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Canto del Ramingo

Cammino e spiritualità sui sentieri di Giandil

Category: Tolkien

Tre canzoni di Giandil (video)

Dall’album Andata e Ritorno (acquistabile qui), con illustrazioni di Erika Takagi.

Sotto la Collina


L’Arida Brughiera – feat. Giuseppe Festa


Montagne di Luna Inondate – feat. Bacci Del Buono [Lingalad cover]

Dove siete Hobbit? Il video di Giandil con la voce di Campanati

Scritto e interpretato da Giandil, ripreso e montato da Guglielmo Cassinelli, il trailer “Dove siete Hobbit?”, girato a Genova in luoghi urbani abbandonati, vanta l’amichevole collaborazione di uno dei migliori attori e registi genovesi di teatro, Enrico Campanati.

Dove sono oggi hobbit, elfi, nani, stregoni, orchi e…uomini? E’ un’illusoria contraddizione cercarli in un mondo deturpato dal progresso selvaggio e così incapace di ritrovare un’armonia con i popoli e con il mondo naturale? Ha ancora senso rifarsi ad una fiaba, ad una Terra di Mezzo dove i piccoli hanno il coraggio di fare la storia? Cosa troviamo per noi stessi e per la vita reale, addentrandoci nelle pieghe del “fantastico”, dimensione tutt’altro che morta? Cosa cerchiamo davvero sui passi di Bilbo, di Gandalf, di Thorin, di Elrond, che parla alla nostra emotività e alla nostra esistenzialità?

Abbiamo scelto di affidare questi versi, queste domande aperte, queste visioni tra realtà e fantasia, alla voce esperta e autentica di Enrico Campanati, e siamo andati a riprendere alcuni dei luoghi urbaniabbandonati più suggestivi di Genova, città di mare, di cantautori, antica repubblica marinara, vecchio triangolo industriale, nella stretta Liguria dove la civiltà è presto respinta sulle scogliere da una natura sorprendente, suggestiva, inesorabile.

Il trailer prelude alle canzoni dell’album Andata e Ritorno di Giandil, ispirato a Lo Hobbit di J.R.R.Tolkien, ne racchiude il senso e l’attualità dei temi, richiama la poesia e la concretezza del cammino, del viaggio reale con occhi capaci di cogliere il fantastico. [Per ascoltare estratti delle canzoni e ordinare l’album in CD o mp3 clicca qui]

Lo Hobbit: un viaggio in 15 canzoni (leganerd.com)

È stato l’amore per la Terra di Mezzo di Tolkien – “il papà di tutti i nerd”, cit. – ad ispirarmi, tre anni fa, l’urgenza di un’avventura ambiziosa: scrivere un album di canzoni sulla fiaba de Lo Hobbit.

La condizione ideale si è rivelata una casa di campagna, in un piovoso giorno primaverile, quando chitarra alla mano e libro aperto accanto alla stufa, le canzoni hanno cominciato a fluire, seguendo il piccolo Bilbo nei passaggi più soffici e più impervi della sua impresa. Il titolo me lo aveva ispirato un amico di vecchia data, Giuseppe Festa, già autore del bellissimo Voci dalla Terra di Mezzo, e oggi romanziere naturalista per Salani. E non poteva che essere “Andata e Ritorno”, come Bilbo stesso intitola il suo manoscritto di memorie.

Nel giro di tre giorni, su un quadernetto ramingo rilegato in pelle mi ritrovavo testi e accordi di 15 canzoni che seguivano lo svolgimento del libro di Tolkien…

Continua a leggere su leganerd.com

Trailer dell’album di Giandil su Lo Hobbit

Andata e Ritorno è ora disponibile in CD… Sveglia Hobbit!

ANDATA E RITORNO
Giandil, 2015
Ora disponibile in CD – Euro 9
copertina cd - media

Un viaggio in musica ispirato a Lo Hobbit di Tolkien.
14 canzoni originali da scoprire, eseguite da oltre 20 giovani artisti.
Con la partecipazione del musicista e scrittore Giuseppe Festa dei Lingalad.

