REPUBBLICA NOMADE, GIUGNO 2014. UN CAMMINO SICILIANO

Dal 1 al 15 giugno è possibile unirsi per una o più tappe al cammino “Repubblica Nomade” che si svolgerà in Sicilia, da Palermo a Gela (277 km). Promosso dal gruppo di cittadini volontari che con lo scrittore Antonio Moresco e la rivista letteraria Il Primo Amore hanno dato vita a precedenti cammini, questa impresa vuole avere un valore sociale, politico, civile e poetico. Ho camminato alcune tappe in ognuna delle precedenti edizioni (Cammina Cammina, Stella d’Italia, Freccia d’Europa) e consiglio questa esperienza originale, imprevedibile, semplice e profetica. Ci si incontra sulla strada con persone di ogni età, di ogni provenienza, di ogni utopia, e si scopre una dimensione che ci stacca dalla quotidianità statica dandoci modo di scoprire quella parte di noi stessi che è più allegra, vitale, coraggiosa, libera. Qui tutte le informazioni sulle tappe e sulla partecipazione.

Di seguito le parole più belle con cui Antonio Moresco dà il senso a Repubblica Nomade:

In questi ultimi tre anni un gruppo di donne e uomini che in molti casi non si conoscevano tra di loro ha dato vita a tre cammini irradianti attraverso l’Italia e l’Europa. […] Anche la specie umana si è propagata e ha colonizzato il pianeta per migliaia e migliaia di anni attraverso la migrazione e il cammino. Anche la specie umana ha inscritto questa esperienza fondativa nella conformazione del suo corpo e nel suo patrimonio genetico e anche noi, qui e ora, quando affrontiamo un lungo cammino ci ricongiungiamo a qualcosa che è già dentro di noi e che ha interessato la vita e la conoscenza del mondo attraverso i sensi e la mente di un numero enorme di generazioni. […] Poi ci sono state la divaricazione tra popolazioni nomadi e stanziali e le lotte e le guerre tra queste due forme di vita, su cui sono nati gli imperi e gli stati con i loro ordinamenti sociali, politici e culturali e quella cosa che è stata chiamata “civiltà”, di cui abbiamo sotto gli occhi gli esiti finali e implosivi. […] Ma, siccome la storia la scrivono sempre i vincitori, la forma di vita nomade e migrante è stata criminalizzata e definita inferiore,    perturbante e inquietante, un residuo del passato da debellare. Ma siamo proprio sicuri che sia così? […] Siamo sicuri che l’organizzazione della vita risultata vincente, che si è affermata e ha preteso di autodefinirsi “progresso” schiacciando ogni altra, sia l’unica possibile e addirittura la migliore? Dove ci hanno portato la sua paura e protervia? Quello che abbiamo di fronte è il formarsi di superclassi economiche e tecnocratiche con le loro depotenziate propaggini politiche e di altro tipo e le loro sempre più labili coperture “democratiche”, che sfuggono in realtà a ogni possibilità di conoscenza e controllo repubblicano e alimentano solo se stesse in un mondo sempre più sovrappopolato e asservito, che operano con il solo intento di accrescere la propria ricchezza e potenza, attuando all’insaputa delle maggioranze e dei popoli, frastornati e bombardati da un eccesso depistante di informazioni, comportamenti e programmi che influiscono profondamente non solo sulle strutture della vita associata ma anche, in modo diretto o indiretto, sulla vita e la morte degli uomini e sul loro stesso configurarsi nella loro breve esistenza. Quali sono le prospettive di questa forma di dominio che si è affermata e che si presenta come insuperabile? […] Nella situazione intossicata e bloccata che sta vivendo il nostro Paese e anche il mondo, abbiamo sentito il bisogno non solo di denunciare tutto l’orrore che ci circonda e di estenuarci in un’eterna e inconcludente indignazione e denuncia ma anche di compiere gesti prefiguranti. Così tutto ciò che avremmo potuto dire con le sole parole -attraverso documenti scritti, interventi sui media meno insensibili, convegni- noi abbiamo voluto dirlo anche e soprattutto con i nostri corpi in movimento e le nostre vite, significando e irradiando nello stesso tempo anche qualcosa d’altro, unendo cervello, viscere, cuore, realtà e sogno, sentimento e visione, combattimento e invenzione. […] Certe volte ci dicevamo – scherzando ma non troppo – che quello che ci accomunava era che eravamo tutti pazzi ma che ciascuno di noi lo era in un modo diverso e che per questo riuscivamo a compensarci e a compiere insieme lunghi cammini. E anche che forse una repubblica nomade, vista dall’esterno, è e non può che essere percepita come una repubblica di pazzi. Ecco, anche noi abbiamo sperimentato in alcuni brevi ed eccezionali periodi della nostra vita questa possibilità. Noi abbiamo dato vita, in questi ultimi anni e con i nostri cammini, a una piccola repubblica nomade che prima non c’era.

Repubblica, perché si è trovato il modo di decidere insieme e di rispettarci, perché ogni camminatore ha avuto all’interno del gruppo la sua insostituibile particolarità e diversità, la sua insostituibile importanza e il suo specifico peso, perché ha trovato al suo interno la capacità di decidere comportamenti e di legiferare attraverso il movimento e il sogno condivisi e non per legiferazioni fisse, soverchianti e astratte.

Nomade, perché ha eletto lo spostamento, l’avventura, la traslocazione e il cammino a piedi a suo linguaggio e suo messaggio irradiante.

Perciò quest’anno il nostro cammino -dopo i primi tre lunghi cammini da Milano a Napoli-Scampia, poi da tutte le parti dell’Italia fino a L’Aquila, cuore terremotato del nostro Paese, e poi ancora da Mantova a Strasburgo, sede del Parlamento Europeo- sarà anche all’insegna della presa di coscienza e della fondazione. […] Così abbiamo pensato di svolgere il nostro prossimo cammino in Sicilia perché questa nostra grande isola-continente, oltre a essere investita dalle ultime tragiche migrazioni di donne e uomini provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente che cercano di raggiungere l’Europa attraverso le sue isole e le sue coste, è stata a sua volta attraversata nel corso dei secoli da continue ondate  e migrazioni di popoli, dai paesi arabi e dal nord Europa, e molti sono stati anche i migranti siciliani che hanno dovuto lasciare la loro isola e spingersi verso lontane zone del mondo.

Pubblicato da Giandil

Un viandante, narratore e cantore, in cammino e in ricerca dell'armonia del viaggio-incontro. Sulla via del ramingo, nel rifugio della semplicità. Giacomo D'Alessandro (Genova, 1990) vive a Genova e Pavia. Ha frequentato il Liceo Classico Colombo, studia Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Universitá di Pavia e Scienze Religiose all'Istituto Superiore pavese. Appassionato di libri, viaggi e incontri, scrive articoli e commenti d'attualitá sul blog www.fiatocorto.blogspot.com, e racconti di fantasy e narrativa (alcuni pubblicati nella raccolta "Il Canto di Osner e altri racconti" (ed. Albatros Il Filo, 2010). Nel 2006 ha creato il blog www.cantodelramingo.splinder.com, un luogo e diario di camminate, pensieri e spiritualitá. Una naturale fortezza per raminghi di ogni tipo e provenienza.