QUARTA TAPPA, I FIORI DI GHEIT E LE STELLE DEL BONELLI

Qui nell’alta val Maira ci sono le mie radici più profonde, le mie sorgenti più dissetanti.

Qui mi hanno accolto gli amici di Gheit, un paese che è un pezzetto di paradiso a 1400 metri, nel vallone di Unerzio. Qui nella Misun de Matteo, questo “fratello grande che dal mare ci sorride”, come io e Francesco abbiamo scritto ne “L’aurora”, sono a casa. Proprio perché è stata ed è la casa di così tante persone, crocevia di incontri, luogo del Signore dell’Incontro, come lo ha nominato don Renzo.

Matteo e Renzo. Due semi caduti in terra, il cui frutto non smette di germogliare più rigoglioso che mai. Qui ho portato i racconti e i pensieri del mio viaggio che sta sbocciando di giorno in giorno, ma qui sono anche stato chiamato da mio fratello Francesco a dire qualcosa di più.

E così sono salito, nel caldo soffocante del primo pomeriggio, dalle sorgenti del Maira fin su al Bivacco Bonelli, una capanna in legno sul Lago d’Apsoe, a 2500 metri, specchio del cielo sospeso sul mondo. Mi sono accampato tra le rovine del bunker frantumato, sul ciglio del dirupo, e ho atteso, mentre il sole faceva il suo corso. La sera verso le sette Francesco è arrivato, insieme a una quindicina di ragazzi e ragazze, e così c’è stata la sorpresa. Trovarci insieme per raccontarci insieme. A tutti loro.

E sotto le stelle della volta celeste, noi “ritornati in riva a un lago”, abbiamo raccontato con parole, silenzi, canzoni, del nostro viaggio comune fatto di mille sentieri diversi, dei passi sulle montagne e delle canzoni nella città, della fiducia profonda e della diversità evidente.

Ho risvegliato in me la sensazione del partire, del mettersi in viaggio. L’importanza dei compagni di viaggio, delle relazioni da coltivare. La bellezza della meta sì, ma soprattutto del percorso, del “durante”, del presente che si trasforma in benedizione continua. La ricerca quotidiana dell’armonia in se stessi, dell’armonia con la natura, vera sorgente dell’umanità, dell’incontro nel viaggio e del viaggio nell’incontro.

Il giorno dopo abbiamo arrancato tra le pietraie del Colletto, pareti franose arrostite dal sole. Siamo riscesi dall’altra parte e così anche quest’anno il mio sentiero mi ha condotto a Pratorotondo. Altri incontri, altri momenti preziosi, scherzi e schitarrate, giochi d’acqua e mangiate come solo in montagna si sanno gustare. La bellezza senza fine che rinasce ogni volta dalle cose semplici. E che fa sentire i “compagni di turno” come se fossero – bellissima frase di Renzo – “le uniche persone da amare per tutta la vita”.

 

Di qui è passato questo mio pellegrinaggio tra ricerca, relazione, incontro e riflessione, che in poche settimane mi sta conducendo in giro per l’Italia. E’ tempo di annuncio, sì, annuncio che vada oltre le crisi e le decadenze del momento presente, annuncio di profetico sguardo “oltre l’invisibile”, a valorizzare e vivere le grandi energie positive che nelle piccole grandi cose sono capaci di far gustare la gioia nuova.

Svegliarsi alla gioia, mettersi in ricerca con la bellezza del presente e la speranza di ciò che è giusto, vero, di ciò che è “amare”.

 

Pubblicato da Giandil

Un viandante, narratore e cantore, in cammino e in ricerca dell'armonia del viaggio-incontro. Sulla via del ramingo, nel rifugio della semplicità. Giacomo D'Alessandro (Genova, 1990) vive a Genova e Pavia. Ha frequentato il Liceo Classico Colombo, studia Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Universitá di Pavia e Scienze Religiose all'Istituto Superiore pavese. Appassionato di libri, viaggi e incontri, scrive articoli e commenti d'attualitá sul blog www.fiatocorto.blogspot.com, e racconti di fantasy e narrativa (alcuni pubblicati nella raccolta "Il Canto di Osner e altri racconti" (ed. Albatros Il Filo, 2010). Nel 2006 ha creato il blog www.cantodelramingo.splinder.com, un luogo e diario di camminate, pensieri e spiritualitá. Una naturale fortezza per raminghi di ogni tipo e provenienza.