Ascolta le anteprime, scopri tutti gli artisti, ordina una copia!


 

TRACKLIST

1. Sotto la Collina | La Contea, gli Hobbit e Casa Baggins, dove ha inizio.

2. Scheggia le Coppe | I Nani, sparecchiando la cena a Casa Baggins.

3. Lontano sui Monti | I Nani attorno al camino decidono il grande viaggio.

4. Rivendell | Gli Elfi accolgono i Nani in Gran Burrone.

5. Giganti di Pietra | Scoppia il temporale sulle Montagne Nebbiose.

6. Nell’Oscurità | Bilbo e Gollum nella caverna fanno a gara di indovinelli.

7. Grandi Nidi | La compagnia in volo con le Grandi Aquile.

8. L’Arida Brughiera | I Nani al riparo nella Casa di Beorn.

9. Vecchio Ragno | Bilbo ai Ragni giganti del Bosco Atro.

10. Sul Rapido Ruscello | Gli elfi ai barili che discendono il fiume.

11. Il Re degli Antri | Gli Uomini rievocano la profezia in onore di Thorin.

12. Sotto il Monte | I Nani sulla Montagna Solitaria in attesa del fato.

13. Addio Buon Ladro | Thorin morente e Bilbo al suo capezzale.

14. Gli Elfi Cantano a Ogni Ora | Gli Elfi a Bilbo e Gandalf di ritorno a Gran Burrone.

Giuseppe Festa e Giandil parlano di Andata e Ritorno

L’album Andata e Ritorno (Un viaggio hobbit in musica) uscirà a giugno. Aggiornamenti sulla pagina ufficiale.

Intervista a Giuseppe Festa, natura musica e scrittura

TOLKIEN, LE LETTURE IDEOLOGICHE

Si coglie quasi sempre discorrendo su Tolkien un accenno o un riferimento alla cultura di destra, al neonazismo e via di seguito, come se fosse così evidente e comprovato che Il Signore degli Anelli sia un’opera politica e ideologica e non piuttosto che tanti hanno approfittato del suo spessore culturale e letterario per farne un metaforico fondamento del proprio movimento. […] Sappiamo per bocca del suo autore che Il Signore degli Anelli non è un’opera allegorica, e che Tolkien stesso arrivò a definirne il successo nel mondo un “deplorevole culto”: “E’ l’arte che li muove, ma loro non sanno da cosa sono stati spinti e se ne stanno rapidamente ubriacando”. Da quel momento – disse – Il Signore degli Anelli intraprendeva un suo cammino indipendente, senza più tirare in ballo l’autore. […]

I primi a fare della trilogia la loro bandiera furono gli hippies americani, con le loro magliette piene di hobbit ed elfi; negli anni ’60 delle contestazioni e delle alternative, il mondo di Tolkien era una vera e propria bibbia di “stile di vita” alternativo e comunitario. Dice Tolkien in una lettera:  “Molti giovani americani sono coinvolti nelle vicende dei miei libri in un modo completamente diverso dal mio”. Fu proprio questo primo grande movimento, specie coi giovani dei campus universitari, ad avvalersi della trilogia di Tolkien facendo emergere una serie di percorsi e di richiami come l’ecologismo, l’egualitarismo, il pacifismo, valori che avevano costituito un ottimo canale di avvicinamento alla Terra di Mezzo.

