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Canto del Ramingo

Cammino e spiritualità sui sentieri di Giandil

Canto del Ramingo

Tag: camminare

Val Borbera, come nasce un cammino sociale (abstract)

STIAMO LAVORANDO PER DARE VITA AD UN CAMMINO SOCIALE DELLA VAL BORBERA.

Un Cammino Sociale è un itinerario di trekking di difficoltà accessibile, per conoscere a passo lento le bellezze e le storie di un territorio. Natura, storia e arte, cultura e tradizioni, e soprattutto le realtà virtuose che in questo territorio (r)esistono, come le cascine, le associazioni, le singole persone impegnate per la sua riscoperta o per la preservazione della memoria… tutte quelle realtà che ne valorizzano l’essenza in modo antico e nuovo.

Il Cammino Sociale della Val Borbera sarà un itinerario da percorrere in 7 giorni, che sfrutta sentieri già esistenti (come i percorsi CAI) e vecchie mulattiere ancora percorribili. Parte dalla stazione di Arquata Scrivia e disegna un anello irregolare, lungo circa 120 km, che attraversa oltre 30 borghi e coinvolge almeno 25 strutture ricettive esistenti. Sarà contrassegnato da un unico nome e potrà essere percorso seguendo una apposita guida edita in edizione cartacea e mobile. La guida conterrà non solamente le indicazioni di cammino e di pernottamento/ristorazione, ma anche le storie che il cammino può raccontare, favorendo la conoscenza e l’incontro reale tra camminatori e realtà virtuose della Val Borbera.

L’obiettivo di un Cammino Sociale è portare un turismo lento, sensibile e sostenibile alla scoperta di un territorio sconosciuto, ignorato, in via di spopolamento, ma che contiene bellezze e storie uniche in grado di stupire. Un secondo obiettivo è ricucire le frammentate realtà che abitano la valle attorno ad un nuovo senso di appartenenza e di identità: lo stesso cammino passa davanti alle nostre diverse case, le persone vengono per incontrarci tutti, perché danno valore a ciò che facciamo e al luogo che abitiamo, perché riescono a vedere il senso e la bellezza anche dove siamo rimasti in pochi, ispirandoci a guardare questa valle con altri occhi.

Un terzo obiettivo è incoraggiare le realtà virtuose della val Borbera a proseguire, crescere e sentirsi sostenute (anche economicamente) nelle loro attività; e al contempo incoraggiare i camminatori (spesso provenienti dalle città) a sentire che un altro modo di vivere è possibile, e che forse contribuire al ripopolamento di questi luoghi può essere la strada di qualcuno di loro.

Il vantaggio di sviluppare un Cammino Sociale è molteplice:

– si inserisce in un trend inequivocabile di crescita dei cammini in tutta Italia e in tutta Europa, producendo una nuova offerta ad una domanda crescente;

– attrae un tipo di turista sensibile, non invasivo, che si prende tempo per scoprire e che in molti casi ha piacere e possibilità di contribuire anche economicamente alle attività locali;

– realizzare il cammino così come è stato pensato presenta costi ridottissimi e alta fattibilità pratica nell’attrezzarlo;

– aiuta a destagionalizzare la presenza turistica in valle: i cammini sono frequentati solitamente da marzo a ottobre, non solamente nella stagione estiva;

– questo progetto si presta a connettersi facilmente con le altre iniziative sportive, gastronomiche e culturali già esistenti in valle durante l’anno, ma anche a realizzarne di nuove, per esempio aggiungere le indicazioni di percorso per chi volesse svolgerlo in mountain bike, rendere possibile l’affitto di un asino che accompagni l’esperienza del cammino, evidenziare i raccordi con altri cammini, anelli e giri lenti.

