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Canto del Ramingo

Cammino e spiritualità sui sentieri di Giandil

Tag: tolkien

Un disegno hobbit

C’è una pace avventurosa nel ripercorrere i propri piccoli, silenziosi passi, dove un tempo molto si è osato, e oggi molto si porta a casa. Si sarà sentito così il nostro Bilbo di ritorno dal grande viaggio alla Montagna Solitaria, ritrovando i vecchi troll pietrificati?
Grazie a Zen Zero per l’omaggio artistico e le belle parole che ha dedicato ad Andata e Ritorno.

TOLKIEN, I MITI NORDICI

 dal capitolo 6

Parlando della creazione tolkieniana nelle sue componenti e attraverso l’impronta culturale del suo autore, è impensabile non considerare la mitologia norrena, o nordica, che tanto è stata per Tolkien oggetto di studio, di insegnamento, e bacino da cui attingere per i suoi racconti. Nell’illustrarne i principali fondamenti, le fonti, i contesti e i principali elementi, si cercherà di evidenziare le affinità con Il Signore degli Anelli o altre opere come Il Silmarillion, tramite le quali Tolkien ha cercato di fornire un’epica alla sua patria sempre mancata.

Occorre premettere che parlare di mitologia nordica, norrena, vichinga o scandiva è quasi indifferente. Per mitologia norrena si intende in ogni caso tutto l’insieme culturale, folkloristico e poi anche letterario di credenze diffuse nel nord Europa pre-cristiano, con particolare riferimento alla forte entrata in scena dei Vichinghi nell’VIII secolo d.C. La mitologia norrena riguardò anche le isole più a nord della Britannia e l’Islanda stessa, dove i primi testi scritti vennero assemblati, e in sé comprende la più antica mitologia germanica insieme a quella anglo-sassone. Non nacque da una sola personalità, come religione rivelata, ma piuttosto come insieme di leggende connesse a culti tramandate oralmente, e messe per iscritto solo a partire dalla cristianizzazione del nord Europa.

Dice la professoressa Gianna Chiesa Isnardi nell’introdurre la sua opera I miti nordici:

La religione nordica pagana così come ci appare dalle diverse testimonianze che ne abbiamo è tutt’altro che un sistema organico e omogeneo. Non lo è, in primo luogo, per quanto riguarda le divinità. Il pantheon nordico infatti, che si presenta assai ricco e variato, è popolato da un gran numero di dèi diversi fra loro per origine, importanza e funzione. 

La Scandinavia conserva testimonianze delle varie culture che un tempo vi furono diffuse, a partire dalle tracce, assai antiche ma altrettanto incerte, che si fanno risalire al paleolitico. Tuttavia è solo dal neolitico (4000-1500 a.C.) che i reperti si fanno più numerosi e omogenei e consentono di formulare ipotesi concrete. Ora, le diverse concezioni di vita che si manifestarono nel corso dei secoli e che a loro volta dovettero determinare le varie forme di religione, si formarono, si imposero, si incontrarono, si scontrarono, convissero e si influenzarono a vicenda. Il risultato, cioè la religione di quella Scandinavia che era al tempo dei Vichinghi ancora pagana, è pertanto assai difficile da definire con certezza.

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TOLKIEN, L’UOMO E IL BARDO

TOLKIEN, L’UOMO E IL BARDO

dal capitolo 2

L’unicità di Tolkien sta prima di tutto dalla sua formazione di studioso, linguista, filologo e saggista del mondo nordico, anglosassone, germanico e celtico. Al conoscere questo suo lato, cambia già il livello di considerazione riservato allo “scrittorucolo di fantasy”: Tolkien fu uno dei massimi esperti dell’Età Medioevale nordica mai esistiti, e conta tra le sue pubblicazioni e collaborazioni saggi di rilievo, edizioni critiche di opere ancora manoscritte o inedite, vocabolari e grammatiche dei vari stadi antichi del linguaggio anglosassone e inglese, nonché lavori riguardanti l’epica e la poesia. Proprio da questo Tolkien si dirama la volontà di inventare, anzi, di costruire con i frammenti già esistenti, una mitologia e un’epica che all’Inghilterra mancava quasi completamente.