In Italia, a partire dalla prima edizione Rusconi del 1970, i movimenti legati alla destra hanno fatto de Il Signore degli Anelli un pilastro culturale, di Tolkien un guru e un riferimento; i movimenti di sinistra hanno accusato la destra di “appropriazione indebita”, Tolkien di “neofascismo” e la sua opera di “escapismo”. Questo inutile conflitto è andato avanti fino agli anni Novanta con tanto di manifestazioni, associazioni, eventi, raduni etichettati in un senso e nell’altro. La domanda è: perché? Negli anni Settanta, alla prima uscita italiana dell’opera, la prefazione di Tolkien fu sostituita da una ben diversa prefazione di Elemire Zolla: da una in cui l’autore stesso specificava di aver scritto senza nessuna allegoria desiderata, a un’altra in cui si diceva praticamente il contrario, alimentando letture dell’opera sia su eventi storici recenti sia su ideologie morali e politiche.

La critica di sinistra mantenne un voluto silenzio nei confronti di un testo che non rientrava in canoni precisi e che era più facile “sottovalutare” che “indagare pericolosamente” nella sua essenza. Si trattava inoltre di un autore conservatore e di un momento storico di forte divisione ideologica del mercato editoriale. La risonanza data a Tolkien dalle uniche recensioni su riviste e quotidiani di area un’unica politica attirarono invece i giovani di destra. Questo fu dunque l’unico canale aperto in Italia per arrivare a Tolkien, sebbene non sia mai mancata la buona parte di lettori indipendenti perché curiosi o amanti del genere. In questi primi anni dunque hobbit ed elfi divennero archetipi per movimenti di estrema destra come Ordine Nuovo e il Fronte della Gioventù, ma andarono oltre al fenomeno letterario; ne sono un esempio i “campi hobbit” organizzati dal Movimento Sociale Italiano col leader di allora Marco Tarchi, raduni estivi di cultura politica basati sul modello estetico/scenografico tolkieniano, ma che rispondevano anche all’esigenza di trovare unità e compattezza e nuovi slanci al di là dell’isolazionismo e della ghettizzazione subita dal movimento.

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ONLINE LA PAGINA DELL’ALBUM “ANDATA E RITORNO”

Logo disegnato da Anna Lanaro

Logo disegnato da Anna Lanaro

Da qualche giorno potete collegarvi alla pagina Facebook “Andata e Ritorno. Un viaggio hobbit in musica” per seguire passo passo la produzione dell’album musicale, un sentiero di testi e musiche ispirati allo Hobbit di J.R.R. Tolkien, che vede la collaborazione artistica e tecnica di tanti giovani amici e di alcuni ospiti d’eccezione. L’album vedrà la luce nei prossimi mesi, vorremmo condividere con voi questo percorso intenso e ricco di “viaggio-incontro” attraverso foto, video, racconti e anticipazioni…

La Via prosegue senza fine!

Giandil

TOLKIEN, I MITI NORDICI

 dal capitolo 6

Parlando della creazione tolkieniana nelle sue componenti e attraverso l’impronta culturale del suo autore, è impensabile non considerare la mitologia norrena, o nordica, che tanto è stata per Tolkien oggetto di studio, di insegnamento, e bacino da cui attingere per i suoi racconti. Nell’illustrarne i principali fondamenti, le fonti, i contesti e i principali elementi, si cercherà di evidenziare le affinità con Il Signore degli Anelli o altre opere come Il Silmarillion, tramite le quali Tolkien ha cercato di fornire un’epica alla sua patria sempre mancata.

Occorre premettere che parlare di mitologia nordica, norrena, vichinga o scandiva è quasi indifferente. Per mitologia norrena si intende in ogni caso tutto l’insieme culturale, folkloristico e poi anche letterario di credenze diffuse nel nord Europa pre-cristiano, con particolare riferimento alla forte entrata in scena dei Vichinghi nell’VIII secolo d.C. La mitologia norrena riguardò anche le isole più a nord della Britannia e l’Islanda stessa, dove i primi testi scritti vennero assemblati, e in sé comprende la più antica mitologia germanica insieme a quella anglo-sassone. Non nacque da una sola personalità, come religione rivelata, ma piuttosto come insieme di leggende connesse a culti tramandate oralmente, e messe per iscritto solo a partire dalla cristianizzazione del nord Europa.