Per realizzare il Cammino come esperienza condivisa dal basso da più persone possibile, stiamo raccontando questo progetto e proponendo a chiunque sia interessato di darci una mano. Le cose da fare sono molte, e possiamo già contare su un gruppo di coordinamento costituito da diverse realtà, persone e professionisti amanti della Val Borbera, primo vero passo per un esito positivo. Non abbiamo tutte le risposte e le soluzioni definitive, abbiamo una bella idea, con un taglio preciso da preservare, e la determinazione di andare avanti a sperimentarla con tutti quelli che ci staranno. Ogni apporto di esperienza, conoscenza, risorse, confronto e creatività è il benvenuto. (Una volta al mese invio una newsletter per raccontare a che punto siamo e di cosa c’è  bisogno. Se vuoi riceverla iscriviti qui.)

Giacomo D’Alessandro

Referente per il Cammino Sociale del Borbera

+39 3492603547   giacomodale90 [at] gmail.com   Facebook WhatsApp


[foto di copertina di Luca D’Alessandro – Val Borbera in cammino, aprile 2017]

Val Borbera, crinali dimenticati #3

Ieri sopralluogo sulla sesta tappa del futuro Cammino Sociale della Val Borbera, tra Dova e Borassi passando per Gordena, Canarie, monte Bossola, Vergagni, Montemanno. Quasi 20 km di dolce saliscendi con i colori che il sole di questa stagione sa regalare.
Grazie a Irene e Roberto compagni di cammino.
A piccoli passi tracciamo un semplice e ambizioso progetto collettivo per ricucire e riproporre una valle sorprendente.

Il progetto è quello di sviluppare e promuovere un cammino sociale in Val Borbera, ovvero un itinerario da percorrere a piedi in 7 giorni, studiato per fare incontrare al camminatore non solo le bellezze paesaggistiche e storiche, ma anche le realtà virtuose che abitano (ancora o di nuovo) la valle: cascine, associazioni, realtà culturali, singole persone che valorizzano un rapporto sostenibile con l’ambiente ed un amore per le storie che la valle sa raccontare. Quelle realtà che resistono e rilanciano aprendo prospettive di un futuro possibile, e migliore.
Il cammino sfrutterà sentieri esistenti e vecchi sentieri recuperati, incontrerà paesi e borghi, si appoggerà alle strutture ricettive ma consentirà anche la sosta in tenda. Sarà accessibile e non solo per esperti del trekking, percorribile in tutte le stagioni dell’anno. Racconterà storie del mondo contadino, delle battaglie partigiane, dei castelli feudali, delle ere geologiche. Sarà un incontro con la purezza sacra del torrente Borbera. E infine, sarà presentato e promosso attraverso una narrazione precisa, unitaria, tematica, per intrigare e attrarre non solo chi cammina per camminare, ma tutti coloro (e in Europa sono sempre di più) che riscoprono i cammini come strumento di conoscenza profonda, vitale, esistenziale dei territori a passo lento, immersione in un altro modo di vivere, esperienza di piacere e di impegno che segna e arricchisce la propria vita.

Le parole di Irene Zembo: “Da uno studio di Giacomo D’Alessandro è nato un nuovo progetto: un “Cammino Sociale” in Val Borbera. Oggi, con Giacomo e Roberto, genovesi con “base a Persi”, abbiamo esplorato una delle zone meno battute dagli escursionisti delle nostre valli: i crinali tra le valli Gordenella e Sisola, al fine di valutare e mappare una delle possibili tappe del Cammino Sociale. Giacomo cammina, scrive, comunica, suona e […] questo splendido progetto si inserisce perfettamente nel fermento sociale, culturale, sportivo, agricolo e spirituale che sta vivendo il nostro territorio.

Accogliere ed essere accolti

Un Ramingo vive per accogliere e ad essere accolto. E’ l’atteggiamento e l’orizzonte che dà senso alla sua esistenza. E’ la pratica di fondo che la illumina, e che genera ogni altra pratica. Questo motto contiene in sé e giustifica tutti i principali caratteri dell’essere Ramingo.

Accogliere implica un’apertura d’animo; una disponibilità all’ascolto; una piacevolezza dell’incontro; un impegno nel servizio. Implica l’apertura all’inatteso; ai bisogni; alla diversità; alla compassione e comprensione.