E in questa prospettiva possiamo valutare la creazione di Tolkien: precisa e dettagliata, enorme e rielaborata continuamente, con un inizio e una fine certi ma con tanti buchi rimasti nel mezzo; non solo narrativa ma annalistica, geografica, linguistica, etnografica, naturalistica, genealogica, a livelli tali come nessuna opera di genere fantasy aveva potuto o poté da quel momento vantare. La Storia della Terra di Mezzo, a partire dalle cronache annalistiche più vaghe fino ai racconti più elaborati e ai romanzi come Il Signore degli Anelli, è una mitologia intera, una cosmogonia completamente costruita e strutturata, un ciclo che da un passato più che remoto (attraverso catastrofi naturali ed evoluzioni  provvidenziali) fa in modo di arrivare fino alle nostre Ere umane, all’Inghilterra conosciuta dagli uomini del XX secolo.

Tolkien non fu scrittore di professione, scrisse qualcosa che non è solo uno o più romanzi, e nemmeno inventò per gloria, fama o denaro, ma per puro piacere di inventare e raccontare come qualcosa di vero e segreto, che egli riuscì a scoprire. Come suoi antecedenti, si possono individuare scrittori di lingua inglese ma  legati a un fondo culturale di origine celtica. In quell’origine è l’antica vocazione a rappresentare orrori soprannaturali e visioni magiche, o, in alternativa, la coltivazione di miti archetipici. Più che inglesi, quegli scrittori sono in maggioranza di radice gallese o irlandese, ma del resto Tolkien stesso era di origini germaniche e nato in Sudafrica. Il Beowulf e Il Ciclo dei Nibelunghi, ma anche Il Ciclo Carolingio e quello bretone di Re Artù offrirono sicuramente a Tolkien moltissimi degli elementi che lui “rimescola” e “riedita” nella forma della sua nuova fantasy. Nel caso di Tolkien si può parlare forse più di “seguenti” che di “antecedenti”: sebbene non lo si possa definire il vero e proprio inventore del genere fantasy, certo è stato pioniere e modellatore della fantasy moderna, al quale si sono ispirati fenomeni anche per nulla letterari come George Lucas.

 

(tratto da La Via prosegue senza fine di Giacomo D’Alessandro, Genova 2009)

TOLKIEN E LA MIA VIA, TRA HOBBIT E ANELLI

 CONCEDERSI UN VIAGGIO IN QUESTA FIABA

capitolo 1, prima parte

Fu l’esperienza del mondo e della propria terra, ma soprattutto l’esperienza dell’uomo, a spingere John Ronald Tolkien nella creazione del mondo fantastico della Terra di Mezzo. Forse. Non lo si può sapere con certezza, vuoi perché, come Tolkien stesso sosteneva, non è necessario, o almeno non basta spulciare il vissuto di un autore per comprendere la sua opera, vuoi perché un’opera può assumere significati e interpretazioni nemmeno pensati e/o voluti dal suo autore; vuoi perché, in questo elaborato, la percezione dell’opera di Tolkien è la mia, passa attraverso di me, il MIO vissuto, la mia sensibilità letteraria ma soprattutto spirituale.

Di esperienza del mondo, come si avrà modo di approfondire, Tolkien ne ebbe molta e particolare: una tra tante, quella della Prima Guerra Mondiale; di esperienza della propria terra, egli stesso ne assimilò parecchia, nato dall’altra parte del mondo, riportato dalla madre a “casa” e riempito di amore e passione per l’esplorazione delle storie, delle origini, delle epoche, delle molte e varie lingue e dei testi scritti con esse nella storia, storia in cui quella stessa Inghilterra era stata covo di spiriti e guerrieri, intrico di luoghi misteriosi e di significativi avvicendamenti di personaggi e razze; di esperienza dell’uomo, infine, ebbe quella su cui basò la sua esistenza: l’insegnamento, lo studio e la ricerca del cuore degli uomini del passato, nella filologia; la scrittura, come canale di comunicazione con i bambini, gli adulti, gli anziani; la collaborazione a pubblicazioni “per la gente” come possono essere una Bibbia o un Dizionario. E, più di tutto, l’esperienza di marito e padre.

