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  • Tre canzoni di Giandil (video)

    17 aprile 2017 // Commenti disabilitati su Tre canzoni di Giandil (video)

    Dall’album Andata e Ritorno (acquistabile qui), con illustrazioni di Erika Takagi.

    Sotto la Collina


    L’Arida Brughiera – feat. Giuseppe Festa


    Montagne di Luna Inondate – feat. Bacci Del Buono [Lingalad cover]

    Posted in Andata e Ritorno, Canzoni e musiche, Tolkien, Video

    Dove siete Hobbit? Il video di Giandil con la voce di Campanati

    27 settembre 2016 // Commenti disabilitati su Dove siete Hobbit? Il video di Giandil con la voce di Campanati

    Scritto e interpretato da Giandil, ripreso e montato da Guglielmo Cassinelli, il trailer “Dove siete Hobbit?”, girato a Genova in luoghi urbani abbandonati, vanta l’amichevole collaborazione di uno dei migliori attori e registi genovesi di teatro, Enrico Campanati.

    Dove sono oggi hobbit, elfi, nani, stregoni, orchi e…uomini? E’ un’illusoria contraddizione cercarli in un mondo deturpato dal progresso selvaggio e così incapace di ritrovare un’armonia con i popoli e con il mondo naturale? Ha ancora senso rifarsi ad una fiaba, ad una Terra di Mezzo dove i piccoli hanno il coraggio di fare la storia? Cosa troviamo per noi stessi e per la vita reale, addentrandoci nelle pieghe del “fantastico”, dimensione tutt’altro che morta? Cosa cerchiamo davvero sui passi di Bilbo, di Gandalf, di Thorin, di Elrond, che parla alla nostra emotività e alla nostra esistenzialità?

    Abbiamo scelto di affidare questi versi, queste domande aperte, queste visioni tra realtà e fantasia, alla voce esperta e autentica di Enrico Campanati, e siamo andati a riprendere alcuni dei luoghi urbaniabbandonati più suggestivi di Genova, città di mare, di cantautori, antica repubblica marinara, vecchio triangolo industriale, nella stretta Liguria dove la civiltà è presto respinta sulle scogliere da una natura sorprendente, suggestiva, inesorabile.

    Il trailer prelude alle canzoni dell’album Andata e Ritorno di Giandil, ispirato a Lo Hobbit di J.R.R.Tolkien, ne racchiude il senso e l’attualità dei temi, richiama la poesia e la concretezza del cammino, del viaggio reale con occhi capaci di cogliere il fantastico. [Per ascoltare estratti delle canzoni e ordinare l’album in CD o mp3 clicca qui]

    Posted in Andata e Ritorno, Tolkien, Video

    TOLKIEN E LA MIA VIA, TRA HOBBIT E ANELLI

    4 aprile 2013 // Commenti disabilitati su TOLKIEN E LA MIA VIA, TRA HOBBIT E ANELLI

     CONCEDERSI UN VIAGGIO IN QUESTA FIABA

    capitolo 1, prima parte

    Fu l’esperienza del mondo e della propria terra, ma soprattutto l’esperienza dell’uomo, a spingere John Ronald Tolkien nella creazione del mondo fantastico della Terra di Mezzo. Forse. Non lo si può sapere con certezza, vuoi perché, come Tolkien stesso sosteneva, non è necessario, o almeno non basta spulciare il vissuto di un autore per comprendere la sua opera, vuoi perché un’opera può assumere significati e interpretazioni nemmeno pensati e/o voluti dal suo autore; vuoi perché, in questo elaborato, la percezione dell’opera di Tolkien è la mia, passa attraverso di me, il MIO vissuto, la mia sensibilità letteraria ma soprattutto spirituale.

