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Canto del Ramingo

Cammino e spiritualità sui sentieri di Giandil

Category: Eventi

Mani e piedi nella terra in Val Borbera

Qualche giorno fa si è svolta in Val Borbera la quinta edizione di Boscadrà, una festa rurale suggestiva, intima ed essenziale. La organizza da alcuni anni il collettivo di Cascina Barbàn, due coppie giovani tornate alla terra con idee creative e visione del mondo, insieme ai ragazzi del Borberock Summer Festival. Sul pianoro della cascina, poco sopra Albera Ligure, oltre 400 persone si sono ritrovate in allegria, sedute sui prati o sotto qualche tendone, ad assaggiare piatti tipici e ad ascoltare musica dal vivo, cimentandosi con le danze popolari tradizionali al suono di piffero e fisarmonica. Arrivando da lontano, all’imbrunire, sembrava di scorgere un antico borgo come in una palla di cristallo: in un panorama scuro, di colli e boschi notturni, senza alcuna luce artificiale, spiccava al centro questo angolo di mondo allegro, gioviale, illuminato da file di lampadine appese tra una tenda e l’altra.

Le persone si sono portate una tazza per prendere da bere. Nulla di superfluo, nulla di stupidamente inquinante al Boscadrà. Il bagno è stato creato sopra una fossa biologica per trasformare tutto in concime per la terra. La notte un folto gruppo si è ritrovato alle 3.30 per una camminata notturna e silenziosa a vedere l’alba sul monte Giarolo, dove era previsto un concerto acustico. La mattina all’alba il sole ha ricoperto quasi 100 tende disseminate tra i frutteti della cascina. E la giornata è ripresa con una tavola rotonda sul camminare in Val Borbera, come prospettiva e realtà, come via di rilancio lento, naturale, sociale di una valle dimenticata…

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Camminata sociale a Rocchetta Ligure

Sabato 29 luglio ci sarà il Mercato Contadino “Terra e gente del Giarolo” nel borgo di Rocchetta Ligure, appennino piemontese. Nell’occasione si svolgerà una camminata sociale aperta a tutti, da Rocchetta a Celio, guidata da Giandil/Giacomo D’Alessandro e Irene Zembo. Per conoscere una valle dimenticata, antico ritrovo delle tribù nomadi di Liguri, le sue bellezze naturalistiche e le sue storie ancora viventi. Appuntamento ore 8.30 piazza centrale di Rocchetta (provincia di Novi Ligure).

Maggiori informazioni sulla giornata

 

Cuore indigeno – Liguri Tutti.it

di Giacomo D’Alessandro

video di Giuseppe Festa e Massimo Piccioli (Filmaker)

Villa d’Almè (BG) – Noi siamo qui. Tra le valli bergamasche, nel nord Italia, cuore del Mediterraneo e delle migrazioni epocali. Siamo su una terra abitata, vissuta, camminata, una terra custodita dalla famiglia di Johnny. Non so chi sia, ma so che il suo spirito è indigeno, nativo. So che custodisce questa terra, e che ha battuto le praterie del Wyoming con i capi tribù dei pellerossa. Qui, con i piedi nudi poggiati sul prato, i capelli al vento e la pelle abbronzata dal sole, al centro del cerchio, tra orti, cavalli, alberi e con alle spalle un grande tepee indiano, Johnny dichiara ancora una volta la sua felicità di essere contadino, campesino, indigeno. Un nativo custode di ciò che è bello perché è di tutti, e deve restare a disposizione di tutti.

Johnny ha combattuto, e ha vinto: tempo fa i grandi capi bianchi dai loro palazzi di vetro e metallo hanno deciso che una nuova superstrada sarebbe stata costruita, tagliando in due la sua terra…

 

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Lettera a Repubblica Nomade in cammino da Trieste a Sarajevo

