SESTA TAPPA, LE VASTITA’ DI SCAMPIA (parte 3)

Carmela e Figli in Famiglia, Aldo e la Comunità di Base

[continua dalla seconda parte]

Nel primo pomeriggio mi sposto a San Giovanni a Teduccio, lungo la circumvesuviana. E’ qui che incontro Carmela Manco, fondatrice della comunità Figli in Famiglia. In un luogo in cui – racconta – quando arrivò lei trent’anni fa la gente viveva nelle stalle, e i bambini stavano chiusi in casa o abbandonati per strada, Carmela ha fatto la scelta di “abitarci” per dare quello che mancava più di tutto: una famiglia.

Carmela ” ‘a Chiesa”, la chiamano qui. Lei che, donna e laica, è andata a vivere con un prete, don Gaetano, e insieme a lui ha cercato giorno dopo giorno di rispondere ai problemi della gente, andando di casa in casa, ospitando in canonica ragazzi in difficoltà, ottenendo finalmente lo spazio di una vecchia fabbrica diroccata che oggi appare un’oasi nel deserto.

Bar, tavolini, cortile pulito, palco per spettacoli, giochi per bambini, un laboratorio di restauro, un punto di ristorazione… Mi racconta queste cose con un’energia travolgente, una passione e una fiducia sconcertanti, così concreta e coraggiosa, così poco artificiosa e complicata. Non tralascia le difficoltà, le solitudini, le trepidazioni per i debiti da pagare…

“Io ho davvero una fede piccola – mi dice – perchè mi preoccupo sempre tanto di tutte queste necessità, e invece ogni volta ricevo aiuto, non mi manca niente…”.

Oggi questo posto è sempre pieno di gente. Mamme coi bambini, giovani che sperimentano la possibilità di fare della propria vita qualcosa di più, feste tutte le settimane, una rassegna teatrale e di spettacoli vari durante l’inverno, borse lavoro di cooperativa, formazione. Prospettive che si inseriscono dove le persone non ne avevano, che danno una possibilità di scelta, di conoscenza, di elevazione. Qui si autogenera la fertilità per le grandi potenzialità di questa gente.

Lo vedo anche durante il nostro incontro, in tutte le volte che qualche ragazzo o ragazza ci interrompono per dire qualcosa a Carmela. Un viavai, un fermento, un mondo che si muove in pienezza, con un entusiasmo palpabile e impensabile, solo qualche metro più in là per la strada.

Mi abbraccia forte tre ore dopo, quando ci lasciamo. Mi invita a tornare in futuro, per parlare ai suoi gruppi di giovani nel loro cammino. Mi riavvio verso la metropolitana, tra palazzi scalcinati e strade sbiadite, dove nulla sembra avere vita. Ma in questo deserto, ora so, c’è un’oasi stupenda.

 

Una sera, insieme agli Scout di Parma e Trecate, ascoltiamo la testimonianza di Aldo Bifulco, che insieme a uno storico gruppetto del quartiere promuove nella scuole l’agricoltura, in particolare il piantare e curare le piante nelle aiuole di Scampia, come segno forte di rinascita; educare i bambini e i ragazzi, con questo piccolo “gioco”, questa attività, a crederci, a prendersi cura, a “generare”.

Al termine chiedo ad Aldo di vederci, e la mattina dopo mi ritrovo seduto sul divano di casa sua davanti a una tazza di tè; l’ho voluto incontrare perchè, oltre a tutte le attività sociali di cui si occupa nel quartiere, Aldo è uno dei fondatori e referenti della Comunità di Base del Cassano, la principale di Napoli, una delle più vive in Italia a distanza di 30-40 anni.

Mi racconta in breve la loro storia, il sentirsi sempre più stretti nella Chiesa istituzionale, il soffocamento dell’autonomia e del rinnovamento che stava prendendo forma, fino alla necessità insieme ad altre famiglie di “essere comunità” per vie nuove, più libere, più autentiche. Un percorso che ha preso – specie nei loro figli – la forma dell’impegno civile, politico, ambientale, sociale. E che oggi sceglie di rimanere fortemente ancorato alla realtà di Scampia, dove si svolge la Scuola della Pace, la formazione ambientale, la battaglia per i diritti, la giustizia e la liberazione umana.

Parlare con Aldo è per me importantissimo: mi permette di ripercorrere una parte fondamentale della storia recente dei cristiani in Italia, di entrare nei meccanismi e nelle ragioni che hanno portato ai percorsi delle Comunità di Base. Ma mi permette anche di porre le mie domande, le mie perplessità per comprendere cosa oggi si muova, cosa stia passando attraverso le generazioni e in quale direzione sia meglio andare per far fruttare questo patrimonio rimasto “isolato” e a rischio esaurimento.

Ammiro la tenacia di queste persone semplici, che di un posto insensato come questo hanno fatto il loro giardino, e dopo decenni sono qui, ogni giorno in prima linea, a battersi con iniziative, appelli, reti, sulla questione di turno. Questa è gente che merita di essere raccontata. Di essere conosciuta. Sono quei piccoli che fanno “la base”, dove germoglia la profezia, il cambiamento, la lucina.

Che sta a noi raccogliere per trasformare in “domani”, già oggi.

Pubblicato da Giandil

Un viandante, narratore e cantore, in cammino e in ricerca dell'armonia del viaggio-incontro. Sulla via del ramingo, nel rifugio della semplicità. Giacomo D'Alessandro (Genova, 1990) vive a Genova e Pavia. Ha frequentato il Liceo Classico Colombo, studia Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Universitá di Pavia e Scienze Religiose all'Istituto Superiore pavese. Appassionato di libri, viaggi e incontri, scrive articoli e commenti d'attualitá sul blog www.fiatocorto.blogspot.com, e racconti di fantasy e narrativa (alcuni pubblicati nella raccolta "Il Canto di Osner e altri racconti" (ed. Albatros Il Filo, 2010). Nel 2006 ha creato il blog www.cantodelramingo.splinder.com, un luogo e diario di camminate, pensieri e spiritualitá. Una naturale fortezza per raminghi di ogni tipo e provenienza.