nella mia vita

credo nella contrizione dinnanzi all’ingiustizia, al sopruso, all’impotenza

credo nell’attimo, nel cogliere il profumo del momento e di ciò che ci sta

credo che ci sia una verità, e che sia giusto fare ciò che si sente vero, anche a costo di perdere tutto

credo che la storia in fondo renda giustizia

credo che l’uomo lotti continuamente contro la tentazione di essere disumano nel suo vivere

credo che credendo nelle piccole cose ci si addestra a saper portare avanti quelle grandi

credo che la radice di tanto male spesso è la mancanza di fiducia

credo che la fiducia nella vita, nelle persone, nella giustizia sia il motore che può farti vincere tutto

credo che si possono fare tante cose, tutte le cose, per questo dobbiamo imparare a capire e scegliere

credo nel conoscere, curiosare, sperimentare, esplorare direzioni nuove, non senza aprirmi ad assumere il passato

credo che ci sia una sapienza del cuore e un’autenticità del gesto, inconfondibili

credo che sto cominciando a usare parole complesse

credo nella semplicità

credo nella natura

credo nella bellezza e nella grazia

credo nella musica

credo nello spirito

credo nella mente

credo nella carne

credo nel vento, nel sole, nella notte, nella terra

credo nel desiderio

credo nella passione

credo nella ricerca

credo nel viaggio incontro

credo nell’amore incondizionato e profondo

credo con forza

credo nel mio dubbio

che mi porta ogni volta a partire

per imparare a credere.

 

L’OCCHIO DEL CAMOSCIO

Mi fermo, mi guarda.

Qui sei un ospite, sembra dirmi.

Occhi sottili come fessure, corna affilate alte poche dita, il muso di pelo chiaro.

Le zampe nere come l’ombra pronte a scattare a un mio movimento.

Il camoscio mi guarda, mi scruta, mi conosce.

Attorno a noi, nella quiete umida del mattino presto, i suoi compagni.

Si muovono quasi sempre in branco, scelgono un appezzamento erboso, si spargono a brucare.

I piccoli saltellano qua e là, sempre protetti.

Lui è a pochi metri da me, e non accenna ad andarsene.

In punta di piedi sono arrivato, fissando lo sguardo nel suo.

So di essere un ospite, mi sento pensare.

Vorrei fermarmi qui, stare con te, imparare a correre su queste rocce fino a sentire sotto la lingua il sapore della libertà, l’ubriachezza dell’infinito, l’abisso dell’altitudine.

Il suo occhio è vigile, gentile, fermo. Mi parla, sì.

Mi ricorderò di te, sembra dirmi.

Di te che non vieni per sottomettermi nè cacciarmi. Di te che vieni per incontrarmi, seguirmi.

Mi ricorderò di te, mi sento pensare.

Di te che rappresenti ciò che di più prezioso il mio cuore sogna, e che i miei simili rischiano ogni giorno di cancellare.

Di te che nel riflesso di uno sguardo contieni la montagna, il cielo e la pietra, la luce dell’alba e il sapore del mondo.

 

Un piccolo canto ispirato alla discesa dal Rifugio Bozano, Val Gesso, questa mattina. Insieme agli amici Matteo e Fabio, con cui ho camminato e riposato all’ombra del grande Corno Stella. 

COI LINGALAD, IN CONCERTO

E’ stato davvero realizzare un sogno trovarmi con la chitarra in mano a suonare con i Lingalad e il mio amico Giuseppe Festa. A Castellanza, al festival Tolkieniana nella medievale Villa Pomini, le mie note si sono fuse alle loro nello stesso canto, il “canto degli alberi” di uno e mille viandanti. Un concerto divertente, sospeso in un’atmosfera notturna tra le antiche pietre e il prato, dove 200 persone, silenti, ascoltavano. Uniche luci le candele disseminate fra di noi. E lassù, alta e bellissima accarezzata dalle sue nubi, la luna. Condivido alcune foto di questa serata che non dimenticherò.

“…e anche se sarò l’ultimo, canterò ancora, per milioni di stelle, per la luna, lassù…”

(Lingalad, Il vecchio lupo)

 

Da sinistra: Fabio Ardizzone (basso e seconde voci), Claudio Morlotti (chitarre acustica, classica, bouzuki, armonica), Giorgio Parato (percussioni), Giuseppe Festa (voce, flauti), Giandil (chitarra acustica).

 

Grazie a mio fratello Luca D’Alessandro per le fotografie.

LA PASSEGGIATA

E’ interessante, stare. E, dopo, restare.