Caro Antonio, cari amici vecchi e nuovi di Repubblica Nomade,

tra poche ore metterete in movimento i vostri corpi, ancora un altro anno, attraverso cieli e terre nuove. E sognando “cieli nuovi e terra nuova” per dirla biblicamente: il sogno di un’Europa capace di rinascere dalle sue ceneri e dalle sue cancrene, ma soprattutto dalle sue energie nascoste e prefiguranti, di riportare in auge la sua bellezza semplice e la sua umanità profonda. Ancora quest’anno non sono con voi con il corpo, ma fortemente con lo spirito. Con chi ho incontrato nelle tappe di Cammina cammina, Stella d’Italia e Freccia d’Europa, ma anche con chi non ho mai incontrato e sento accomunato da quello stesso spirito. Buon cammino, buona strada, buone chiacchierate, buoni sguardi, buoni silenzi, buoni incontri, buoni racconti. Buen vivir, come amano dire i popoli indigeni dell’America Latina. E quanti passi il nostro sistema occidentale deve fare per “progredire” verso un buen vivir nell’ambiente naturale, nelle relazioni umane, nel pensiero e nelle comunità. Quest’anno vi ho in un certo senso preceduto, attraversando la culla dell’umanità, l’Etiopia, per 40 giorni di esperienza, viaggio, volontariato, scoperta. Là dove l’umanità ha mosso i primi passi, dove il corpo sente di corrispondere a tutte le cose, allo scorrere del cosmo, ho camminato tra villaggi e luoghi naturali dove dimensioni che spesso ci ansiano come il tempo, il fare, il denaro, la tecnica, perdono di rilevanza. Ho toccato con mano come il nostro Nord del mondo sia spesso costruito sul superfluo, vincolato al superfluo, prigioniero dei suoi schemi squadrati. Come le disuguaglianze e le enclave di miseria disumana si creino proprio dove arriva l’occidentalizzazione, anche in Africa. Al di fuori è un altro mondo, un altro vivere, con le sue gioie e i suoi dolori.

E’ quello che auguro a voi e a chiunque – con voi o in altre forme – trovi oggi la forza di attraversarlo con i piedi e con il corpo, oltre che con il cuore, questo nostro mondo complesso e incomprensibile: vi auguro di scoprire passo dopo passo, giorno dopo giorno, che esiste Altro, che ci sono altri modi di vivere, di faticare, di sperare, di costruire, di pensare, di gioire. Che da ciò che è Altro, spesso sconosciuto, trascurato o dimenticato, può rifiorire un’essenza preziosa del nostro essere umani. Forse vedrete e scoprirete cose che sapete già, sappiate allora raccontarle, testimoniarle, dare valore e celebrare questa vita come solo nella libertà e nella semplicità dei camminanti si può fare. Liberi di farsi accogliere, di farsi aiutare, di andare oltre, di partire e di arrivare.

A voi e alla vostra capacità di visione, di coraggio, di pazzia, devo molto. Su altri sentieri, ma nella stessa direzione umana e spirituale, vi accompagno e mi impegno con voi. Fino al prossimo incontro.

 

Giacomo

4 giugno 2016

LETTERA A BABBO NATALE (2015)

