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  • Visioni

    24 febbraio 2017 // Commenti disabilitati su Visioni

    “Formare cittadini liberi e consapevoli”
    e ripartire dalle periferie dell’esistenza
    costituendosi in piccole comunità di famiglie
    anti-sistema, anti-povertà, pro-creatività.
    #felicitàcondivisa #cambiamonoi #incammino

    Posted in Fotografie, Pensieri, Scampia

    Migrare al contrario…

    5 novembre 2016 // Commenti disabilitati su Migrare al contrario…

    Migrazione mentale, serve questo, invertire le migrazioni.

    Molti vengono verso un mondo troppo benestante che li ha dominati, sfruttati, abbandonati e illusi.

    Altri, pian piano, cresciuti qui, vogliono andare verso un mondo piú povero, libero, dove ancora forse c’é spazio per piccole comunità che vivano secondo altre regole, altri tempi, altre prospettive e aspirazioni.

    Dopo la grande illusione del consumo e del denaro, invertire la migrazione, e cercare invece più umanità, più socialità, più solidarietà. Cercare una vita con meno strutture e più autenticità, più libertà, più terra. Senza tralasciare la grande sfida dei diritti umani, dell’eguaglianza, dell’autodeterminazione dei popoli, del disarmo e della pace perpetua.

    Visione? E dove crediamo di andare senza visioni ideali su cui spenderci?

    Giandil

    Posted in Pensieri

    BANCHI. INSIEME, ALLA PORTA

    29 maggio 2014 // Commenti disabilitati su BANCHI. INSIEME, ALLA PORTA

    In questa notte dove nel silenzio riecheggia un canto di rinascita, penso a questi primi tre mesi di Comunità a Banchi. Posso considerarli una piccola fiamma di risurrezione? Il nostro piccolo “passo di lato” per aprire una strada in più, una strada nostra, una strada per altri e per “altro”? Non lo so, ho sempre così paura di inciamparmi nei miei stessi piedi…paura inedita, per uno a cui piace camminare e saltellare su per i monti. In quella strana struttura a metà tra una chiesa, un castello e un sotterraneo che è San Pietro alla Porta, in piazza Banchi, da tre mesibanchi illuminata in tre ragazzi tentiamo di fare vita assieme, ciascuno con le sue giornate e i suoi impegni su vari fronti, ma riconducendo l’esistenza a una condivisione quotidiana, fatta di piccole cose, di lavoretti manuali, di cucina arrangiata, di amici ospiti a tutte le ore del giorno, di nottate passate a chiacchierare e a condividere le tristezze e le bellezze che capitano ogni giorno. Sono stati tre mesi impegnati a servizio del Centro Banchi sotto vari aspetti, dal rinnovamento graduale e faticoso degli ambienti (che non finiremo tanto presto) ai rapporti con i vari gruppi e personaggi che a Banchi hanno il quartier generale, passando per il gruppo giovani del martedì e la lunga elaborazione del gruppo volontari, che apre nuove prospettive di utilizzo degli spazi in ottica culturale, sociale e artistica. Abbiamo avuto modo di proporre qualche evento per la cittadinanza, in una chiesa con le porte spalancate alla piazza, e di gustare piccoli momenti quotidiani con persone di grande valore e di ogni età, in un passaggio intergenerazionale che ci ha spesso commossi e arricchiti. Siamo consci di non aver fatto granché, di non essere chissà chi, di non aspirare a chissà cosa. Ma siamo contenti dell’esperienza che stiamo vivendo, ce lo diciamo ogni giorno, contenti dell’essenzialità di vita, delle magagne quotidiane che ci interpellano e ci spingono a metterci a servizio nel miglior modo possibile gli uni verso gli altri, e spesso verso altri ancora, anche sconosciuti. Siamo contenti di sperimentare le nostre diversità reciproche, con tutta la difficoltà che ne deriva, e di sentire ogni giorno l’urgenza di stare in movimento, in cammino per migliorare, elaborare, agire un pezzettino di più verso chi può avere bisogno. Gli obiettivi sono tanti e ambiziosi: crescere di numero, contribuire al rinnovamento della struttura, proporre momenti innovativi di cultura, arte, partecipazione e condivisione, andare verso una essenzialità e sostenibilità etica da tutti i punti di vista, poterci spendere più direttamente “sulla strada” e con la gente della strada, in una formula di porta aperta non presuntuosa ma piccola e autentica. Un passo per volta, andiamo avanti, collettivamente. San Pietro era solo un pescatore, e per pescare ci vuole pazienza, passione, poesia. Stando “alla Porta”, dove si viene e si va, dove si sosta poco o molto, pronti a partire e a ritornare.