Un uomo che passò la vita anche come creatore di una dimensione più affascinante e misteriosa, sebbene dettagliata tanto da renderla reale alla percezione. Una dimensione totalmente fantastica, ma per lui ben più importante e reale di questo dettaglio.

E’ questo, della Terra di Mezzo, un mondo di viaggio e incontro, nel quale ciascuno può perdere o trovare se stesso, restare indifferente al richiamo del cuore ramingo, o scoprire che mettersi in cammino tra le semplicità della natura selvaggia può regalare una altrimenti perduta armonia tra l’uomo e la terra, tra il figlio e la madre, ma anche tra se stessi e il proprio spirito.

L’opera di Tolkien, ed egli stesso, meritano ben più della comune etichetta di “fantasy per ragazzi” o “allegoria ideologica”: paradossalmente, sono più complicati e più semplici. Nella nostra società moderna dove l’alienazione da una vita semplice ed essenziale è massima, dove il rapporto tra l’uomo e la natura non è più sottofondo della vita quotidiana, dove parole come viaggio e incontro non si comprendono più nella reale concreta accezione, Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien può davvero infiammare il cuore. Ci ricorda come si fa a guardare una foresta ed a commuoversi, ad incontrare un amico e piangere di gioia, a camminare con nelle orecchie tutta la sinfonia del ruscello e del prato, assaporandola. Ci ricorda la bellezza di entrare in contatto con chi è diverso, di fare la strada accanto a chi ci è sempre stato antipatico, di correre in aiuto di chi ha bisogno.

Ecco perché forse vale la pena, pur trattandosi effettivamente di una fiaba, di un romanzo, e per di più fantastico, pur essendo noi ormai persone colte, concrete, che abbiamo attraversato come tutti ma poi superato certe cose, ecco perché forse vale la pena concedersi questa re-immersione, questo viaggio in una fiaba, se la fiaba è Il Signore degli Anelli.

 

(tratto da La Via prosegue senza fine di Giacomo D’Alessandro, Genova 2009)

 

I LIBRI CHE HO LETTO NEL 2012 (E CHE CONSIGLIO)

Quest’anno ho fatto l’esperimento di annotare pubblicamente in una nota Facebook tutti i i libri che ho letto nel 2012 (non tutti ovviamente terminati). Mi piace l’idea di condividerli, con una riga di commento ciascuno, nella speranza che possa esservi utile per qualche spunto di lettura e soprattutto che siate altrettanto magnanimi da condividere le vostre letture più significative per dare spunti a me.

I libri procedono dal più lontano in ordine di lettura. Quelli con l’asterisco (*) li ho terminati. Sottolineati quelli che consiglio assolutamente di leggere.

 

1. Lezioni Americane, Italo Calvino, ed. Mondadori *

Un testo splendido per chi vuole cimentarsi con la scrittura e con una lettura più profonda della letteratura in generale.

 

2. Cammina Cammina, Tiziano Colombi *

Un mio privilegio: il testo è inedito e racconta l’esperienza dell’amico bergamasco nella camminata-evento cui io stesso ho preso parte “per ricucire l’Italia con i nostri passi”.

 

3. Preghiere, Michel Quoist, ed. Cittadella *

Ogni sera per qualche mese ho mandato una frase da questo libro ai miei amici. Pillole di contemplazione profonda per momenti di interiorità personale.

 

4. I guerrieri di ghiaccio, G.R.R. Martin, ed. Mondadori *

L’ennesimo capitolo della saga delle “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, una delle più intriganti del nostro tempo, da cui stanno traendo il serial “Game of Thrones”. Consiglio la lettura, ma a partire dal primo episodio, “Il Trono di Spade”.