    Di esperienza del mondo, come si avrà modo di approfondire, Tolkien ne ebbe molta e particolare: una tra tante, quella della Prima Guerra Mondiale; di esperienza della propria terra, egli stesso ne assimilò parecchia, nato dall’altra parte del mondo, riportato dalla madre a “casa” e riempito di amore e passione per l’esplorazione delle storie, delle origini, delle epoche, delle molte e varie lingue e dei testi scritti con esse nella storia, storia in cui quella stessa Inghilterra era stata covo di spiriti e guerrieri, intrico di luoghi misteriosi e di significativi avvicendamenti di personaggi e razze; di esperienza dell’uomo, infine, ebbe quella su cui basò la sua esistenza: l’insegnamento, lo studio e la ricerca del cuore degli uomini del passato, nella filologia; la scrittura, come canale di comunicazione con i bambini, gli adulti, gli anziani; la collaborazione a pubblicazioni “per la gente” come possono essere una Bibbia o un Dizionario. E, più di tutto, l’esperienza di marito e padre.

    Un uomo che passò la vita anche come creatore di una dimensione più affascinante e misteriosa, sebbene dettagliata tanto da renderla reale alla percezione. Una dimensione totalmente fantastica, ma per lui ben più importante e reale di questo dettaglio.

    E’ questo, della Terra di Mezzo, un mondo di viaggio e incontro, nel quale ciascuno può perdere o trovare se stesso, restare indifferente al richiamo del cuore ramingo, o scoprire che mettersi in cammino tra le semplicità della natura selvaggia può regalare una altrimenti perduta armonia tra l’uomo e la terra, tra il figlio e la madre, ma anche tra se stessi e il proprio spirito.

    L’opera di Tolkien, ed egli stesso, meritano ben più della comune etichetta di “fantasy per ragazzi” o “allegoria ideologica”: paradossalmente, sono più complicati e più semplici. Nella nostra società moderna dove l’alienazione da una vita semplice ed essenziale è massima, dove il rapporto tra l’uomo e la natura non è più sottofondo della vita quotidiana, dove parole come viaggio e incontro non si comprendono più nella reale concreta accezione, Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien può davvero infiammare il cuore. Ci ricorda come si fa a guardare una foresta ed a commuoversi, ad incontrare un amico e piangere di gioia, a camminare con nelle orecchie tutta la sinfonia del ruscello e del prato, assaporandola. Ci ricorda la bellezza di entrare in contatto con chi è diverso, di fare la strada accanto a chi ci è sempre stato antipatico, di correre in aiuto di chi ha bisogno.

    Ecco perché forse vale la pena, pur trattandosi effettivamente di una fiaba, di un romanzo, e per di più fantastico, pur essendo noi ormai persone colte, concrete, che abbiamo attraversato come tutti ma poi superato certe cose, ecco perché forse vale la pena concedersi questa re-immersione, questo viaggio in una fiaba, se la fiaba è Il Signore degli Anelli.

     

    (tratto da La Via prosegue senza fine di Giacomo D’Alessandro, Genova 2009)

     

    Posted in Tolkien

    UN PRIMO COMMENTO SU “LO HOBBIT”

    26 dicembre 2012 // Commenti disabilitati su UN PRIMO COMMENTO SU “LO HOBBIT”

    [a chi non avesse ancora letto il libro/visto il film consiglio di non andare oltre le prime frasi. Se lo fate, è in agguato dietro di voi un goblin di Moria la cui ascia vi farà sicuramente poco bene]

    Peter Jackson alla prima dello Hobbit

    Dopo aver visto due volte il film nel giro di una settimana (la prima in 3d, la seconda in 2d), vorrei condividere con gli amici appassionati alcune osservazioni: è un film da vedere, e il parere globale è positivo, inevitabile per un lavoro così ampio, dettagliato e professionale da parte della produzione. Di fronte a chi lo liquiderà facilmente con le frasi-tipo “è una cagata”, “è il film più bello della storia” lasciate un sorriso di compatimento. I lavori mastodontici e di passione vanno approfonditi con egual passione e generano comunque un giudizio articolato, per quanto personale.