Dice la professoressa Gianna Chiesa Isnardi nell’introdurre la sua opera I miti nordici:

La religione nordica pagana così come ci appare dalle diverse testimonianze che ne abbiamo è tutt’altro che un sistema organico e omogeneo. Non lo è, in primo luogo, per quanto riguarda le divinità. Il pantheon nordico infatti, che si presenta assai ricco e variato, è popolato da un gran numero di dèi diversi fra loro per origine, importanza e funzione. 

La Scandinavia conserva testimonianze delle varie culture che un tempo vi furono diffuse, a partire dalle tracce, assai antiche ma altrettanto incerte, che si fanno risalire al paleolitico. Tuttavia è solo dal neolitico (4000-1500 a.C.) che i reperti si fanno più numerosi e omogenei e consentono di formulare ipotesi concrete. Ora, le diverse concezioni di vita che si manifestarono nel corso dei secoli e che a loro volta dovettero determinare le varie forme di religione, si formarono, si imposero, si incontrarono, si scontrarono, convissero e si influenzarono a vicenda. Il risultato, cioè la religione di quella Scandinavia che era al tempo dei Vichinghi ancora pagana, è pertanto assai difficile da definire con certezza.

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TOLKIEN, I LUOGHI DEL FATO

TOLKIEN, I LUOGHI DEL FATO 

dal capitolo 5 

Il Signore degli Anelli ha una costruzione letteraria scenografica enorme. Essendo l’opera così vasta e muovendosi sui temi cardini del viaggio e dell’incontro, si può assolutamente analizzare proprio attraverso i luoghi, e di conseguenza le creature che li abitano, dei quali è cosparsa la “via” che “prosegue senza fine” –  ben oltre la prima e l’ultima pagina del libro ma, in questo caso, ad esse limitata.

Il primo luogo come premessa a tutti gli altri è ovviamente la Via. La strada, il sentiero, il ponte, le scale intagliate nella roccia; la via è continua, è ovunque, è sempre, in ogni situazione, anche statica. Nello spirito dell’opera infatti il cammino è persistente, anche quando tutto è fermo, come ad esempio durante il Consiglio di Elrond: un cammino è presente lo stesso, ed è quello dell’incontro fra le opinioni, le informazioni, le conoscenze di ogni presente, delle diverse stirpi; è il cammino della decisione per il futuro dell’Anello, della Terra e dei viventi. Un cammino c’è sempre, porta sempre a qualcosa di nuovo, anche nel riprendere qualcosa di vecchio. Per il popolo Hobbit la Via è quella dolce e trotterellante della Contea, che passa lungo campi e ruscelletti, lungo boschi ben puliti e verdeggianti, s’insinua tra le collinette nelle quali sono costruite le case dalle tonde finestre, sale leggera e lunga e arrotondata da un paese all’altro, sicura e ben segnata. Ma già per un avventuriero come Bilbo, da cui molto han preso Frodo e i suoi compagni, la Via diventa ben più vaga e rischiosa:

La Via prosegue senza fine / lungi dall’uscio dal quale parte.

Ora la via è fuggita avanti, / devo inseguirla ad ogni costo

rincorrendola con piedi alati / sin all’incrocio con una più larga

dove si uniscono piste e sentieri. / E poi dove andrò? Nessuno lo sa.

– Sembrano versi del vecchio Bilbo –, disse Pipino. – Oppure è una tua imitazione? Non molto incoraggiante, comunque -.

– Non lo so –, rispose Frodo. – Mi sono venuti alla mente così, ad un tratto, come se li avessi sentiti tanto tempo fa. Certo mi ricordano molto il Bilbo degli ultimi anni prima della partenza. Diceva spesso che la Via è unica, ed è come un grande fiume: le sue sorgenti si trovano davanti ad ogni soglia, ed ogni sentiero ne é l’affluente. “E’ pericoloso ed impegnativo uscire di casa, Frodo” mi ripeteva sempre. Cammini per la strada e, se non fai attenzione, chissà fin dove sei trascinato. Ti rendi conto che questo è il sentiero che attraversa il Bosco Atro, e che, se non glielo impedisci, ti potrebbe portare fino alla Montagna Solitaria, o ancor più in là, in chissà quali posti terribili?”. Me lo diceva stando in piedi in mezzo al sentiero che parte da Casa Baggins, specialmente al ritorno da qualche passeggiata.