Caro Babbo Natale,
scrivo a te che ami esser viandante, preparare doni e fare visita a quanti sono più piccoli e bisognosi di esser considerati. Per favore, chiedi agli Gnomi del tuo villaggio (so che è nei pressi di Rovaniemi, nella Lapponia finlandese) di condensare in una polvere magica questo tuo spirito. Se me ne porti un po’, forse posso imparare anche io a sfruttare un momento come il Natale per “farmi presente” ad amici che ne hanno particolarmente bisogno. Non è forse un bel momento, il Natale, per regalarsi a vicenda la propria amicizia? Per fare bilancio dei propri rapporti, e fare progetto perché crescano? Caro Babbo Natale, troppe persone intorno a me non fanno progetti sulle amicizie. Oh, l’amicizia è una cosa seria! A parer mio, è la forma più alta di relazione umana. “Non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici”, diceva qualcuno, un viandante anche lui. Eh già, l’amicizia è una crescita insieme, una condivisione gratuita, una fatica anche, dove non c’è spazio per attrazione istintuale, come nella coppia. No, l’amicizia è scelta continua, nell’esser praticata… Allora ti chiedo un po’ di quella polvere magica, per ravvivare, celebrare e intensificare le mie relazioni.
Sai, Babbo Natale (ma è vero che ti chiami Jaulupukki?! Ma che lingua parlate lassù?), tra pochi giorni l’esperienza di vita comunitaria qui a Banchi compirà due anni. Tantissimi doni hanno attraversato questo tempo, questi luoghi. Tantissime relazioni, tra le più preziose. Mi verrebbe da chiederti tantissime cose che qui son da rifare, finestre, pavimenti, stufe, luci… Ma mi trattengo. Un pezzo alla volta, sono sicuro che riusciremo a recuperare tutto ciò che serve, grazie al riuso. E d’altronde, niente come l’estrema semplicità di vita mi sta aiutando a tenere fermi certi valori, certe libertà, a dare peso alle cose veramente importanti, senza distrarmi e riempirmi di cose materiali…
L’anno scorso ti ho chiesto degli alberi. Quest’anno ti chiedo dei compagni di viaggio. Amici vecchi e nuovi che abbiano desiderio e coraggio di pianificare qualche dolce follia, camminate, viaggi a piedi, esplorazioni del mondo… Sai, sempre più son circondato di persone già rassegnate al tram tram quotidiano, al “si deve fare”, alle ansie e alle paure di non farcela. Ma se proprio noi non osiamo un po’, procurandoci esperienze imprevedibili, avventurose, in cui crescere e comprenderci meglio, cosa ci stiamo a fare? Ecco, Babbo Natale, portami un po’ di avventura. Me ne serve una bella scorta, per non lasciarmi mai chiudere nell’abitudine e nella comodità. Un po’ di avventura è l’unica via di fuga dal mio presunto limite, l’unica rampa di accesso a parti inesplorate di me, e a relazioni significative cui dare spazio per fruttificare.
Tra le cose più belle capitate quest’anno, ho iniziato a insegnare un po’ di chitarra ai bambini della Staffetta, sai, quel centro in Via Pré che raccoglie ogni giorno scriccioli di tutti i colori, per giocare, imparare, vivere il quartiere… Imparare chitarra per molti di loro sarebbe stata una prospettiva insostenibile, inconcepibile. Ad alcuni brillano gli occhi ogni volta che si va a suonare. Imparano velocissimi. Vorrei chiederti un pizzico di coraggio in più, di costanza, di umiltà e di capacità, per dare loro, in tutti i sensi, uno strumento in più verso la bellezza di sé.
Ehi Babbo Natale, guarda che mi sto anche documentando su di te. Sono stufo di sentir dire in giro – senza la minima sensibilità verso chi, come me, alle fiabe intende crederci – che sei solo un testimonial pubblicitario creato dalla Coca Cola. A parte che io non la compro mai la Coca Cola, viste le porcherie che combina da multinazionale nei paesi più poveri, dove a causa delle sue fabbriche manca l’acqua o fallisce l’agricoltura locale. Ah, se più gente usasse i soldi con un senso (e una coscienza), quante cose si potrebbero cambiare solo per le leggi di mercato…banche armate che falliscono, multinazionali che cambiano atteggiamenti, aziende che vendono energia pulita e non “sporca”, barche che pescano il pesce senza distruggere i fondali…
Ma scusami, non cambiamo discorso. Mi sto documentando proprio su di te. Ho capito che hai la barba bianca di Odino, il misterioso dio nordico, e forse anche la sua slitta trainata da cavalli volanti… Ma hai anche la veste rossa e il cappello da San Nicola, un buon pastore per la sua gente e i suoi piccoli. Insomma, te la cavi bene a stare tra fiaba e realtà, e non manchi di far visita ai piccoli, a chi ha più bisogno, come un bravo nonno che si prende cura della sua gente. Chissà quanti come te, che incarnano il tuo spirito. Quanti Babbo Natale necessita il nostro mondo… Discreti, silenziosi, consapevoli, sensibili. Portami un po’ della tua saggezza in questo: non farmi perdere di vista tante persone che rischio di trascurare. Non rendermi restio a mettermi a servizio di persone nuove, a costruire da zero, e a coltivare ciò che è seme buono.
Scusa Babbo Natale, anche stavolta ho scritto troppo. Non so se potrai portarmi tutto ciò che ti ho chiesto. Tu sai valutare meglio di me. Se è vero che sei stato anche un Vescovo, capisci bene che ora vado a rileggermi quel racconto bellissimo da cui prende vita il Natale: la nascita di Gesù, a Betlemme di Palestina, circa due millenni fa. Attualizzandolo, sento rinascere la fiducia. Non siamo un mondo destinato al caso e al declino. Siamo un mondo dove proprio nel luogo più piccolo e irrilevante, nella notte più buia ed ostile, può nascere una luce di speranza.
Tuo
Giacomo
Genova, 22 dicembre 2015