    La prima cosa che appare chiara a chi abbia presente il libro, è che Lo hobbit. Un viaggio inaspettato non è l’inizio della messa in scena di un libro, ma molto di più. E’ davvero la creazione di una trilogia nuova, ben separata seppur in continuità con Il Signore degli Anelli, che a partire dalla narrazione de Lo Hobbit allarga la focalizzazione e la estende alla vicenda globale della Terra di Mezzo. I materiali ulteriori per questa implementazione non sono frutto di mera invenzione per scopo commerciale, ma esistono nei racconti, spesso incompiuti, e nelle appendici di Tolkien, che sulle vicende di Arda ha scritto e descritto molto più di quanto si possa pensare.

    L’estensione su tre film dà la possibilità da un lato di non tagliare quasi nulla della storia di Bilbo coi Nani, dall’altra di inserire tutti quegli spezzoni funzionali a raccontare la vicenda del Negromante e della custodia della Terra di Mezzo da parte del Bianco Consiglio (Saruman, Elrond, Galadriel, Gandalf…). Sarà da valutare alla fine della trilogia se la sceneggiatura così creativamente adattata sia meritevole ed efficace pur perdendo quella focalizzazione fiabesca e ignara dei “massimi sistemi” caratteristica del libro.

    Certamente vi è un’eccessiva dose di spettacolarizzazione in tutta una serie di scene, specie nella seconda parte, e in alcune scelte verbali. Bilbo che urla agli hobbit “Sto partendo per un’avventura!” non è certo il Bilbo sbigottito che si ritrova per strada coi Nani senza nemmeno accorgersene davvero, spinto da Gandalf… E non è un dettaglio per la costruzione della filosofia hobbit anti-avventuriera. Le scene finali con i Nani sui pini e i pini che cadono l’uno contro l’altro fino a lasciare i “nostri eroi” aggrappati ad un unico albero che contro ogni legge di gravità resta orizzontale sospeso nel vuoto…palesa molto questa volontà di epicizzare al massimo.

    Tradendo senza alcun motivo la bella scena del libro in cui gli orchi danno fuoco agli alberi per “cucinare” i Nani, Gandalf che minaccia il suicidio per salvare il salvabile, e le Aquile che arrivano sul più bello. Certo, così facendo il film costruisce l’antinomia Azog-Thorin e dà luogo a una sorta di battaglia finale per concludere il primo film. Anche scene come quelle sulle Montagne Nebbiose, dei giganti di pietra e del pavimento della grotta che si apre, sono un’eccessiva interpretazione spettacolarizzante del libro. E quando aumentano l’inverosimiglianza della storia, secondo me non fanno un buon servizio.

    Notevole e importante come il tono sia decisamente diverso e separato rispetto all’altra trilogia. Non si ha la sensazione di osservare una copia commerciale del Signore degli Anelli film. Si ha invece la buona percezione di quanto le storie, i luoghi, i popoli siano collegati in un mondo più vasto, i cui luoghi sono magistralmente ricostruiti.

    Splendido lavoro ancora una volta sulle colonne sonore, e apprezzabili le prime canzoni dei Nani. Un po’ di nostalgia per la vecchia voce più nasale e calda del Gandalf di Gianni Musy, per quanto Proietti faccia un ottimo lavoro.

     

    Il film ha il pregio di destare anche in chi già conosce la storia grande curiosità per come verranno sviluppati i prossimi episodi, e per una qualità del girato e dei dettagli davvero appagante. Chi ha potuto vederlo nella nuova tecnologia dei 48 fps sostiene che Peter Jackson abbia avuto il coraggio di osare, dando un realismo al mondo fantastico che davvero coinvolge lo spettatore dentro la scena.

    Sono solo alcune osservazioni, bastevoli a dire che si tratta di un film da rivedere, gustandone i vari livelli di lavorazione e di resa, lasciandosi condurre alla riscoperta sia de Lo Hobbit come fiaba, sia delle vicende della Terra di Mezzo attraverso le altre opere di Tolkien.

     

     

     

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