“Ebbene, la strada non mi trascinerà in nessun posto, almeno per un’ora” sentenziò Pipino, liberandosi dal peso del suo fagotto. Gli altri lo imitarono, posando i loro sulla banchina, e sedettero con le gambe allungate in mezzo alla strada. Dopo essersi riposati, fecero un’abbondante colazione, e quindi si riposarono un altro po’.

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TOLKIEN, LA VITALITA’ DEL VIAGGIO-INCONTRO

TOLKIEN, IL VIAGGIO-INCONTRO 

dal capitolo 4

La mia vita è stata permeata in modo determinante dall’elemento del viaggio-incontro. Questo termine che ne unisce due di grande significato, di molteplici adattamenti e interpretazioni, di apparente diversità, rende la mia più profonda adesione a Il Signore degli Anelli. L’opera è infatti interamente costruita sul viaggio e sull’incontro, elementi padroni della letteratura di ogni tempo e di ogni popolo, ma anche delle religioni e delle forme artistiche più disparate; e soprattutto esperienze vere della vita di ogni persona. Queste due parole nell’accezione appunto di chiavi della vita si intersecano e si legano solidamente, interdipendenti e interstimolanti, in un rapporto meccanicistico circolare.

Il VIAGGIO è il primo passo verso l’INCONTRO. Il viaggio è fautore degli incontri; ma nello stesso tempo il viaggio ci fa incontrare noi stessi, ci fa conoscere, ci mette a tu per tu con la nostra essenza fisica e con quella più significativa e difficile, quella spirituale. L’INCONTRO è la causa del viaggio, ed è un viaggio in sé. Dall’incontro apprendiamo, confrontiamo, mettiamo in discussione, operando passi di un VIAGGIO interiore personale. L’INCONTRO è ciò che ci spinge a continuare il VIAGGIO, che sia per tornare e condividere l’incontro, o semplicemente per proseguire e averne altri, nuovi. L’INCONTRO è poi ciò che ci cambia la vita: dall’incontrare un amico, alla propria amata, all’incontrare Dio. Ognuno di questi incontri ci cambia la vita, e ci origina un VIAGGIO nuovo.

Il viaggio-incontro è struttura del Signore degli Anelli, ma ne è anche la parte più nascosta e vaga, perché più sottesa: quello degli Hobbit è ad esempio un graduale incontro col mondo, con le parti buone e con le parti cattive, e con le parti ambigue (Gollum-Smeagol, il Sovrintendente di Gondor Denethor) che mettono di fronte a scelte cruciali. Quello di Aragorn è invece un incontro della sua vocazione vera, quella di guidare la nuova Era degli Uomini come Re: quella di accettare e realizzare la sua essenza di leader. Un viaggio in se stesso, da parte di un Ramingo che nel mondo esterno ha viaggiato più di chiunque altro. Quello di Legolas e Gimli è un viaggio alla messa in discussione delle rispettive certezze per confluire in un’amicizia accomunante, che è lo svilupparsi del loro incontro, ed anche un viaggio di messa alla prova delle capacità caratteristiche delle loro stirpi. Quello di Gandalf è un viaggio-missione, messo in difficoltà ma anche sostenuto dai moltissimi incontri cui egli è chiamato per realizzare il suo compito. Gandalf ha l’esatto compito di essere guida nei viaggi, di condurre e stimolare viaggi (cosa che gli riesce assai bene, direbbe Bilbo con ironia), e questo lo può fare solo nel cercare gli incontri. Altro fondamentale viaggio è quello di Boromir, durato 110 giorni fino a Gran Burrone, dietro alla profezia di un sogno ripetutosi che parlava dell’anello, di un mezzuomo, di un ritorno del re. Un viaggio materiale e complicato, affrontato degnamente da un guerriero nel pieno delle forze, che lo porta a incontri destabilizzanti e indesiderati: un consiglio di altezzosi elfi decisi a distruggere l’unica arma possibile da usare contro Sauron, l’Anello stesso; un mezzuomo che pretende di portare l’Anello fin nel cuore di Mordor; un Ramingo straccione delle Terre del Nord che pretende di andare a Gondor a fare il Re di diritto.