Accogliere implica avere un luogo in cui accogliere. Può essere il proprio stesso animo, quando si è nomadi. Ma può e dev’essere anche un luogo fisico, un proprio riferimento, auspicabilmente un luogo di comunità, di vita, di coinvolgimento ma anche di riposo e pace.

Accogliere implica la disponibilità al cambiamento e alla contaminazione, di continuo, per tutta la propria vita. Ma implica anche una solidità interiore; una serenità di fondo; una libertà dalle angosce e dalle paure di sistema; queste tre dimensioni rendono infatti possibile essere aperti, raggiungibili, consenzienti all’accoglienza, che non avviene mai in condizioni ideali, che costa sempre qualcosa in fatto di tranquillità. Solo lasciando consapevolmente sguarnite le difese dell’istinto e dell’egocentrismo, ci si fa accoglienti in qualunque situazione.

Il Ramingo cerca la comunità e la meditazione interiore, ovvero la vita con gli altri e la vita con se stesso; il Ramingo cerca la povertà e la semplicità conviviale, rifiuta la logica dell’accumulo e del controllo ferreo; e così facendo impara continuamente a vivere per accogliere. A partire dall’accoglienza si apre all’inatteso e al servizio di quell’umanità che ha bisogno di essere accolta.

Il Ramingo è per natura, richiamo e scelta un viandante del mondo, a partire dal proprio luogo, e dunque vive per essere accolto.

Essere accolto implica il nomadismo, il gusto di mettersi in viaggio e in cammino, non con potenza che rende protetto né con ricchezza che rende autosufficiente; il viaggio si realizza con semplicità, con esplicita dipendenza da chi si incontra, da chi abita i luoghi in cui si transita.

Essere accolto implica la disponibilità ad essere debole, per sperimentare di aver bisogno dell’altro, per godere della gratuità del bene altrui. Ma implica anche la volontà di essere forte, di adattarsi alle situazioni più spartane, di muoversi in territori inesplorati e non sicuri.

Essere accolto implica la volontà di entrare in punta di piedi, temporaneamente, nelle vite altrui, per gettare uno sguardo gentile e curioso su come vivono e scelgono di vivere altre persone, altre comunità. E’ la minuziosa e infinita accumulazione di un tesoro nomade, quello che allarga il cuore di chi viaggia con esperienze, testimonianze, racconti, silenzi, gesti, ricordi, verità.

Essere accolto implica un cammino per diventare amichevole, amabile, di supporto e di compagnia per chiunque accolga. Implica la capacità di individuare le persone disponibili all’ospitalità, e di suscitarla in chi non è solito adottarla. Implica la voglia di interessarsi alle vite degli altri, al loro stato d’animo, alle cose importanti della loro vita, da ascoltare, di volta in volta, accompagnandole nel tempo. Implica anche però la capacità di stare da solo, essere autonomo e poco invadente, per non pesare eccessivamente sulla quotidianità di chi ospita.

Il Ramingo cerca la sua vita e la sua verità tra la fatica di diventare accogliente e il desiderio di essere accolto. E’ il suo modo di mettersi a servizio degli altri: non per quello che fa, ma per quello che è. E’ il suo orecchio per ascoltare la realtà e la vita che scorre. E’ il suo sorriso per offrire attenzione e incoraggiamento con completa gratuità. E’ la sua lucerna per creare comunione tra piccole luci disperse in grandi distanze. E’ la sua fragilità per farsi piccolo e diventare accessibile e bisognoso di relazione. Il Ramingo vive per accogliere e per essere accolto. Per stare fermo, e avere un luogo da chiamare “casa di tutti”. Per stare in movimento, e avere un mondo di sentieri e rifugi da chiamare “casa propria”.

Giandil

Nel presente di ora

Il cammino è lento

forte come la vita

silenzioso come l’aria

trascinante gravità.

