FINO ALL’ULTIMA NOTTE

Ieri sera ero su un treno.
Tornavo da un altro piccolo pezzetto di sentiero, tra i monti del Col di Tenda, dove le Alpi Liguri si trasformano in Marittime. Lassù, da balconi di roccia su immense pinete, aggrappato con tutte le forze delle mie dita a puntigliosi quanto introvabili anfratti e fessure, ho salito in cordata dietro a mio cugino (ma prima di tutto fratello maggiore, amico e maestro di tante cose).
Ieri sera ero su un treno, e tornavo verso l'anfiteatro sceso al mare di Genova.
L'incontro mi è arrivato inatteso e quasi indesiderato. 
Stanchezza, ora tarda, frastornato dalle ore di treno e letture, mi si para davanti un ragazzo alto, capelli e barba "da viaggio". Un viandante. Zaino simile al mio. Tenda e stuoino. Un mandolino dentro la sua custodia. Qualche libro, un diario. Mi saluta allegro. Iniziamo a parlare. Romano, di Ostia. E' in viaggio da 40 giorni in autostop. Dall'Italia alla Francia, Parigi, poi il Nord, la Bretannia e a ridiscendere per le cittadine universitarie. Da Tolosa un passaggio di nuovo fino a Savona, in due giorni. E il ritorno a casa, a Roma.
Un vero viandante. Qualcuno che è partito senza sapere dove sarebbe andato, senza preoccuparsi del come e del quando. In semplicità, in fiducia, in pellegrinaggio per il mondo.
L'incontro è stato bello, inatteso e intenso.
Anche nel momento più apparentemente inutile e ormai declinante del viaggio, raggi di luci squarciano ogni immobilità.
Questa è la grandezza del viaggio. Apre al mondo. E all'incontro, ovunque esso arrivi. Per ogni giorno della vita.

Giandil