 

L’andare profondo. Un reading sullo sconfinamento

Al Suq Festival lo scorso 22 giugno io e il musicista irlandese Joel Cathcart abbiamo portato in scena un reading musicale dal titolo “L’andare profondo. Racconti e musiche per sconfinare“. Le canzoni cantautorali di Joel scritte tra Irlanda, Arizona e Italia. Racconti da me narrati tratti da Moresco, Terzani, Capo Seattle, Teller e riflessioni comuni con Joel.


 

Da “Repubblica nomade” di Antonio Moresco

Siccome la storia la scrivono sempre i vincitori, la forma di vita nomade e migrante è stata criminalizzata e definita inferiore, perturbante e inquietante, un residuo del passato da debellare.

Ma siamo sicuri che non ci sia niente di buono in questa forma di vita, che tutto il bene sia da una parte e tutto il male dall’altra? Siamo sicuri che l’organizzazione della vita risultata vincente, che si è affermata e ha preteso di autodefinirsi “progresso” schiacciando ogni altra, sia l’unica possibile e addirittura la migliore? Quali sono le prospettive di questa forma di dominio che si è affermata e che si presenta come insuperabile? Non dovremo inventarci nuove strade e nuove forme di vita impensate, dissotterrando, reinventando e rivitalizzando anche esperienze e potenzialità umane precedenti che poi sono state annientate? Siamo sicuri che alcune forme di nomadismo, con la loro potenzialità di invenzione della vita e di sogno, non saranno indispensabili per riaprire il nostro orizzonte chiuso di specie?

REPUBBLICA NOMADE, GIUGNO 2014. UN CAMMINO SICILIANO

Dal 1 al 15 giugno è possibile unirsi per una o più tappe al cammino “Repubblica Nomade” che si svolgerà in Sicilia, da Palermo a Gela (277 km). Promosso dal gruppo di cittadini volontari che con lo scrittore Antonio Moresco e la rivista letteraria Il Primo Amore hanno dato vita a precedenti cammini, questa impresa vuole avere un valore sociale, politico, civile e poetico. Ho camminato alcune tappe in ognuna delle precedenti edizioni (Cammina Cammina, Stella d’Italia, Freccia d’Europa) e consiglio questa esperienza originale, imprevedibile, semplice e profetica. Ci si incontra sulla strada con persone di ogni età, di ogni provenienza, di ogni utopia, e si scopre una dimensione che ci stacca dalla quotidianità statica dandoci modo di scoprire quella parte di noi stessi che è più allegra, vitale, coraggiosa, libera. Qui tutte le informazioni sulle tappe e sulla partecipazione.

Di seguito le parole più belle con cui Antonio Moresco dà il senso a Repubblica Nomade:

