QUINTA TAPPA, LA SPERANZA A PAESTUM

Il treno si è appena fermato in stazione. Non passano trenta secondi che si affaccia un tipo in scompartimento. “La vuoi una collana d’oro? Ottima occasione, ottima occasione!” Per la serie: benvenuti a Napoli.

Scendo a Salerno, decisamente caldo. Negli occhi mi è scorso già un sunto di queste terre in contraddizione continua. Il verde assolato di monti, colli e campanili, gli scheletri detritici di capannoni e cumuli di monnezza. La bellezza e l’inferno…

A pranzo arrivo a Paestum, costeggiando le sue splendide pietre vecchie di due millenni, sono incantato a guardare da lontano il grande tempio greco quando Marta arriva a prendermi, dopo aver girato in tondo per dieci minuti senza beccarci. E’ così che iniziano i miei giorni al Revolution Camp dell’Unione degli Universitari, al riparo di una grande pineta impolverata, dove si mischiano gruppi di Cagliari, di Palermo, del Nord Italia… Qui ritrovo gli amici di Pavia, quelli che durante l’anno si sbattono a organizzare dibattiti, rassegne, incontri, eventi, feste, manifestazioni. Gli svaghi e le battaglie. La bellezza e l’inferno…

I giorni al campeggio sono un divertimento e uno stimolo, libertà piena e legame forte, riflessione e spensieratezza. La spiaggia mi ricorda molto la riviera ligure: trenta metri ritagliati a forza di spiaggia libera ogni 150 metri di stabilimenti. L’acqua al mattino è limpida, guardo i pesci nuotarmi tra i piedi. Al pomeriggio diventa un riflusso di alghe e monnezza da far spavento. La bellezza e l’inferno…

Al pomeriggio e alla sera in pineta ascoltiamo qualche dibattito sull’impegno degli universitari, il lavoro del sindacato studentesco, le problematiche più scottanti. Dopo parte la musica fino a notte fonda, o qualche passeggiata in spiaggia, sotto la luna piena. Mai a letto prima delle 4. E mai un letto, in tenda. Nonostante tutto la mattina mi alzo di buon’ora, vado in spiaggia col fresco, mi siedo, scrivo e leggo un pò addentando una brioche appena sfornata. Qualche bimbo schizza il papà sulla riva, qualche pensionato arriva col giornale sottobraccio. Mi piace semplicemente stare, vedere senza guardare, pensare senza pensare, sentirmi scorrere in un tempo che sembra rilassato, non mi spinge, non mi urge, non mi inquieta.

Che centinaia di ragazzi da tutta Italia siano qui per divertirsi ma anche per confrontarsi, per svagarsi senza lasciare l’impegno, per rigenerarsi rinnovando la presenza e la battaglia, per lasciarsi andare dando spazio alla formazione, è bello. Semplicemente bello. Non c’è da fare grandi discorsi, grandi ragionamenti, grande dissertazione. C’è da stare, vedere, vivere. Imparare e scegliere di essere se stessi tanto in un aula o nel cortile dell’università quanto in pineta o sulla spiaggia di Paestum.

Tutto è relazione. Tutto è bellezza. Tutto è inferno. Il desiderio di continuare a muoversi, incontrarsi, scontrarsi in mezzo a questo miscuglio, a questa contraddizione continua, a questa urgenza del pensiero e dell’azione, resiste. Permane. Si rigenera. Muore e rinasce più forte, qui, nel semplice vivere insieme, dove si fonda, un pezzetto alla volta, una speranza comune.

[foto di Alessandro Lucia]

Pubblicato da Giandil

Un viandante, narratore e cantore, in cammino e in ricerca dell'armonia del viaggio-incontro. Sulla via del ramingo, nel rifugio della semplicità. Giacomo D'Alessandro (Genova, 1990) vive a Genova e Pavia. Ha frequentato il Liceo Classico Colombo, studia Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Universitá di Pavia e Scienze Religiose all'Istituto Superiore pavese. Appassionato di libri, viaggi e incontri, scrive articoli e commenti d'attualitá sul blog www.fiatocorto.blogspot.com, e racconti di fantasy e narrativa (alcuni pubblicati nella raccolta "Il Canto di Osner e altri racconti" (ed. Albatros Il Filo, 2010). Nel 2006 ha creato il blog www.cantodelramingo.splinder.com, un luogo e diario di camminate, pensieri e spiritualitá. Una naturale fortezza per raminghi di ogni tipo e provenienza.