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TOLKIEN, L’UOMO E IL BARDO

TOLKIEN, L’UOMO E IL BARDO

dal capitolo 2

L’unicità di Tolkien sta prima di tutto dalla sua formazione di studioso, linguista, filologo e saggista del mondo nordico, anglosassone, germanico e celtico. Al conoscere questo suo lato, cambia già il livello di considerazione riservato allo “scrittorucolo di fantasy”: Tolkien fu uno dei massimi esperti dell’Età Medioevale nordica mai esistiti, e conta tra le sue pubblicazioni e collaborazioni saggi di rilievo, edizioni critiche di opere ancora manoscritte o inedite, vocabolari e grammatiche dei vari stadi antichi del linguaggio anglosassone e inglese, nonché lavori riguardanti l’epica e la poesia. Proprio da questo Tolkien si dirama la volontà di inventare, anzi, di costruire con i frammenti già esistenti, una mitologia e un’epica che all’Inghilterra mancava quasi completamente.

E in questa prospettiva possiamo valutare la creazione di Tolkien: precisa e dettagliata, enorme e rielaborata continuamente, con un inizio e una fine certi ma con tanti buchi rimasti nel mezzo; non solo narrativa ma annalistica, geografica, linguistica, etnografica, naturalistica, genealogica, a livelli tali come nessuna opera di genere fantasy aveva potuto o poté da quel momento vantare. La Storia della Terra di Mezzo, a partire dalle cronache annalistiche più vaghe fino ai racconti più elaborati e ai romanzi come Il Signore degli Anelli, è una mitologia intera, una cosmogonia completamente costruita e strutturata, un ciclo che da un passato più che remoto (attraverso catastrofi naturali ed evoluzioni  provvidenziali) fa in modo di arrivare fino alle nostre Ere umane, all’Inghilterra conosciuta dagli uomini del XX secolo.

Tolkien non fu scrittore di professione, scrisse qualcosa che non è solo uno o più romanzi, e nemmeno inventò per gloria, fama o denaro, ma per puro piacere di inventare e raccontare come qualcosa di vero e segreto, che egli riuscì a scoprire. Come suoi antecedenti, si possono individuare scrittori di lingua inglese ma  legati a un fondo culturale di origine celtica. In quell’origine è l’antica vocazione a rappresentare orrori soprannaturali e visioni magiche, o, in alternativa, la coltivazione di miti archetipici. Più che inglesi, quegli scrittori sono in maggioranza di radice gallese o irlandese, ma del resto Tolkien stesso era di origini germaniche e nato in Sudafrica. Il Beowulf e Il Ciclo dei Nibelunghi, ma anche Il Ciclo Carolingio e quello bretone di Re Artù offrirono sicuramente a Tolkien moltissimi degli elementi che lui “rimescola” e “riedita” nella forma della sua nuova fantasy. Nel caso di Tolkien si può parlare forse più di “seguenti” che di “antecedenti”: sebbene non lo si possa definire il vero e proprio inventore del genere fantasy, certo è stato pioniere e modellatore della fantasy moderna, al quale si sono ispirati fenomeni anche per nulla letterari come George Lucas.