     

    Giandil

    20 aprile 2014, Notte di Pasqua

    Posted in Senza categoria

    NONA TAPPA, CASE DI VILLAPIZZONE

    10 gennaio 2013 // Commenti disabilitati su NONA TAPPA, CASE DI VILLAPIZZONE

    libro Villapizzone

    Una volta qui era campagna, lo si intuisce dalla chiesetta col suo piazzale e le casette a due piani. Ora è piena Milano. Proseguendo poche decine di metri c’è il cancello in ferro battuto, sempre aperto o accostato, di Villapizzone.

    E’ qualcosa cui non siamo abituati, purtroppo, e invece dovrebbe essere la normalità: una comunità. Sette famiglie, tra cui una famiglia “anomala” formata di padri gesuiti. Un’avventura che dura ormai da qualche decennio, cresciuta sull’esperienza nelle missioni del terzo mondo, ricercata e riadattata nella società moderna del nostro “mondo sviluppato”.

    Iniziarono con una forte correlazione tra vita comune e lavoro (sgomberi specialmente), in quelle che erano rovine di una qualche vecchia fabbrica o caserma, ora non ricordo. Ricordo Beppe, gesuita, che mi spiega come inizialmente si dormisse con poco più che celofan sul soffitto mancante, e ci fossero croci delle BR dappertutto sui muri dell’attuale cappellina.

    Ogni famiglia ha il suo spazio, la sua casa, e accoglie continuativamente ragazzi o adulti che hanno bisogno di un “tempo di comunità”. Disagi, immigrazione, crisi personali… Oggi appare un vero gioiello: il parco ben tenuto che conserva tranquillità e quiete, il pollaio, i giochi per i bambini realizzati al centro, le sale comuni, le case…

    Ho passeggiato insieme a Betta lanciando sguardi incuriositi oltre le grandi finestre e porte di vetro da cui si vede l’interno dei focolari domestici. “Non viviamo insieme per fare delle cose” mi ha spiegato Tullio il giorno dopo. “Facciamo delle cose perchè viviamo insieme”. Servizio al quartiere, cui la villa è aperta con iniziative e spazi di sostegno e accoglienza, servizio sociale, con la presa in carico di bambini, ragazzi, migranti, borse lavoro. Servizio della parola anche, con le meditazioni e i gruppi di confronto e cammino proposti in particolare da Silvano Fausti.

    Mi sono fermato qualche giorno accostandomi nella quotidianità più semplice a come si vive in una comunità. In una delle famiglie tra ospiti, lavoratori della cooperativa e famigliari, la tavola di pranzo era apparecchiata per dodici. Per il compleanno di Beppe, la sera in sala comune, sono arrivate decine di persone da fuori. Si sente come questo luogo sia riferimento e presenza viva sul territorio.

    La sua testimonianza che si può vivere diversamente (tutte le famiglie tengono cassa comune, e ogni famiglia chiede la cifra di cui ha bisogno una volta al mese) è ancora più preziosa in quanto non si tratta di una comunità religiosa. E’ invece un luogo rappresentativo della normalità, di persone comuni che lavorano, vivono, vanno a scuola, ragazzi, adulti, anziani, bambini, ognuno con le sue esigenze, ma con la prassi della vita a stretto contatto, rispettando gli spazi personali senza per quello far mancare l’appoggio e la condivisione di una comunità.

    In pochi anni sono nate 30 comunità di questo tipo, sparse per l’Italia, che fanno riferimento a un’Associazione. Un mondo che si espande e che liberamente offre l’opportunità di costruire diversamente da come ci abituano a pensare.

    Posted in Viaggio-incontro 2012