In questi ultimi tre anni un gruppo di donne e uomini che in molti casi non si conoscevano tra di loro ha dato vita a tre cammini irradianti attraverso l’Italia e l’Europa. […] Anche la specie umana si è propagata e ha colonizzato il pianeta per migliaia e migliaia di anni attraverso la migrazione e il cammino. Anche la specie umana ha inscritto questa esperienza fondativa nella conformazione del suo corpo e nel suo patrimonio genetico e anche noi, qui e ora, quando affrontiamo un lungo cammino ci ricongiungiamo a qualcosa che è già dentro di noi e che ha interessato la vita e la conoscenza del mondo attraverso i sensi e la mente di un numero enorme di generazioni. […] Poi ci sono state la divaricazione tra popolazioni nomadi e stanziali e le lotte e le guerre tra queste due forme di vita, su cui sono nati gli imperi e gli stati con i loro ordinamenti sociali, politici e culturali e quella cosa che è stata chiamata “civiltà”, di cui abbiamo sotto gli occhi gli esiti finali e implosivi. […] Ma, siccome la storia la scrivono sempre i vincitori, la forma di vita nomade e migrante è stata criminalizzata e definita inferiore,    perturbante e inquietante, un residuo del passato da debellare. Ma siamo proprio sicuri che sia così? […] Siamo sicuri che l’organizzazione della vita risultata vincente, che si è affermata e ha preteso di autodefinirsi “progresso” schiacciando ogni altra, sia l’unica possibile e addirittura la migliore? Dove ci hanno portato la sua paura e protervia? Quello che abbiamo di fronte è il formarsi di superclassi economiche e tecnocratiche con le loro depotenziate propaggini politiche e di altro tipo e le loro sempre più labili coperture “democratiche”, che sfuggono in realtà a ogni possibilità di conoscenza e controllo repubblicano e alimentano solo se stesse in un mondo sempre più sovrappopolato e asservito, che operano con il solo intento di accrescere la propria ricchezza e potenza, attuando all’insaputa delle maggioranze e dei popoli, frastornati e bombardati da un eccesso depistante di informazioni, comportamenti e programmi che influiscono profondamente non solo sulle strutture della vita associata ma anche, in modo diretto o indiretto, sulla vita e la morte degli uomini e sul loro stesso configurarsi nella loro breve esistenza. Quali sono le prospettive di questa forma di dominio che si è affermata e che si presenta come insuperabile? […] Nella situazione intossicata e bloccata che sta vivendo il nostro Paese e anche il mondo, abbiamo sentito il bisogno non solo di denunciare tutto l’orrore che ci circonda e di estenuarci in un’eterna e inconcludente indignazione e denuncia ma anche di compiere gesti prefiguranti. Così tutto ciò che avremmo potuto dire con le sole parole -attraverso documenti scritti, interventi sui media meno insensibili, convegni- noi abbiamo voluto dirlo anche e soprattutto con i nostri corpi in movimento e le nostre vite, significando e irradiando nello stesso tempo anche qualcosa d’altro, unendo cervello, viscere, cuore, realtà e sogno, sentimento e visione, combattimento e invenzione. […] Certe volte ci dicevamo – scherzando ma non troppo – che quello che ci accomunava era che eravamo tutti pazzi ma che ciascuno di noi lo era in un modo diverso e che per questo riuscivamo a compensarci e a compiere insieme lunghi cammini. E anche che forse una repubblica nomade, vista dall’esterno, è e non può che essere percepita come una repubblica di pazzi. Ecco, anche noi abbiamo sperimentato in alcuni brevi ed eccezionali periodi della nostra vita questa possibilità. Noi abbiamo dato vita, in questi ultimi anni e con i nostri cammini, a una piccola repubblica nomade che prima non c’era.

Repubblica, perché si è trovato il modo di decidere insieme e di rispettarci, perché ogni camminatore ha avuto all’interno del gruppo la sua insostituibile particolarità e diversità, la sua insostituibile importanza e il suo specifico peso, perché ha trovato al suo interno la capacità di decidere comportamenti e di legiferare attraverso il movimento e il sogno condivisi e non per legiferazioni fisse, soverchianti e astratte.

Nomade, perché ha eletto lo spostamento, l’avventura, la traslocazione e il cammino a piedi a suo linguaggio e suo messaggio irradiante.

Perciò quest’anno il nostro cammino -dopo i primi tre lunghi cammini da Milano a Napoli-Scampia, poi da tutte le parti dell’Italia fino a L’Aquila, cuore terremotato del nostro Paese, e poi ancora da Mantova a Strasburgo, sede del Parlamento Europeo- sarà anche all’insegna della presa di coscienza e della fondazione. […] Così abbiamo pensato di svolgere il nostro prossimo cammino in Sicilia perché questa nostra grande isola-continente, oltre a essere investita dalle ultime tragiche migrazioni di donne e uomini provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente che cercano di raggiungere l’Europa attraverso le sue isole e le sue coste, è stata a sua volta attraversata nel corso dei secoli da continue ondate  e migrazioni di popoli, dai paesi arabi e dal nord Europa, e molti sono stati anche i migranti siciliani che hanno dovuto lasciare la loro isola e spingersi verso lontane zone del mondo.

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