 

(tratto da La Via prosegue senza fine di Giacomo D’Alessandro, Genova 2009)

TOLKIEN E LA MIA VIA, TRA HOBBIT E ANELLI

 CONCEDERSI UN VIAGGIO IN QUESTA FIABA

capitolo 1, prima parte

Fu l’esperienza del mondo e della propria terra, ma soprattutto l’esperienza dell’uomo, a spingere John Ronald Tolkien nella creazione del mondo fantastico della Terra di Mezzo. Forse. Non lo si può sapere con certezza, vuoi perché, come Tolkien stesso sosteneva, non è necessario, o almeno non basta spulciare il vissuto di un autore per comprendere la sua opera, vuoi perché un’opera può assumere significati e interpretazioni nemmeno pensati e/o voluti dal suo autore; vuoi perché, in questo elaborato, la percezione dell’opera di Tolkien è la mia, passa attraverso di me, il MIO vissuto, la mia sensibilità letteraria ma soprattutto spirituale.

Di esperienza del mondo, come si avrà modo di approfondire, Tolkien ne ebbe molta e particolare: una tra tante, quella della Prima Guerra Mondiale; di esperienza della propria terra, egli stesso ne assimilò parecchia, nato dall’altra parte del mondo, riportato dalla madre a “casa” e riempito di amore e passione per l’esplorazione delle storie, delle origini, delle epoche, delle molte e varie lingue e dei testi scritti con esse nella storia, storia in cui quella stessa Inghilterra era stata covo di spiriti e guerrieri, intrico di luoghi misteriosi e di significativi avvicendamenti di personaggi e razze; di esperienza dell’uomo, infine, ebbe quella su cui basò la sua esistenza: l’insegnamento, lo studio e la ricerca del cuore degli uomini del passato, nella filologia; la scrittura, come canale di comunicazione con i bambini, gli adulti, gli anziani; la collaborazione a pubblicazioni “per la gente” come possono essere una Bibbia o un Dizionario. E, più di tutto, l’esperienza di marito e padre.

Un uomo che passò la vita anche come creatore di una dimensione più affascinante e misteriosa, sebbene dettagliata tanto da renderla reale alla percezione. Una dimensione totalmente fantastica, ma per lui ben più importante e reale di questo dettaglio.

E’ questo, della Terra di Mezzo, un mondo di viaggio e incontro, nel quale ciascuno può perdere o trovare se stesso, restare indifferente al richiamo del cuore ramingo, o scoprire che mettersi in cammino tra le semplicità della natura selvaggia può regalare una altrimenti perduta armonia tra l’uomo e la terra, tra il figlio e la madre, ma anche tra se stessi e il proprio spirito.

L’opera di Tolkien, ed egli stesso, meritano ben più della comune etichetta di “fantasy per ragazzi” o “allegoria ideologica”: paradossalmente, sono più complicati e più semplici. Nella nostra società moderna dove l’alienazione da una vita semplice ed essenziale è massima, dove il rapporto tra l’uomo e la natura non è più sottofondo della vita quotidiana, dove parole come viaggio e incontro non si comprendono più nella reale concreta accezione, Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien può davvero infiammare il cuore. Ci ricorda come si fa a guardare una foresta ed a commuoversi, ad incontrare un amico e piangere di gioia, a camminare con nelle orecchie tutta la sinfonia del ruscello e del prato, assaporandola. Ci ricorda la bellezza di entrare in contatto con chi è diverso, di fare la strada accanto a chi ci è sempre stato antipatico, di correre in aiuto di chi ha bisogno.

Ecco perché forse vale la pena, pur trattandosi effettivamente di una fiaba, di un romanzo, e per di più fantastico, pur essendo noi ormai persone colte, concrete, che abbiamo attraversato come tutti ma poi superato certe cose, ecco perché forse vale la pena concedersi questa re-immersione, questo viaggio in una fiaba, se la fiaba è Il Signore degli Anelli.

 

(tratto da La Via prosegue senza fine di Giacomo D’Alessandro, Genova 2009)

 

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