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Canto del Ramingo

Cammino e spiritualità sui sentieri di Giandil

Tag: passione

Cammino di Pasqua in Val Borbera

“L’uomo che cammina è quel pazzo che pensa si possa assaporare una vita talmente abbondante da inghiottire perfino la morte.” (C. Bobin)

Quest’anno per vivere i giorni di Pasqua abbiamo scelto un cammino che ancora non esiste, ma che molti segnali indicano in incubazione per venire alla luce. Il cammino della Val Borbera, nel basso alessandrino. Una valle che non c’è più, una valle che sotto la coltre dell’abbandono c’è eccome, e ritrova piccoli semi di rinascita e attrattive straordinarie.

Abbiamo percorso un piccolo anello, che non esaurisce il cammino integrale, dormendo in tenda e ricevendo ospitalità. Le tappe sono state:

Persi-Rivarossa-Albera Ligure ;

Albera Ligure-Cremonte-Sisola-Borassi-Piazzo ;

Piazzo-Roccaforte Ligure-Lemmi-Monteggio-Persi ;

Grazie a Maurizio e Martina di Cascina Barbàn per averci accolti la prima sera, in un luogo magico che testimonia una scelta di vita e uno scorcio di rinascita possibile, diversa, antica e nuova.

Grazie a Paola e Daniele di casa La Grattaia per averci accolti la seconda sera, in un luogo sperduto tra boschi crinali e cime rocciose, rifocillandoci oltre ogni aspettativa.

Grazie ad Anna e Roberto di Casa dei Cedri per averci accolti la terza sera, nel momento sfinito dell’arrivo, offrendoci alloggio e il necessario per condurre la veglia di Pasqua.

Grazie a Gigi, Daria, Luca, Elena, Lorenzo, Alessia, Erica per aver camminato con me su sentieri e strade spesso inesplorate, tra cinghiali, daini, ramarri, per boschi, monti, crinali, ruscelli, attraverso borghi disabitati, chiesette sospese, antichi villaggi abbandonati e luoghi della memoria partigiana.

A scoprire ciò che siamo e ciò che vogliamo.

A meditare i temi della Pasqua: la liberazione da ogni schiavitù d’Egitto, la lavanda dei piedi come più alta forma di libertà amorevole, la risurrezione come speranza vivifica che offre una marcia in più per agire la vita, sapendo di fallire, ma che il fallimento non è l’ultima parola per chi confida.

A riveder le stelle di una valle che ha ancora molto da dire, e da rinascere.

[foto di Luca D’Alessandro]

 

Tutte le foto di Luca D’Alessandro

La speranza che l’Amore germogli

 foto Luca D'Alessandro

Spunti per il cammino dei giorni di Pasqua. Brani consigliati da leggere e meditare: Esodo dal capitolo 1 al capitolo 14; Vangelo secondo Matteo dal capitolo 14,10 al capitolo 16,8.

C’è una dimensione credente e una non credente in ciascuno di noi. E’ tempo di superare la banale distinzione tra credenti e non credenti, debole etichetta che si basa troppo spesso su cosa si dice, e non su come si vive.

In questi giorni abbiamo un’opportunità: raccogliere l’invito di centinaia, migliaia di persone durante la storia, a fermarci sugli ultimi momenti di vita di Gesù di Nazareth.

Nel suo atteggiamento umano possiamo trovare strumenti per aprire la nostra esperienza di vita: a orizzonti più alti, più profondi, a dimensioni di salvezza (per noi e per altri).

Il primo aspetto dei giorni di Pasqua è fare memoriale: non è solo memoria, fine a se stessa, di qualcosa di passato e finito; memoriale è fare memoria attualizzando, ridare significato in base al tempo presente, rendere nuovamente “viva e vera” un’esperienza vissuta e trasmessa da altri.

Il secondo aspetto è lasciarci interpellare dalle sfide e le ingiustizie attorno a noi, tra noi, e impegnarci in un cammino di liberazione da ogni schiavitù (da ogni “Egitto”), come Mosé per il suo popolo.

Il terzo aspetto è metterci alla scuola (mai sufficiente) della lavanda dei piedi, simbolo da rendere concreto e verificabile nel nostro quotidiano. A chi laviamo i piedi? Chi lava i nostri piedi? Quando superiamo le barriere dei nostri ambienti selezionati e rassicuranti, e laviamo i piedi ai “più poveri tra i poveri”, come diceva Madre Teresa?

In questi giorni possiamo aprirci ad una novità così assente ed esorcizzata dal nostro quotidiano: il silenzio. Possiamo imparare a fare silenzio, ad acquietare il superfluo e il consueto che ci riempie la testa, a dare spazio a risonanze interiori. Di fronte alla croce. Di fronte a tutti i crocifissi della storia. A chi soffre da innocente. Alla sofferenza gratuita e insensata.

Cosa è vivere da risorti? Cosa è dare un senso alto alla propria vita, un senso tale da superare la morte, in qualsiasi momento essa sopraggiunga?

Pasqua è “passaggio”: passare da una vita poco autentica ad una vita pienamente autentica, libera. Fare atto di fede che imitare Gesù nel modo di stare al mondo sia la realizzazione più alta dell’essere umani.

Cos’è questo svuotare se stesso sulla croce? Questo rinunciare a difendersi con i mezzi della forza, della violenza, del potere, del consenso? Cos’è questo farsi mangiare vivi dagli altri, farsi maciullare come i chicchi di grano nel pane, gli acini d’uva nel vino?

Io nel vedere quest’uomo che muore, madre io provo dolore. Nella pietà che non cede al rancore, madre ho imparato l’Amore”.

Camminiamo, fisicamente e spiritualmente, per ritrovare libertà, semplicità di vita, strade antiche di pellegrini e ospitalizi; dimensioni che aprono all’umanità oltre i limiti del tempo e dello spazio, oltre i nostri limiti. A salvarci, a dare senso alla nostra vita impegnata in questa umanità, è la speranza: che morte e ingiustizia non sono l’ultima parola. Che la vita ce l’abbiamo davvero nel momento in cui la diamo. Che nell’oscurità più sterile, l’Amore germoglia.


Cfr Carlo Maria Martini, Vita di Mosé (Borla)

Cfr Giuseppe Florio, Celebriamo la Pasqua per il mondo intero (dispense)

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