Porta nel torrente della testa pensieri, immagini, ma soprattutto tumulti e desideri.

Cade lo sguardo attorno, si posa.

Non sono distrazioni, ma incontri col mondo, con altre immagini che ti pungono, ti spingono altri pensieri.

Il linguaggio dello sguardo che si posa sul fiume del mondo, è un parlare sempre schizofrenico, sono frasi, le più miste che ci siano, più delle vecchie case riaggiustate con piastrelle trovate qui e là, più delle coperte di lana rammendate dalle nonne, e non c’è un quadro uguale all’altro.

Sono pezzi di canzoni, impressioni su storie o rimasugli di sensazioni, sono le verità del non sensato, dell’imprevisto, sono le autostrade dell’immaginazione che si aggrappa a uno spillo, quel solo spillo tra i tanti che ci piovono addosso, e ne forgia la visione.

Sono pazzo? – ti chiedi a tratti.

La lucidità si toglie dai piedi, gli occhi del dentro, del profondo, si buttano su episodi eroici, ma più spesso deprecabili, sulle rabbie e le perversioni, e le cuciono al nostro vivere, solo per quell’attimo di estrema e cruda libertà, come un uscire ridicolo che ti concederesti giusto a carnevale, mai all’infuori.

Pezzi di visioni ti portano qui e là, s’intrufolano, ti lasci dominare, non vedi né senti nulla attorno a te.

 

A volte sei in un posto e in un momento solo per aspettare.

Cosa aspetti, tu lo sai bene. Ma non deve apparire.

Sta tra te e la persona, l’evento, il gesto che stai aspettando. E’ tutto nella tua testa, ma è come fosse nell’aria, e un po’ ti vergogni, di essere così spudorato, chi non se ne sta accorgendo?

Invece sei pensoso solo tu, ma resti, continui, calmo, silente.

Tutto in te grida. E tu, ancora, silente.

E’ la porta del rischio, della briglia sciolta, dove sai già di stare cullando il rimpianto, dove lasci accumularsi le ipotesi, i desideri, le azioni che potresti, ma non è il momento, che vorresti, ma non il caso, che avresti dovuto, e a quel punto sei già finito.

Ma aspetti.

 

Quante vite senza quella realizzazione, quel cogliere la bellezza, quel dare slancio e vita all’amore che può danzare. Quante labbra che si privano della reciproca freschezza, dell’emozione dei corpi, quanti occhi spalancati e pur chiusi, ripetutamente, all’incontro speciale, al contatto d’amore che potrebbe essere.

Chi siamo?

Uomini e donne e ragazzi e bambine, vecchi e anziane, volti e corpi, vite e sguardi…

Siamo azioni e possibilità, direzioni e passi, pensieri nel buio e spiriti vaganti.

 

Siamo orizzonti che restano tali, e nubi sopra il sole, ignare, e pezzi di nature morte o vive, calde o fredde, di robot o viandanti.

Siamo domande appena espresse, risposte sottointese, balbettii opachi dal tono timido o rancoroso.

Siamo sorrisi nel vento e luce che si spande, fiamma tremula e alba imminente.

Siamo cuori che passeggiano soli per incontrarsi al primo angolo, tra pietre consunte e rampicanti in fiore.

Ed è un attimo o sono molte ore quando tutto ciò scorre nella mia testa, si specchia nel fondo dei miei occhi, spirito cavo a riecheggiare commozione e speranza, fuoco amico e ancora desiderio, mentre il sole tramonta dietro le barche, in bocca al mare.

 

Rimango lì, assorto, lambito ancora poco dalla luce del vespro.

Che bello, stare. E, dopo, restare.

E’ dare spazio allo sguardo, e nello sguardo canta lo spirito, scorre il mio fiume.

Mi ricordo della corsa, lì fuori, a pochi passi. Aspetta me per trascinarmi su e giù, tra le strade e la gente, alla ricerca di molto, di troppo.

Mi giro attorno, piano.

Aspetto.

Sono pazzo? – ti chiedi a tratti.

E continuo a passeggiare.

 

Genova, 20 febbraio 2012 

PERSI

Ho perso le chiavi del Mondo,

mi siedo sull’uscio

e aspetto.

Fa freddo.

 

Suono più volte il campanello,

ma nessuno apre;

mi siedo fuori

e aspetto.

 

Perse in un punto indefinito

tra la gente,

le mie chiavi,

si nascondono.

 

Nulla vi è che m’impedisca d’entrare

ma se non ho le chiavi,

io vi giuro,

non entro.

 

 

Clopén

12 ottobre 2010

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