E’ ascolto del corpo

di piedi, gambe, spalle

è accogliere il sole

che arrossa la pelle.

Ma il cammino è lento

non ha pericoli

non ha sviste

non ha contrattempi

il cammino è imprevisto

è tutto imprevisti

va pensato al minuto.

Partenza e arrivo lo devono scandire

ma a cosa giova una serata vuota

dove non mastichi ciò che hai mangiato?

Il cammino è rileggere

luce e oscurità

è uscire da sè

staccare la spina

è ritrovare se stessi

svuotarsi di superfluo.

Non angoscia il cammino

ma fa faticare

incide il corpo

prova lo spirito

semplicemente crede

lucidamente sopporta

eternamente spera

nel presente di ora.

(Piazzo, Val Borbera, 15 aprile 2017)

(foto di Luca D’Alessandro)

REPUBBLICA NOMADE, GIUGNO 2014. UN CAMMINO SICILIANO

Dal 1 al 15 giugno è possibile unirsi per una o più tappe al cammino “Repubblica Nomade” che si svolgerà in Sicilia, da Palermo a Gela (277 km). Promosso dal gruppo di cittadini volontari che con lo scrittore Antonio Moresco e la rivista letteraria Il Primo Amore hanno dato vita a precedenti cammini, questa impresa vuole avere un valore sociale, politico, civile e poetico. Ho camminato alcune tappe in ognuna delle precedenti edizioni (Cammina Cammina, Stella d’Italia, Freccia d’Europa) e consiglio questa esperienza originale, imprevedibile, semplice e profetica. Ci si incontra sulla strada con persone di ogni età, di ogni provenienza, di ogni utopia, e si scopre una dimensione che ci stacca dalla quotidianità statica dandoci modo di scoprire quella parte di noi stessi che è più allegra, vitale, coraggiosa, libera. Qui tutte le informazioni sulle tappe e sulla partecipazione.

Di seguito le parole più belle con cui Antonio Moresco dà il senso a Repubblica Nomade:

In questi ultimi tre anni un gruppo di donne e uomini che in molti casi non si conoscevano tra di loro ha dato vita a tre cammini irradianti attraverso l’Italia e l’Europa. […] Anche la specie umana si è propagata e ha colonizzato il pianeta per migliaia e migliaia di anni attraverso la migrazione e il cammino. Anche la specie umana ha inscritto questa esperienza fondativa nella conformazione del suo corpo e nel suo patrimonio genetico e anche noi, qui e ora, quando affrontiamo un lungo cammino ci ricongiungiamo a qualcosa che è già dentro di noi e che ha interessato la vita e la conoscenza del mondo attraverso i sensi e la mente di un numero enorme di generazioni. […] Poi ci sono state la divaricazione tra popolazioni nomadi e stanziali e le lotte e le guerre tra queste due forme di vita, su cui sono nati gli imperi e gli stati con i loro ordinamenti sociali, politici e culturali e quella cosa che è stata chiamata “civiltà”, di cui abbiamo sotto gli occhi gli esiti finali e implosivi. […] Ma, siccome la storia la scrivono sempre i vincitori, la forma di vita nomade e migrante è stata criminalizzata e definita inferiore,    perturbante e inquietante, un residuo del passato da debellare. Ma siamo proprio sicuri che sia così? […] Siamo sicuri che l’organizzazione della vita risultata vincente, che si è affermata e ha preteso di autodefinirsi “progresso” schiacciando ogni altra, sia l’unica possibile e addirittura la migliore? Dove ci hanno portato la sua paura e protervia? Quello che abbiamo di fronte è il formarsi di superclassi economiche e tecnocratiche con le loro depotenziate propaggini politiche e di altro tipo e le loro sempre più labili coperture “democratiche”, che sfuggono in realtà a ogni possibilità di conoscenza e controllo repubblicano e alimentano solo se stesse in un mondo sempre più sovrappopolato e asservito, che operano con il solo intento di accrescere la propria ricchezza e potenza, attuando all’insaputa delle maggioranze e dei popoli, frastornati e bombardati da un eccesso depistante di informazioni, comportamenti e programmi che influiscono profondamente non solo sulle strutture della vita associata ma anche, in modo diretto o indiretto, sulla vita e la morte degli uomini e sul loro stesso configurarsi nella loro breve esistenza. Quali sono le prospettive di questa forma di dominio che si è affermata e che si presenta come insuperabile? […] Nella situazione intossicata e bloccata che sta vivendo il nostro Paese e anche il mondo, abbiamo sentito il bisogno non solo di denunciare tutto l’orrore che ci circonda e di estenuarci in un’eterna e inconcludente indignazione e denuncia ma anche di compiere gesti prefiguranti. Così tutto ciò che avremmo potuto dire con le sole parole -attraverso documenti scritti, interventi sui media meno insensibili, convegni- noi abbiamo voluto dirlo anche e soprattutto con i nostri corpi in movimento e le nostre vite, significando e irradiando nello stesso tempo anche qualcosa d’altro, unendo cervello, viscere, cuore, realtà e sogno, sentimento e visione, combattimento e invenzione. […] Certe volte ci dicevamo – scherzando ma non troppo – che quello che ci accomunava era che eravamo tutti pazzi ma che ciascuno di noi lo era in un modo diverso e che per questo riuscivamo a compensarci e a compiere insieme lunghi cammini. E anche che forse una repubblica nomade, vista dall’esterno, è e non può che essere percepita come una repubblica di pazzi. Ecco, anche noi abbiamo sperimentato in alcuni brevi ed eccezionali periodi della nostra vita questa possibilità. Noi abbiamo dato vita, in questi ultimi anni e con i nostri cammini, a una piccola repubblica nomade che prima non c’era.

