LETTERA A BABBO NATALE

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To: 96930 Rovaniemi, Suomi – Lapponia, Finland

Caro Babbo Natale,

lo so, è qualche anno che non ci sentiamo. Non è colpa mia, un sacco di gente ha cercato di convincermi che non esisti, che sei roba da bambini, che questa lettera non sarebbe arrivata da nessuna parte. Io dentro di me sapevo che non era vero. Che non c’è bellezza senza una storia, che non c’è magia senza fiducia, che non c’è Natale senza di te. Ogni leggenda ha un fondo di verità, ogni racconto ha una motivazione, e io continuo a pensare che l’atmosfera più bella per Natale sia quella legata a te. A quel vecchio omone barbuto vestito di pellicce nordiche, che sfida la neve e il freddo nel silenzio della notte per condividere i doni e gli affetti che ha preparato ai suoi piccoli amici.

Tanto tempo fa – dicono – eri un pastore, poi un viandante, quindi un immigrato, un allevatore, un falegname, un padre… Non so dire con certezza chi sei oggi, so però che hai lo stesso ardore per come va questo mondo, lo stesso desiderio che nessuno dei “piccoli” sia dimenticato, che un dono, un’attenzione, un gesto sia pensato e preparato per ciascun piccolo.

Così, caro Babbo Natale, mi limito a ringraziarti per esserci ancora, e in piena attività, lassù a Rovaniemi-Korvatunturi, nella Lapponia finlandese. Grazie per tenere viva la tua leggenda, che diventa storie in tante forme e in tante lingue. Le storie ci fanno sognare la bellezza, ci fanno concepire il “di più”, che è possibile aspirare all’alto e a qualcosa di diverso, di nuovo, di semplice ed emozionante. Grazie per tenere viva l’attenzione sui bambini, su ciò di cui hanno bisogno da parte nostra, su ciò che di prezioso sono per la nostra storia, sulla magia di cui sanno innamorarsi, sulla bellezza semplice che sa catturare e infiammare.

Grazie per mostrarci ogni anno che la festa vera è fatta di cose semplici e significative, la natura, il candore, l’altruismo, il dono, la fiaba, la musica, la luce, il calore, l’affetto, le persone, i bambini, il viaggio. Fuori di queste cose ci illudiamo di fare chissà cosa, ma la magia è già scappata altrove, per altri orizzonti e sentieri di stelle.

E ora, naturalmente, il motivo della mia lettera: i regali.

Per favore, portami degli alberi. Quattro o cinque per cominciare. A me piacciono le querce, ma non so cosa sia rimasto ai tuoi folletti (capisco che è tardi per mandare questa lettera). Vorrei metterli in giro per la città, che è tutta coperta di cemento e carcasse di ferro puzzolenti (qui le chiamano macchine).

Secondo, vorrei un po’ di neve. Mi hanno detto che qui non dura a causa del mare…ma come desidero quel manto bianco a coprire le brutture sterili che hanno costruito, le aiuole pietrose e piene di rifiuti, i tetti grigi e piatti, soffocanti… Come vorrei quel bianco mantello a rendere tutto magico e luccicante! Un po’ di neve darebbe respiro al silenzio, alla luce del cielo, costringerebbe tutto questo sbuffare di macchine a fermarsi per un po’. Chissà, magari anche qui entrerebbero in uso le slitte e i cavalli!

Terzo. Puoi prestarmi una truppa di folletti? Quelli di queste parti si sono addormentati molto tempo fa, altri si sono dati alla “modernità”, e i pochi rimasti non ce la fanno a curare i boschi, i monti, i ruscelli e i sentieri, né a raccontare le fiabe ai piccoli e ai grandi. Quando nessuno sa più essere in armonia con la terra, succedono cose brutte, da queste parti lo sappiamo bene.

Quarto, e ultimo. Posso avere un paio di stivali come i tuoi? Vorrei imparare il mestiere – così, nei ritagli di tempo – di occuparmi delle persone con piccole attenzioni e piccoli doni. Non sono certo veloce come te a calcare i sentieri e ad entrare tra la gente senza essere invasivo, né ho il tuo occhio per dirigere i passi nel posto giusto, o la tua capacità di ascoltare i desideri e i bisogni di persone così diverse e di tanti paesi lontani… Però vorrei provare. I tuoi colleghi e collaboratori sparsi per il mondo fanno qualcosa di eccezionale. C’è posto per un apprendista?

I migliori auguri, buoni sentieri di stelle, buon vento del Nord!

 

Giacomo

Genova, Italia – 21 dicembre 2013

Pubblicato da Giandil

Un viandante, narratore e cantore, in cammino e in ricerca dell'armonia del viaggio-incontro. Sulla via del ramingo, nel rifugio della semplicità. Giacomo D'Alessandro (Genova, 1990) vive a Genova e Pavia. Ha frequentato il Liceo Classico Colombo, studia Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Universitá di Pavia e Scienze Religiose all'Istituto Superiore pavese. Appassionato di libri, viaggi e incontri, scrive articoli e commenti d'attualitá sul blog www.fiatocorto.blogspot.com, e racconti di fantasy e narrativa (alcuni pubblicati nella raccolta "Il Canto di Osner e altri racconti" (ed. Albatros Il Filo, 2010). Nel 2006 ha creato il blog www.cantodelramingo.splinder.com, un luogo e diario di camminate, pensieri e spiritualitá. Una naturale fortezza per raminghi di ogni tipo e provenienza.