 

5. Maree di mezzanotte, Steven Erikson, ed. Armenia

 

6. Lettere a nessuno, Antonio Moresco, ed. Einaudi

 

7. Io mi chiamo Yorsh, Silvana De Mari, ed. Fanucci *

Una scrittrice italiana tutta da scoprire, un libro molto più adatto ad adulti che a bambini. Un fantasy finemente pedagogico che segue la saga (che consiglio) de “L’Ultimo Elfo”.

 

8. Dissolvento, Filippo Itolli

 

9. In nome di Dio – La morte di papa Luciani, David Yallop, ed. Tullio Pironti

 

10. Chuck Norris ha aperto quella porta, Mist & Dietnam *

Spassosissimo, da aprire a caso e ridere per un quarto d’ora da soli, specie se avete visto un po’ di puntate del mitico Walker Texas Ranger.

 

11. Conversazioni notturne a Gerusalemme, Carlo Maria Martini, ed. Mondadori *

Rileggendolo sono sempre più convinto si tratti di uno dei libri più preziosi mai scritti come contributo alla spiritualità, alla giustizia, alla fede e ad una rievangelizzazione della Chiesa. Dialogo, impegno, ricerca, proposta. Un libro fondamentale del Papa della nostra epoca.

 

12. Tu sei il silenzio, Karl Rahner, ed. Queriniana

 

13. Salviamo la Chiesa, Hans Kung, ed. Rizzoli *

Un testo breve e fruibile da tutti che riassume lucidamente e schematicamente il lavoro di una vita di uno dei maggiori teologi cattolici del Novecento, a favore di un percorso di riforma della Chiesa verso l’unità dei Cristiani.

 

14. Santi Patroni Padani, Tiziano Colombi, ed. Effige *

Dedicato a chi si erge in difesa delle tradizioni e dei costumi “contro” l’invasione degli stranieri e degli immigrati, tanti piccoli racconti rivelano come i maggiori patroni delle grandi città del Nord Italia siano tutti originari del Nord Africa o dell’Oriente. Leggero, evocativo, affascinante.

 

15. I fuochi di Valyria, G.R.R.Martin, ed. Mondadori *

16. Le guerre spiegate ai ragazzi, Toni Capuozzo, ed. Mondadori

 

18. La prima generazione incredula, Armando Matteo, ed. Rubbettino *

Un testo sorprendente per lucidità di analisi e concretezza di esempi e proposte. Perchè i giovani fuggono dalla Chiesa, perchè la Chiesa sbaglia a presentarsi ai giovani. Un libro che chiunque opera in ambienti parrocchiali o religiosi dovrebbe leggere.

 

19. La leggenda dei monti naviganti, Paolo Rumiz, ed. Feltrinelli

 

20. Così in terra, come in cielo, Andrea Gallo, ed. Mondadori *

Si legge d’un fiato grazie alla bravura della collaboratrice di don Gallo che ha steso i sempreverdi e sempre divertenti racconti del prete da marciapiede più famoso d’Italia, piccoli aneddoti di vita, di Chiesa, di miseria, d’Italia, che fanno pensare e interrogano ciascuno di noi su “che fare” nel concreto tutti i giorni per “amare il prossimo”.

 

21. Plagi, AA.VV., ed. Effige *

Quanto i disegni e fumetti moderni hanno preso dalla fotografia d’autore? Si sa ma non si dice, nè si cita… Un testo da sfogliare con interesse e curiosità.

 

22. Quel che resta dei cattolici, Marco Marzano, ed. Feltrinelli *

L’esperienza insolita e attraente di un sociologo non praticante, che si butta in luoghi diversi della religiosità “che resta” oggi in Italia e traccia un quadro assolutamente da conoscere ed affrontare. Un percorso da seguire.

 

23. Nessun luogo è lontano, Richard Bach *

 

24. Crampton Hodnet, Barbara Pym, ed. Astoria *

Quello che sembra uno dei soliti classici noiosi di inizio Novecento si rivela un testo ironico e raffinato, da leggere d’un fiato gustando l’autoironia sul sistema e sulla cultura della società da cui proveniamo.