Repubblica, perché si è trovato il modo di decidere insieme e di rispettarci, perché ogni camminatore ha avuto all’interno del gruppo la sua insostituibile particolarità e diversità, la sua insostituibile importanza e il suo specifico peso, perché ha trovato al suo interno la capacità di decidere comportamenti e di legiferare attraverso il movimento e il sogno condivisi e non per legiferazioni fisse, soverchianti e astratte.

Nomade, perché ha eletto lo spostamento, l’avventura, la traslocazione e il cammino a piedi a suo linguaggio e suo messaggio irradiante.

Perciò quest’anno il nostro cammino -dopo i primi tre lunghi cammini da Milano a Napoli-Scampia, poi da tutte le parti dell’Italia fino a L’Aquila, cuore terremotato del nostro Paese, e poi ancora da Mantova a Strasburgo, sede del Parlamento Europeo- sarà anche all’insegna della presa di coscienza e della fondazione. […] Così abbiamo pensato di svolgere il nostro prossimo cammino in Sicilia perché questa nostra grande isola-continente, oltre a essere investita dalle ultime tragiche migrazioni di donne e uomini provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente che cercano di raggiungere l’Europa attraverso le sue isole e le sue coste, è stata a sua volta attraversata nel corso dei secoli da continue ondate  e migrazioni di popoli, dai paesi arabi e dal nord Europa, e molti sono stati anche i migranti siciliani che hanno dovuto lasciare la loro isola e spingersi verso lontane zone del mondo.

E IO CONTINUO A CAMMINARE

Giandil su Genova

Dai silenzi ho riconosciuto le persone più importanti della mia vita. Chi sa stare in silenzio, sa contemplare. Si capisce se è un silenzio vuoto o un silenzio pieno. Camminando, si fa silenzio. E’ il passo l’unico gesto che ci rimane nel delirio della città. Il passo porta fuori, altrove, il passo porta dentro, ritorna, il passo ci rallenta. E di rallentare ha bisogno il flusso della vita per illuminarsi di significato. Mi piace riscoprire la libertà dello spostamento: non lo posso annullare con qualche motore al mio comando, devo sorbirmelo tutto. E per fortuna. Altrimenti sarei quello che faccio, mentre nel tempo “morto” del camminare, dello spostarmi, del mettermi in movimento, lascio decantare e assaporo il gusto di ciò che è vivo. Impasto, mastico e compongo ciò che “sono”. Parafrasando qualcuno, l’invisibile agli occhi è essenziale.

