INDIA, CAOS E SPIRITUALITA’ – Giorno 22. Pushkar

di Alessia Traverso

Dopo l’abbondante colazione in hotel ci aspettano otto ore di viaggio per raggiungere la sacra città di Pushkar dove non si beve, non si fuma e non si mangia carne. Madan è già pronto ad accoglierci, con il suo sorrisone paterno. Si parte. Ovviamente le prime ore sono di coda, nelle affollate strade di Delhi.

Eccoci qui Pushkar. Sedute al bar, di fronte il lago sacro nato grazie al fior di loto lasciato cadere dal dio Brhama.

Push = fiore

Kar = mano

Lago nato dal fiore caduto dalla mano del Dio costruttore. E’ una cittadina meravigliosa, in una splendida mattina di sole. La nostra guida, ci ha appena salutato dopo averci regalato scorci stupendi e storie degli dei.

Ogni giorno della settimana è dedicato a un Dio diverso. L’accesso a tutti i templi è segnato da cinque porte per rappresentare le cinque divinità principali. Il lago è sacro, dove avviene la puja quotidiana. Gli alberi sono sacri, rappresentano la vita. Le donne pregano intorno all’albero chiedendo lunga vita per il proprio marito. Gli animali sono sacri, i veicoli delle divinità: la mucca, l’aquila il topo; le scimmie rappresentano il dio Hanuman e saltellano indisturbate per la città. L’elefante rappresenta Ganesh, dio della buona fortuna.

La guida ci racconta delle due mogli di Brama, della maledizione della prima moglie, tradita per accendere il fuoco sacro al tempo sacro. A causa di questa maledizione il tempio di Brhama che abbiamo visitato è l’unico al mondo perché chiunque ne costruirà un altro per adorare il Dio attirerà su di sé morte e sventura. Prima di entrare lasciamo i nostri averi e le nostre scarpe. Ancora una volta scalze in un tempio indù. Questa volta però l’atmosfera è più distesa, serena. Una spiritualità più sana verso il Dio costruttore. Molti pellegrini vengono ogni anno in questa città di soli 20.000 abitanti, raddoppiandone il numero, triplicandolo nei periodi di festa. Il tempio è molto particolare, ricco di iscrizioni incise sulle piastrelle di marmo, in mille alfabeti diversi, per ricordare le persone care. Si donano fiori e petali di rosa, caratteristici della città che li esporta in tutta l’India.

L’altare centrale è arancione, colore sacro. Al suo interno le statue di Brhama, con i suoi quattro volti, e della seconda moglie. Intorno il bianco del marmo è esaltato dal turbinare di colori degli abiti dei pellegrini. I santoni in abiti arancioni pregano gli dei, con i loro turbanti di otto metri.

Usciamo per immergerci nel mercato, affollato ma piacevole. Bancarelle e colori. Qualche donna ci mostra con orgoglio un cobra, arrotolato nel cesto di vimini. Che orrore! Ci scostiamo, odio i serpenti. Foto e profumi. Sto bene per la prima volta da Simdega trovo un posto dove il mio animo è sereno. Sopratutto intorno al lago, che offre scorci meravigliosi, come quello che osservo dalla sedia intrecciata su cui sono seduta. Angoli emozionanti.

Pubblicato da Giandil

Un viandante, narratore e cantore, in cammino e in ricerca dell'armonia del viaggio-incontro. Sulla via del ramingo, nel rifugio della semplicità. Giacomo D'Alessandro (Genova, 1990) vive a Genova e Pavia. Ha frequentato il Liceo Classico Colombo, studia Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Universitá di Pavia e Scienze Religiose all'Istituto Superiore pavese. Appassionato di libri, viaggi e incontri, scrive articoli e commenti d'attualitá sul blog www.fiatocorto.blogspot.com, e racconti di fantasy e narrativa (alcuni pubblicati nella raccolta "Il Canto di Osner e altri racconti" (ed. Albatros Il Filo, 2010). Nel 2006 ha creato il blog www.cantodelramingo.splinder.com, un luogo e diario di camminate, pensieri e spiritualitá. Una naturale fortezza per raminghi di ogni tipo e provenienza.