 

25. La realtà in trasparenza. Lettere, J.R.R.Tolkien, ed. Bompiani

Leggete solo qualche lettera e scoprirete tutta la grandezza della figura di Tolkien, il filologo, il professore, il padre, lo scrittore, l’amico, il soldato, il fantasticatore, il giardiniere… Oltre a capire davvero in profondità le sue opere più famose e il suo pensiero su di esse.

 

26. Il deserto nella città, Carlo Carretto, ed. EDB *

Per chi vuole provare una settimana di meditazioni e letture che si intersechino nel caos della routine quotidiana. Per chi vuole mettersi in cerca di un proprio spazio vitale quotidiano, nel delirio della città, di deserto rigenerante.

 

27. Gaudium et spes, Concilio Vaticano II, ed. Paoline *

Colpisce a distanza di 50 anni la profezia e la concretezza delle analisi ed esortazioni contenute in questo testo, prodotto con grandi fatiche e discussioni da una Chiesa collegiale e in fermento, che oggi pare un sogno.

 

28. Roma, due del mattino. Lettere dal Concilio, Helder Camara, ed. San Paolo

Assolutamente da leggere per l’umanità, la sensibilità, l’impegno critico e l’entusiasmo di questo vescovino dei poveri che ha prodotto grandi frutti nell’evento più importante della Chiesa negli ultimi secoli.

 

29. La danza dei draghi, G.R.R.Martin, ed. Mondadori *

Con splendidi colpi di scena prosegue la saga di Martin che inizia a chiudere il cerchio sui Sette Regni verso una prossima memorabile conclusione.

 

30. La santa, Antonio Moresco, ed. Bollati Boringhieri *

Un testo teatrale che non lascia indifferenti, facendo sorgere le emozioni più strane nella inimitabile scrittura di Moresco.

 

31. La strega, il cavaliere, la Morte e il diavolo, Silvana De Mari, ed. BUR

 

UN PRIMO COMMENTO SU “LO HOBBIT”

[a chi non avesse ancora letto il libro/visto il film consiglio di non andare oltre le prime frasi. Se lo fate, è in agguato dietro di voi un goblin di Moria la cui ascia vi farà sicuramente poco bene]

Peter Jackson alla prima dello Hobbit

Dopo aver visto due volte il film nel giro di una settimana (la prima in 3d, la seconda in 2d), vorrei condividere con gli amici appassionati alcune osservazioni: è un film da vedere, e il parere globale è positivo, inevitabile per un lavoro così ampio, dettagliato e professionale da parte della produzione. Di fronte a chi lo liquiderà facilmente con le frasi-tipo “è una cagata”, “è il film più bello della storia” lasciate un sorriso di compatimento. I lavori mastodontici e di passione vanno approfonditi con egual passione e generano comunque un giudizio articolato, per quanto personale.

La prima cosa che appare chiara a chi abbia presente il libro, è che Lo hobbit. Un viaggio inaspettato non è l’inizio della messa in scena di un libro, ma molto di più. E’ davvero la creazione di una trilogia nuova, ben separata seppur in continuità con Il Signore degli Anelli, che a partire dalla narrazione de Lo Hobbit allarga la focalizzazione e la estende alla vicenda globale della Terra di Mezzo. I materiali ulteriori per questa implementazione non sono frutto di mera invenzione per scopo commerciale, ma esistono nei racconti, spesso incompiuti, e nelle appendici di Tolkien, che sulle vicende di Arda ha scritto e descritto molto più di quanto si possa pensare.

L’estensione su tre film dà la possibilità da un lato di non tagliare quasi nulla della storia di Bilbo coi Nani, dall’altra di inserire tutti quegli spezzoni funzionali a raccontare la vicenda del Negromante e della custodia della Terra di Mezzo da parte del Bianco Consiglio (Saruman, Elrond, Galadriel, Gandalf…). Sarà da valutare alla fine della trilogia se la sceneggiatura così creativamente adattata sia meritevole ed efficace pur perdendo quella focalizzazione fiabesca e ignara dei “massimi sistemi” caratteristica del libro.