Molti tratti del sentiero della vita sono fatti del “viaggio che non c’è”, della “natura che non c’è”. L’importante è sapere dentro di sé quale sarebbe la condizione ottimale del viandante, e tendere “verso”. Sapere dove trovare ristoro, per poco quando non è possibile far altro. E sapere quali scompensi, quali mancanze ci causerà di sicuro la mancanza del viaggio, della natura, dell’armonia. Se portiamo nel cuore e nello spirito la dimensione giusta, siamo sempre viaggio, siamo sempre incontro, siamo sempre in comunione interiore con le persone più care, più legate da ciò che si è condiviso e si vorrebbe condividere.

Non ci si può però illudere: chi non vive la dimensione del viaggio, del cammino fisico, per quanta teoria, testimonianza, sensazione raccolga non riesce a uscire dalla dimensione vitale che lo caratterizza per sperimentarne un’altra. Quella del viaggio è la dimensione dell’imprevisto. Chi sa cosa mi succederebbe in un cammino di 15 giorni? Raramente ho camminato così a lungo di fila. Eppure anche in due giorni potrebbe accadermi qualsiasi cosa, qualsiasi incontro, qualsiasi tocco scottante da cambiarmi la vita, in qualunque posto porti quel desiderio di mettere i piedi e il volto in strada. Me lo dico, tutte le volte che passa troppo tempo dall’ultimo viaggio. Non è così difficile partire: un buon zaino con l’essenziale, un’idea di meta…e lo spirito giusto per affidarsi alle persone, ai luoghi, a se stessi. Nel nostro tempo fare le cose semplici è complesso, sembra folle addirittura, quasi inconcepibile. Non abbiamo davvero il significato letterale dell’espressione “andare al passo coi tempi”, finché non riscopriamo la dimensione mentale, vitale del passo e dell’imprevisto.

Sarà per questo che raramente ho paura di ciò che potrebbe succedere, che potrei fallire, che potrei perdere. Non mi restasse nulla, so da dove ripartire: zaino in spalla, piedi in strada. E qualcosa succederà. La potenza di questa realtà è talmente poco afferrabile da tanti di noi… Tanti scivolano senza accorgersene nell’auto-recinzione degli orizzonti, della libertà, del potenziale; nel “così fan tutti” e nell’avvitarsi del quotidiano e dell’immediato. E io continuo a camminare.

PER VIANDANTI, ESCE “CAMMINARE E SOGNARE” DI WALTER ORIOLI

Esce a fine marzo il libro di Walter OrioliCammina e sognare. Verso Santiago de Compostela” (Albatros Il Filo). L’autore, amico e compagno di viaggio in Stella d’Italia, è pittore e operatore di teatro-terapia.

Il libro presenta una mia postfazione sul camminare con un commento del brano evangelico di Emmaus.

Scheda del libro pdf

 

 

L’IMPREVISTO COSTANTE

di Luisa Izzo*

Mi sono innamorata del cammino, delle persone, della libertà, della possibilità. Mi sono innamorata della vita senza ansie, preoccupazioni, programmi e incastri. E’ così naturale parlare con chi ti sta vicino, vivere insieme agli altri, condividere pensieri, conquistare ogni giorno, consapevolmente, un pezzo di vita. Camminare è vivere il presente che non vivo mai. Camminare è far cadere le sovrastrutture, spogliarsi di tutto, stancarsi, incrociare vita e bellezza, ritornare alle cose importanti e semplici. E come mi ha detto Antonio durante il viaggio di ritorno, il cammino è l’imprevisto costante ed in questo ribalta tutte le consuetudini quotidiane. E ci spiazza, e ci affascina.

Lulù

* camminatrice di Cammina cammina e Stella d’Italia

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