INDIA, CAOS E SPIRITUALITA’ – Giorno 23. Jaipur

di Alessia Traverso

Il giro sull’elefante e’ una tappa obbligata per chi visita l’Amber Fort, penso addirittura che i turisti non possano entrare in altro modo. E noi beh, abbiamo proprio la faccia da turiste! E quando ci ricapita di viaggiare sull’elefante? Sono animali enormi, mastodontici. Occhioni tristi e ubbidienti. Non nego, che oltre all’entusiasmo immancabile (sarei ipocrita se sostenessi il contrario) provo una fitta di profonda pena.

Animali così splendidi assoggettati alle esigenze dell’uomo, i musi dipinti, le portantine legate al dorso, le bastonate sulle grandi orecchie se cambiano direzione.
Tre pensieri corrono in successione: cavalli, tori, buoi sono infiniti gli animali assoggettati all’uomo, in risposta a quello penso però qui lo scopo non c’è, non è un’esigenza vera e propria. Ma porta turismo e benessere. Se fossero liberi tra l’altro sarebbero abbattuti perché il Rajastan non è riserva naturale. Solo al sud dell’India si trovano circa 2000 elefanti liberi nella foresta. Non so rispondermi: giusto o sbagliato? O fino a che punto comprensibile? Domande sospese. Per una volta mi godo l’esperienza da occidentale. L’elefante oscilla lentamente lungo la strada che porta al forte

Il palazzo del Maraja è pazzesco: decorazioni, marmi e affreschi con colori fatti da pietre preziose, un commercio tuttora molto fiorente. I saloni interni all’aperto sono meravigliosi. Costruito tra il XVI e XVII secolo, è caratterizzato da un lusso, uno sfarzo ed un’eleganza tali da scatenare l’invidia dei più ricchi sovrani d’Europa. La sala degli specchi toglie il fiato, e immaginarla gremita di persone, il riflesso delle candele e le musiche, le sensuali danzatrici e i colori , doveva essere pazzesco. Pensare che ci sono anche sauna, bagno turco jacuzzi, un sistema di condizionamento per rinfrescare le stanze delle maharani, le mogli del Marajà, è incredibile. Lo è ancora di più il fatto che tutti i sistemi (ovviamente) non erano elettronici-elettrici energicamente dipendenti (frase che non significa nulla). L’idromassaggio veniva prodotto insufflando aria da un tubo di rame, ovviamente grazie alla servitù. Lo splendore del posto è qualcosa di indescrivibile. Protetto da una muraglia di 18 km, il Marajà poteva godersi la vita. Uno in particolare. Dodici mogli, dodici appartamenti e un passaggio segreto con cui il Marajà raggiungeva la moglie scelta all’insaputa delle altre.

All’interno delle mura del palazzo si trova l’unico tempio della dea Kalì in Rajastan. Completamente diverso da quello di Calcutta, questo è luminoso ed accogliente. I marmi di tre colori, verde, bianco e rosa sono intagliati in maniera sublime con decorazioni floreali.
Arriviamo nel pieno svolgimento di una funzione sacra; rimbombano i suoni dei gong e delle campane; mentre il santone danza di fronte all’immagine azzurra di Kalì, con il fuoco sacro propiziatorio. I pellegrini pregano e compiono alcuni riti per il bene della famiglia donando alla dea fiori e soldi. Al centro del tempio una campana: ognuno ha diritto nel corso della vita di esprimere tre desideri che la dea ascolterà non appena la campana verrà suonata. Ognuna di noi ha espresso il proprio desiderio. Tutte uno, forse nella speranza di ritornare o forse per non disturbarla oltre. Quattro rintocchi.
Nel tempio per le grandi cerimonie si usa un tamburo di 65 kg, enorme e tutto placcato di argento. Immagino che suono potente. Anche la porta è argentata e incisa con le 19 reincarnazioni della dea Parvati , moglie di Shiva. Una di esse è appunto Kalì, dea di distruzione nata per uccidere alcuni demoni nel mondo. Per questo è rappresentata con un falce e una ciotola nella quale ha raccolto il sangue dei demoni di cui si è dissetata, diventando blu per il veleno presente in questo sangue marcio. Una divinità tranquilla, insomma. Cui noi abbiamo affidato sogni e desideri… speriamo di non farla alterare e di rientrare nelle sue grazie affinché ci protegga dai demoni del mondo, bevendone il sangue al posto nostro.

Le stoffe hanno una lavorazione particolarissima. Si usano solo colori vegetali miscelati con gomma di mango per fare aderire il colore al tessuto. Da due a otto colori per un singolo disegno.
Stampi di legno o argento vengono impregnati con il colore e stampati con precisione estrema per milioni di volte. Un lavoro di una finezza estrema.
Una volta terminate le stampe si lascia asciugare al sole per 48 ore e i colori cambiano secondo reazioni chimiche innestate dal calore. Il risultato è meraviglioso!

L’osservatorio astronomico, in hindi Jantar Mantar, è un enorme piazzale all’aperto dove sono stati costruiti secondo precisi calcoli di orientazione rispetto al sole diversi monumenti per la misura del tempo e delle stagioni. Costruiti nella prima metà del 1700 per volere dell’imperatore illuminato Sawai Sigh, impressionano oggi per la monumentalità e precisione. Ci aggiriamo tra meridiane e calendari, sotto un sole letale, cercando zone d’ombra dove la guida racconti di storie di tempi passati. Boccheggiando ci spostiamo a vedere uno dei quattordici strumenti presenti sulla piazza: un imponente meridiana, la più grande del mondo. Possiamo leggervi l’ora con una precisione fino a due secondi, semplicemente sfruttando ombre, sole e dimensioni. Incredibile rimango ancora una volta a bocca aperta. India antica di millenni di studi.

Pubblicato da Giandil

Un viandante, narratore e cantore, in cammino e in ricerca dell'armonia del viaggio-incontro. Sulla via del ramingo, nel rifugio della semplicità. Giacomo D'Alessandro (Genova, 1990) vive a Genova e Pavia. Ha frequentato il Liceo Classico Colombo, studia Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Universitá di Pavia e Scienze Religiose all'Istituto Superiore pavese. Appassionato di libri, viaggi e incontri, scrive articoli e commenti d'attualitá sul blog www.fiatocorto.blogspot.com, e racconti di fantasy e narrativa (alcuni pubblicati nella raccolta "Il Canto di Osner e altri racconti" (ed. Albatros Il Filo, 2010). Nel 2006 ha creato il blog www.cantodelramingo.splinder.com, un luogo e diario di camminate, pensieri e spiritualitá. Una naturale fortezza per raminghi di ogni tipo e provenienza.