TERZA TAPPA, ACCAMPAMENTO DI ESTERATE

“Lui è Giacomo, l’ho trovato giù al Mulino e ha detto che si ferma fino a domenica”. Così mi ha presentato il compare Pietro ai suoi scout del reparto D. Livingstone del Genova 5. Era primo pomeriggio. La corriera mi ha lasciato a Entraque, in Val Gesso sopra Cuneo, e da lì mi sono avviato a piedi alla ricerca di Esterate, villaggio diroccato tra prati color paglia e i boschi accaldati delle pendici montane.

 

Solo Pietro sapeva del mio arrivo, agli altri abbiamo fatto una strana sorpresa (strana perché la maggior parte li ho conosciuti sul momento). I ragazzi si erano montati solamente con legni e corde delle robuste piattaforme sopraelevate (due metri da terra) su cui sorgevano imponenti le loro grandi tende verdi. Tra i pali del basamento avevano costruito tavoli da campo su cui mangiare i grezzi ingredienti che strappavano alla cambusa del campo e che si cucinavano autonomamente.

 

Girando di gruppo in gruppo ho visto volti fieri, a proprio agio, con ironia e determinazione nello sguardo. Ho visto tante ragazze che col loro semplice stare lì scardinano quell’odioso archetipo della donnicciola velina smorfiosetta che da anni ci propinano in tv e in quell’enorme passerella pubblicitaria che si è estesa a quasi tutti i campi della vita pubblica.

 

E così mi sono affiancato un po’ in punta di piedi e un po’ tuffato di testa alla loro quotidianità. Non avevo nessun ruolo, e così mi sono ritrovato spinto un po’ in tutti. Un po’ cambusiere, un po’ cantastorie, un po’ intruso, un po’ osservatore, un po’ spaventapasseri, un po’ compagno di burle ma anche di serietà, un po’ niente di niente e tutto di tutto.

Le due notti le ho passate accanto alle ceneri del falò, stretto nel mio sacco a pelo, sotto una stellata indimenticabile. Mi sono alzato nella brina sciolta dal primo sole sul campo, respirando a pieni polmoni l’aria più fresca che si potesse desiderare. Ho chiacchierato coi capi delle loro difficoltà e delle loro soddisfazioni coi ragazzi. Ho raccontato qualcosa del mio essere in viaggio e del mio esser capitato lì a chi non conoscevo. Ho imparato un mucchio di cose sulla loro vita da campo, sulle necessità, sui valori e le intenzioni che li muovevano. Mi sono sentito a casa in loro compagnia, nella semplicità dei pasti, della sistemazione, del passare il tempo sotto le fronde lontani dal mondo.

 

Lontani dal mondo, nella natura, “nel selvaggio”…quello stesso cammino che hanno scelto di seguire a livello di confronto e di spirito, attraverso la traccia di Chris McCandless e del suo “into the wild”. Perché si cerca la libertà e la natura non per fuga, ma per imparare – insieme – che la felicità è vera se è condivisa. La verità di queste parole non si può misurare a tavolino o leggere su un’enciclopedia, non è una legge religiosa o un’imposizione educativa. Può essere solo una verità scoperta, nel cuore e “nel selvaggio” del mondo.

 

“C’è una gioia nei boschi inesplorati, c’è un’estasi sulla spiaggia solitaria, c’è vita dove nessuno s’intromette, accanto al mar profondo, e c’è musica nel suo boato. Io non amo l’uomo di meno, ma la Natura di più”.

Giandil

 

(la citazione finale è tratta da “Nelle terre estreme” di Jon Krakauer. Le foto sono di Pietro Barabino) 

Pubblicato da Giandil

Un viandante, narratore e cantore, in cammino e in ricerca dell'armonia del viaggio-incontro. Sulla via del ramingo, nel rifugio della semplicità. Giacomo D'Alessandro (Genova, 1990) vive a Genova e Pavia. Ha frequentato il Liceo Classico Colombo, studia Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Universitá di Pavia e Scienze Religiose all'Istituto Superiore pavese. Appassionato di libri, viaggi e incontri, scrive articoli e commenti d'attualitá sul blog www.fiatocorto.blogspot.com, e racconti di fantasy e narrativa (alcuni pubblicati nella raccolta "Il Canto di Osner e altri racconti" (ed. Albatros Il Filo, 2010). Nel 2006 ha creato il blog www.cantodelramingo.splinder.com, un luogo e diario di camminate, pensieri e spiritualitá. Una naturale fortezza per raminghi di ogni tipo e provenienza.

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