Certamente vi è un’eccessiva dose di spettacolarizzazione in tutta una serie di scene, specie nella seconda parte, e in alcune scelte verbali. Bilbo che urla agli hobbit “Sto partendo per un’avventura!” non è certo il Bilbo sbigottito che si ritrova per strada coi Nani senza nemmeno accorgersene davvero, spinto da Gandalf… E non è un dettaglio per la costruzione della filosofia hobbit anti-avventuriera. Le scene finali con i Nani sui pini e i pini che cadono l’uno contro l’altro fino a lasciare i “nostri eroi” aggrappati ad un unico albero che contro ogni legge di gravità resta orizzontale sospeso nel vuoto…palesa molto questa volontà di epicizzare al massimo.

Tradendo senza alcun motivo la bella scena del libro in cui gli orchi danno fuoco agli alberi per “cucinare” i Nani, Gandalf che minaccia il suicidio per salvare il salvabile, e le Aquile che arrivano sul più bello. Certo, così facendo il film costruisce l’antinomia Azog-Thorin e dà luogo a una sorta di battaglia finale per concludere il primo film. Anche scene come quelle sulle Montagne Nebbiose, dei giganti di pietra e del pavimento della grotta che si apre, sono un’eccessiva interpretazione spettacolarizzante del libro. E quando aumentano l’inverosimiglianza della storia, secondo me non fanno un buon servizio.

Notevole e importante come il tono sia decisamente diverso e separato rispetto all’altra trilogia. Non si ha la sensazione di osservare una copia commerciale del Signore degli Anelli film. Si ha invece la buona percezione di quanto le storie, i luoghi, i popoli siano collegati in un mondo più vasto, i cui luoghi sono magistralmente ricostruiti.

Splendido lavoro ancora una volta sulle colonne sonore, e apprezzabili le prime canzoni dei Nani. Un po’ di nostalgia per la vecchia voce più nasale e calda del Gandalf di Gianni Musy, per quanto Proietti faccia un ottimo lavoro.

 

Il film ha il pregio di destare anche in chi già conosce la storia grande curiosità per come verranno sviluppati i prossimi episodi, e per una qualità del girato e dei dettagli davvero appagante. Chi ha potuto vederlo nella nuova tecnologia dei 48 fps sostiene che Peter Jackson abbia avuto il coraggio di osare, dando un realismo al mondo fantastico che davvero coinvolge lo spettatore dentro la scena.

Sono solo alcune osservazioni, bastevoli a dire che si tratta di un film da rivedere, gustandone i vari livelli di lavorazione e di resa, lasciandosi condurre alla riscoperta sia de Lo Hobbit come fiaba, sia delle vicende della Terra di Mezzo attraverso le altre opere di Tolkien.

 

 

 

COI LINGALAD, IN CONCERTO

E’ stato davvero realizzare un sogno trovarmi con la chitarra in mano a suonare con i Lingalad e il mio amico Giuseppe Festa. A Castellanza, al festival Tolkieniana nella medievale Villa Pomini, le mie note si sono fuse alle loro nello stesso canto, il “canto degli alberi” di uno e mille viandanti. Un concerto divertente, sospeso in un’atmosfera notturna tra le antiche pietre e il prato, dove 200 persone, silenti, ascoltavano. Uniche luci le candele disseminate fra di noi. E lassù, alta e bellissima accarezzata dalle sue nubi, la luna. Condivido alcune foto di questa serata che non dimenticherò.

“…e anche se sarò l’ultimo, canterò ancora, per milioni di stelle, per la luna, lassù…”

(Lingalad, Il vecchio lupo)

 

Da sinistra: Fabio Ardizzone (basso e seconde voci), Claudio Morlotti (chitarre acustica, classica, bouzuki, armonica), Giorgio Parato (percussioni), Giuseppe Festa (voce, flauti), Giandil (chitarra acustica).

 

Grazie a mio fratello Luca D’Alessandro per le fotografie.

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